RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO: UN’OCCASIONE PERSA.

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L'infografica di LinkiestaCome ormai è noto a tutti, si è avviato l’iter di approvazione della riforma del mercato del lavoro, il via libera del Capo dello Stato alla presentazione del disegno di legge alle Camere ha sancito lo start.

Tra ieri pomeriggio e questa mattina, i maggiori quotidiani italiani hanno pubblicato nei loro siti web il testo del disegno di legge e si sono affrettati a fare infografiche (vedi quella da me inserita è tratta da Linkiesta) nel tentativo di spiegare nel modo più semplice possibile la riforma in atto. Mi rendo conto che stiamo parlando di una materia estremamente complessa come il diritto del lavoro, che non è di facile trattazione, specialmente se non si è del settore; io stesso che opero nelle risorse umane da tempo e che mi documento costantemente non mi sento certo un giuslavorista, ma sicuramente ne so qualcosa in più rispetto a chi si occupa di altro.

La mia curiosità e voglia di conoscenza, mi ha portato immediatamente a stampare il testo della riforma, dopo una prima lettura veloce, mi sono subito saltate all’occhio delle particolarità e delle storture che a mio parere renderanno la riforma una vera e propria occasione persa per fare qualcosa di serio.

La prima critica voglio muoverla alle parti sociali ed ai partiti politici, hanno inscenato una battaglia sull’articolo 18 (di cui ho discusso in post precedenti) in modo errato, convogliando l’attenzione solo sul reintegro in caso di “manifesta insussistenza” del motivo di licenziamento economico o disciplinare. Ci sono state fatte trasmissioni televisive, talkshow radiofonici, sprecati fiumi d’inchiostro, quando sono altre le cose su cui occorre battagliare e su cui le parti sociali dovevano intervenire dimostrando maturità e soprattutto competenza, anche perché diciamocelo chiaro, anche i muri sanno che già oggi, il lavoratore che a termine di una causa di lavoro ottiene il reintegro, non lo accetta mai optando per il risarcimento economico che consta di 15 mensilità.

Andiamo quindi a vedere dove, secondo me, andava portata avanti una battaglia o meglio andava totalmente assecondata la tanto vituperata riforma proposta dal Prof. Ichino con la sua Flexsecurity, che non può essere neanche lontanamente paragonata a questa pseudo riforma in via di approvazione.

Sappiamo tutti che la vera rivoluzione della riforma è che oggi il datore di lavoro a fronte di motivazioni economiche può procedere al licenziamento, è obbligato a darne comunicazione alla Direzione Territoriale del Lavoro che a sua volta, entro sette giorni, convoca datore di lavoro e lavoratore dinanzi alla Commissione provinciale di conciliazione per arrivare ad un accordo, le parti possono essere assistite sia dalle rispettive organizzazioni di rappresentanza che da un avvocato o consulente del lavoro.

Se si arriva alla conciliazione il testo recita “..può essere previsto, al fine di favorirne la ricollocazione professionale, l’affidamento del lavoratore ad un’agenzia di cui all’articolo 4, primo comma, lettera a) e b) del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276”, oltre ad una indennità risarcitoria. Qui c’è il primo errore: innanzitutto il testo recita “può” il che da margine di discrezionalità (a chi?? Imprenditore, lavoratore, giudice???) se affidare o meno il lavoratore ad una agenzia che ne curi il ricollocamento, la riforma Ichino ricordo che ne dava l’obbligo senza neanche passare in giudizio, si rischia quindi che il lavoratore venga liquidato con una indennità e stop. Il secondo errore viene subito dopo ed anche più abominevole, quando si fa riferimento a chi sono le agenzie a cui affidare il lavoratore: nel disegno di legge si legge “lettera a) e b)” del decreto 10 settembre 2003 n°276, ovvero le agenzie di somministrazione lasciando fuori la lettera e) del medesimo articolo che invece, raccoglie proprio le “agenzie di supporto alla ricollocazione professionale” ovvero coloro che ricollocano le persone per mestiere.

Su questi punti che ritengo centrali nella riforma del mercato del lavoro nessuno ha detto una sola parola, preferendo concentrare l’attenzione su altri temi che come ho detto prima sono assolutamente marginali. Credo sia ovvio a tutti che se oggi si può licenziare per motivi economici, occorre dare assistenza alle persone che subiranno questo tipo di licenziamento, attraverso una indennità economica decente ed un percorso di sostegno alla ricollocazione serio ed obbligatorio. La discussione si è incentrata invece sul reintegro o meno che avviene “solo nel caso in cui CI SIA MANIFESTA INSUSSITENZA”, dimenticando che se invece i motivi ci sono e sono effettivi tutto ciò è aria fritta ed il lavoratore si trova a casa con un minimo indennizzo (se concilia) e forse, senza neanche l’opportunità di essere affidato ad una società che professionalmente ne curi il ricollocamento nel mercato del lavoro.

Il Libro di IchinoProseguendo nell’esame della riforma l’altra cosa che lascia perplessi, sono le norme poste al Capo VI e al Capo VII in cui di parla rispettivamente di “Politiche attive e servizi per l’impiego” e “Apprendimento permanente” in cui, riassumendo brevemente, vengono messe in campo una tale serie di attività formative e di politiche attive del lavoro che ricadranno in buona parte sulle spalle degli attuali Centri per l’Impiego che, sappiamo bene, già oggi non brillano certo per efficienza. Il problema ulteriore è che a queste attività formative sarà legato anche il recepimento o meno dell’ASPI ovvero l’Assicurazione Sociale per l’Impiego da parte del lavoratore; cosa di per se giustissima a patto che dietro ci sia un servizio efficiente e serio.

In conclusione questi i motivi del perché la riforma Ichino era, a mia opinione, di gran lunga migliore ed a vantaggio di lavoratori ed imprese, sarebbe servita realmente ad avvicinarci agli altri paesi europei ed avrebbe dato finalmente il segnale di un Italia che ha voglia effettiva di cambiare marcia; basta leggere il libro “Inchiesta sul Lavoro” di Pietro Ichino per avere ben chiaro cosa si poteva fare e che non si è fatto nonostante gli squilli di tromba iniziali perdendo, sostanzialmente, una grande occasione.

Alla prossima!

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