Il 1° Maggio ai tempi della crisi

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Immagine presa da WikipediaHo meditato molto se scrivere o meno questo post, gli argomenti di cui tratto nel blog sono liberamente tratti dalla ispirazione del momento; alcune volte sono scritti di pancia, altre volte di testa.

Scrivere della festività del 1° Maggio in un momento come quello attuale di straordinaria difficoltà per il mondo del lavoro, può facilmente essere male interpretato e far cadere in derive politiche che, dico subito, non mi appartengono. Il mio vuole essere un punto di vista neutro ed apolitico, un mio pensiero di operatore delle Risorse Umane, nato dalla lettura della storia della festa dei lavoratori (vedi sito La Repubblica e Wikipedia).

La festività del 1° Maggio nasce nel lontano 20 luglio 1889 a Parigi, su un’idea scaturita dal congresso della Seconda Internazionale, riunito in quel periodo nella capitale francese; scopo principale quello di organizzare, in una data unica in tutto il mondo, una manifestazione in cui chiedere alle autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa ad otto ore.

Nel corso degli anni la festività cambia di significato, grazie anche alle numerose conquiste sindacali ottenute che ne hanno depotenziato lo spirito di protesta,  sino a giungere ai giorni nostri in cui è diventata giustamente un momento più che altro ludico, lo dimostra lo stesso grande concerto rock organizzato da CGIL CISL e UIL a Roma.

C’è però un passaggio nella storia del 1° Maggio che mi ha particolarmente stimolato il post, ed quello associato ai “moti per il pane” culminati con la repressione di Milano. In quel tempo riporta testualmente Wikipedia “la situazione nazionale era già problematica per la notevole disoccupazione e i bassi salari, ma il fatto decisivo per il malcontento di massa fu l’aumento di costo del grano e quindi del pane da 35 a 60 centesimi al chilo a causa degli scarsi raccolti agrari”.

La lettura di questa frase mi ha folgorato ed ha aperto in me una serie di similitudini con la situazione attuale; a causa della crisi oggi il mondo intero, ma in particolare noi Italiani, ci troviamo a combattere con una situazione simile: malcontento generalizzato, disoccupazione a livelli record, salari che hanno perso il loro potere di acquisto ed un aumento della tassazione oltre ogni limite consentito. Fortunatamente oggi non abbiamo più il generale Fiorenzo Bava Beccaris che represse duramente la protesta del 1898, ma al suo posto abbiamo un nemico infido e ancor più pericoloso perchè invisibile, la depressione. Nel 1898 sappiamo bene ci furono vittime a causa degli scontri, dal 2008 ad oggi ne abbiamo avuti tanti di più, solo nel 2010 si sono registrati ben 362 suicidi tra la popolazione colpita dalla crisi con un balzo in avanti del 45,5% tra 2008 e 2010 rispetto al triennio precedente. La differenza con le epoche passate è che oggi le vittime non hanno diversità di classe, tra chi si toglie la vita si annoverano operai come imprenditori, impiegati come dirigenti.

Mi piace pensare che la festività del 1° Maggio diventi un giorno in cui ricordare tutti i lavoratori, in cui dare speranza perchè non ci si deve mai abbattere davanti alle difficoltà anche se sembrano muri insormontabili, se si pensa di non farcela chiedere aiuto, perchè ognuno di noi ce la può fare.

Alle istituzioni chiedo un cambio di rotta: il risanamento dei conti pubblici è fondamentale… giusto, i sacrifici vanno fatti… giusto ma che siano sacrifici per tutti non solo per i cittadini ma anche per chi, nella Pubblica Amministrazione, vive in una sorta di regime privilegiato che non ha senso si esistere; anzichè aumentare la tassazione e deprimere i consumi, portando ancor più crisi e recessione, tagliamo i costi della politica, ottimizziamo gli uffici pubblici, le spese pubbliche. Relativamente al mercato del lavoro chi segue questo blog, sa come la penso, inutile illudersi che tutto possa rimanere così come è stato sino a oggi, la riforma va fatta, certamente non nel modo in cui il governo la sta portando in parlamento, una riforma monca che come risultato avrà solamente una nuova contrazione delle assunzioni.

Sono comunque fiducioso, certo che anche stavolta come in tante altre volte, l’Italia ce la farà; auguro a tutti un buon 1° Maggio vissuto insieme alle nostre famiglie, celebrando il lavoro come il caposaldo della dignità umana.

Alla prossima!

2 pensieri riguardo “Il 1° Maggio ai tempi della crisi

    Marco ha detto:
    30 aprile 2012 alle 18:41

    Domani sará il primo maggio, festa dedicata ai lavoratori. Il mio pensiero va subito ai disoccupati, agli inoccupati e a tutti quelli che non sanno mai se il giorno dopo andranno ancora a lavorare. Cosa hanno da festeggiare, loro? A tutti coloro che ci hanno lasciato con un gesto estremo, che sono scappati nel buio, che hanno lasciato gli altri nella luce accecante della disperazione. A tutti loro va il mio pensiero e non ho nulla da festeggiare. Che tacciano le chitarre e si spengano i microfoni, che si volga lo sguardo verso il basso, che si pensi quanto si ė fortunati, con una smorfia di dolore sulle labbra ma con un’altra alba da vivere insieme a qualcun’altra persona. Che tacciano le nostre bocche per coloro che non hanno nulla da festeggiare. Che sia la loro festa di speranza. Solo loro.

    Riccardo Zuccaro ha detto:
    2 maggio 2012 alle 09:57

    Grazie Marco per le belle parole che sottoscrivo, mi permetto di dissentire solo sull’utilità o meno di festeggiare il 1° Maggio; io credo che vada fatto sempre e comunque, celebrare il lavoro come fonte di dignità umana oltre che di sostentamento è un rito che va perpetrato nel tempo. Certo occorre capire che i tempi cambiano e che rimanere ancorati al passato non porta da nessuna parte se non ad un immobilismo dannoso per tutti, in primis per i lavoratori stessi che continueranno a perdere il lavoro se tutto rimarrà immutato. Guardare avanti, avviare una nuova fase, è il solo modo che abbiamo per avere un futuro tutti sia chi già lavora, chi ha perso il lavoro e chi ancora deve entrare nel mercato del lavoro.

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