COACHING: cosa è, cosa non è

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Oggi tocco il tema a me particolarmente caro perché credo molto in questo metodo di sviluppo delle potenzialità di ogni singola persona, gruppo di persone e organizzazioni, allo scopo di migliorarne le performance ed in senso lato la qualità della vita della persona.

Come per tutte le cose, anche nel mondo coaching esistono persone che applicano correttamente il metodo ed altre che invece spacciano come attività di coaching, cose completamente diverse, gettando discredito sulla metodologia.

Ho seguito diversi incontri sul tema, sto leggendo libri sul metodo ed in ultimo ho iniziato un percorso che mi porterà a diventare coach professionista; nell’ultimo incontro i miei insegnanti hanno proiettato un contributo tratto dal film di cui vedete la locandina a lato, ovvero Qualcosa di Speciale con Jennifer Aniston ed Aaron Eckhart, un film che ho visto tempo fa e che, pur parlando di una storia d’amore in realtà tocca anche temi di coaching o meglio in molti casi fa vedere proprio cosa non è coaching.

In questa scena, il gruppo di persone che stanno seguendo questo percorso formativo, è atteso alla prova della camminata sui carboni ardenti; uno degli allievi non si sente di farla ma il formatore insiste sollecitando ancor di più la ritrosia del candidato. Al di la del fatto che la camminata sui carboni non è assolutamente parte dell’attività di coaching (personalmente la ritengo una idiozia, ma rispetto chi la fa chiaramente ed al limite posso farla passare come formazione esperienziale), viene comunque meno uno dei principi base del Coaching, ovvero il rispetto del tempo della persona.

Come dicevo all’inizio nel coaching ci si focalizza su quanto di buono c’è nella persona, si esaltano le caratteristiche positive non quelle negative e si rispettano sempre i suoi tempi, senza forzare alcuna soluzione, perché il tempo è una risorsa che consente il cambiamento.

La nostra società è focalizzata sempre sul negativo, credo che ad ognuno di noi è capitato di sentirsi dire spesso cosa non siamo rispetto a quello che invece siamo, ecco nel coaching invece, si va verso una “cultura del riconoscimento” ovvero di ciò che siamo, di ciò che di bello abbiamo dentro, delle nostre positività.

Socrate già nel lontano 469 A.C. con la Maieutica può essere considerato come uno dei primi coach al mondo, attraverso l’arte dell’ascolto e della dialettica, riusciva a far acquisire ai suoi allievi progressiva consapevolezza della verità che era dentro di essi; famoso il suo “io so di non sapere”.

Alla prossima

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