ICHINO e FAVA due giuslavoristi a confronto.

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Il Prof. Ichino con il sottoscritto a margine dell'incontro.Giovedì 10 maggio ad Ancona, AIDP Marche di cui sono Vice Presidente, ha organizzato un incontro in cui discutere della riforma del mercato del lavoro attualmente in discussione in parlamento.

Ospiti di Confindustria Ancona, si sono confrontati sul tema della riforma il Prof. Pietro Ichino noto giuslavorista e senatore, autore del disegno di legge n°1481 conosciuto anche come progetto “Flexsecurity”, progetto su cui, almeno inizialmente, il Ministro Fornero ha basato la sua riforma e l’Avv. Fava anch’egli giuslavorista, coadiuvati dalla mediazione di Rosanna Santonocito di JOB24 del Sole 24 Ore (http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/). Nel dibattito sono intervenuti anche il direttore di Confindustria Ancona Filippo Schittone, il Direttore Risorse Umane di Elica Emilio Zampetti, Angelo Stango consulente in ambito relazioni industriali per Indesit Company ed il Presidente Nazionale di AIDP Filippo Abramo.

Chi segue il mio blog sa come la penso sulla riforma, non è un mistero che personalmente ritengo il disegno di legge di Ichino la riforma migliore possibile allo stato attuale. Come del resto è altrettanto chiaro che una riforma del lavoro andava comunque fatta, impensabile andare avanti facendo finta di niente come molti avrebbero voluto; la disoccupazione giovanile legata ad un crescente precariato contro un sistema di job property della generazione del “tempo indeterminato” che hanno creato un dualismo assurdo tra genitori e figli.

Certo la riforma andava fatta tempo fa, con i giusti tempi, purtroppo la politica di professione non ha mai avuto il coraggio di mettere mano a questo tema o lo ha fatto solo marginalmente perché alto il rischio di diventare impopolari e di perdere lo scranno che garantisce privilegi ed introiti oltre ogni più degno pensiero. Ci ha pensato la crisi ad accelerare vorticosamente i tempi, forzando soluzioni che sarebbero dovute intervenire passo passo.

Ecco quindi che i politici di professione hanno preferito farsi da parte, dimostrando di non avere coraggio sino all’ultimo (poi si domandano perché alle amministrative in corso perdono consensi e vince Grillo) lasciando spazio ai cosiddetti professori che si sono ritrovati a fare il lavoro sporco, sperando che una volta finito possano risalire a palazzo e riprendere a fare la politica della convenienza… quale? Beh ovvio la loro.

Torniamo all’incontro di giovedì scorso, il confronto che ne è scaturito è stato assolutamente interessante, tutti sostanzialmente concordi nel dire che la riforma attuale, partita sotto i migliori auspici, si sta trasformando a causa dei veti incrociati dei, manco a dirlo, soliti politici di professione, in una riforma monca che non porterà a granché se non ad un ulteriore irrigidimento del mercato del lavoro sia in entrata, con gli eccessivi paletti inseriti sui contratti flessibili, che in uscita, la Flexsecurity di Ichino è solamente sfiorata.

Ci sono però dei distinguo: Ichino ritiene la riforma un cambiamento comunque epocale perché per la prima volta in 40 anni la riforma non interviene solo a margine ma nel cuore del diritto del lavoro, ovvero licenziamento ed ammortizzatori; lo fa con l’idea di allineare il nostro ordinamento al resto dell’Europa.

Fava da parte sua invece la boccia totalmente come anche il direttore di Confindustria Schittone che a nome degli imprenditori che rappresenta, vede nella riforma attuale tanta incertezza sia dalla parte normativa che dalla parte dell’efficacia della stessa, ancora troppi buchi lasciati alla discrezionalità dei giudici, non sono sufficienti i paletti messi per dare gli strumenti esatti ed ineludibili e lasciare una bassa discrezionalità nel giudizio finale; questo fa si che per l’ennesima volta saranno proprio i giudici ad avere in mano il potere decisionale finale. Questo creerà ancora incertezza sia nelle imprese che tra i lavoratori e non limiterà certo il ricorso alle cause in materia giuslavoristica che invece, inizialmente, si voleva cercare di limitare fortemente.

Di buono ci sono i recenti emendamenti alla riforma che sembrano andare in direzione di un allentamento dei vincoli sulla flessibilità in entrata ed un tentativo di andare verso il modello tedesco che come Ichino stesso ha detto, non è certamente il più snello d’Europa da un punto di vista giuslavoristico ma è sicuramente migliore del nostro invischiato ed estremamente complesso diritto del lavoro.

Alla prossima!

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