ELOGIO DELL’ARTIGIANO

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Lo spunto per scrivere questo post mi è venuto ascoltando venerdì scorso, come tutte le mattine, la trasmissione di Alessandro Milan su Radio24 dal titolo 24Mattino.

In particolare si discuteva sulla presunta volontà da parte del Ministro Cancellieri, in accordo con il Ministro Fornero, di chiudere le frontiere ai flussi migratori regolari, sino a quando non ci saranno tempi migliori per l’occupazione interna. Questo perché per farla breve, secondo i ministri, ulteriori lavoratori stranieri potrebbero portar via occupazione ai lavoratori italiani.

Non voglio esprimermi sul fatto se questo timore sia reale o meno come non voglio esprimermi se il decreto possa essere giusto o no, anche se credo che vada dato, ad onor di cronaca, il risultato del sondaggio che la stessa Radio24 ha fatto con i suoi ascoltatori in merito alla bontà o meno del progetto: i SI sono stati per l’84% mentre i NO sono stati del 16%.

Voglio invece discutere sul fatto che oggi sempre più spesso sento parlare di “lavori per stranieri” e di “lavori per italiani” constatando che spesso all’affermazione corrisponde una drammatica realtà. Volete qualche esempio? Siete mai andati a vedere chi oggi lavora in fonderia? Quante volte entrando in una pizzeria, prodotto italiano per eccellenza, al banco che prepara le pizze trovate extracomunitari (che tra l’altro le fanno molto bene)? Quanti pasticceri oggi sono stranieri? E l’elenco potrebbe essere ancora lungo.

I mestieri dei nostri nonni oggi sembrano non appartenerci più, abbiamo perso la manualità, la conoscenza del fare, dell’usare le mani per produrre, del passare di padre in figlio conoscenze, segreti, per realizzare cose meravigliose.

La società italiana moderna pensa solo a continuare a sfornare costantemente Dottori, Ingegnieri; le università italiane si contendono gli studenti a suon di marketing anche perché le sovvenzioni arrivano dallo Stato solo se il numero di iscritti è alto e alto è il numero di laureati, per sopperire a questo? Semplice ecco inventate le lauree triennali; pensare che ai miei tempi le università facevano a gara a far vedere i dati di mortalità studentesca ovvero quanti studenti non completavano il percorso di studi, più alti erano più l’università era di primo piano.

Con il passare degli anni, quei mestieri che hanno segnato la storia del nostro paese, che ci hanno resi famosi in giro per il mondo, abbiamo pensato di abbandonarli, pronti ormai per lo sbarco di massa nei consigli di amministrazione delle aziende, negli uffici all’ultimo piano con la poltrona in pelle umana, le scrivanie in radica, pieni di piante con la scritta sulla porta che riporta tutti i nostri titoli “Gran Cav. Figl. Di Put. Lup. Man.” come i personaggi dei film di Fantozzi. Nessuno però ha pensato che di posti di vertice, proprio perché di vertice, non ne esistono all’infinito, ma un numero ben limitato; assurdo pensare che tutti possiamo essere direttori di qui e capi di la, se così fosse i direttori chi dirigerebbero? I capi chi coordinerebbero? Parliamo tanto di fughe di cervelli, per forza siamo pieni di cervelli, tanto che per trovare occupazione qualcuno ha capito che deve andarsene e provare all’estero e non pensiamo che siano sempre i migliori ad andarsene, pensiamo invece che forse all’estero esistono delle opportunità migliori per giovani che alla fine meritocraticamente ottengono i risultati che in Italia invece vengono assorbiti dai loro superiori.

Non pensiate che stia denigrando i nostri laureati o le nostre università, voglio solo far capire che oggi la crisi ci ha presentato il conto, dobbiamo ripartire li da dove siamo venuti dagli antichi mestieri, dal riscoprire la manualità non pensando che sia di una dignità inferiore.

Chiudo con le parole di uno dei nostri artisti migliori Oliviero Toscani: “Dobbiamo ricominciare a usare le mani, solamente così la creatività potrà esprimersi al suo meglio. Dobbiamo insegnare ai nostri figli la manualità. E’ il migliore investimento che possiamo fare. E’ l’antidoto migliore contro l’omologazione da computer, quella che sviluppa il polpastrello dell’indice e lascia inerte, insieme con le mani anche il cervello. C’è solo un modo con il quale il lavoro moderno potrà riqualificarsi. E’ la strada del ritorno al lavoro manuale. La capacità manuale dei grandi artigiani ha fatto grande questo Paese. Tutto l’incommensurabile valore è stato realizzato da un Buon Lavoro.”

Non parliamo più di mestieri per italiani e mestieri per stranieri, ma di lavoro.

Alla prossima!

5 pensieri riguardo “ELOGIO DELL’ARTIGIANO

    Sabina Ferrero ha detto:
    21 maggio 2012 alle 09:15

    Condivido il punto di vista di Riccardo: se non torniamo a mestieri manuali e creativi, il sistema produttivo, manufatturiero e professionale imploderà, inevitabilmente. L’importante è ritrovare in noi l’umiltà. Buona settimana di lavoro a tutti. Sabina

    riczuccaro ha detto:
    21 maggio 2012 alle 12:00

    Grazie Sabina: mi rendo conto che non è facile fare questo passo all’indietro, però è bene che iniziamo a pensarci; pensare che tutto tornerà come prima è pura fantasia.

    Giulia ha detto:
    22 maggio 2012 alle 13:15

    Gentile Riccardo, mi trovo completamente d’ accordo con quello che ho letto. Credo fortemente che, quello che manca a noi giovani oggi (a molti), sia un elemento indispensabile: l’umiltà. Personalmente ritengo che per “volare in cieli limpidi un giorno”, bisogna “toccare la la terra oggi”. Provengo da un’esperienza per me molto utile e di arricchimento personale: un tirocinio presso un’agenzia per il lavoro, e mi è capitato spesso, (all’ordine del giorno), di confrontarmi con neo laureati o neo diplomati, o madri di ragazzi imbestialiti perchè non trovano lavoro, perchè non disposti a frequentare stage non retribuiti o poco retribuiti.
    Ma chiedevo sempre io loro: “Come si fa a diventare economisti,manager di successo o altro se non si impara un mestire, facendosi le “ossa”??”
    Personalmente, sto per iniziare un nuovo percorso, un altro tirocinio, di altri 6 mesi, poco retribuito, ma sono felice di avere questa opportunità, anche se mi domando internamente: CONTINUERò TUTTA LA VITA CON I TIROCINI? o inizierò anche io ad avere una possibilità concreta?
    Buona giornata!
    Giulia

    riczuccaro ha detto:
    22 maggio 2012 alle 14:16

    Ciao Giulia,
    Grazie per il commento su cui chiaramente mi trovi assolutamente concorde; mi permetto di dirti che l’umiltà spesso viene meno a causa proprio delle università. Ho assistito personalmente ad una sessione di laurea in cui il rettore diceva cose che non stavano ne in cielo ne in terra, pompando i ragazzi all’inverosimile come fuori tutte le aziende fossero in trepida attesa del loro arrivo, non è così che funziona e le tue parole ne sono la dimostrazione. Quando si esce laureati e spesso, lasciamelo dire, anche mal preparati, ci si scontra con la dura realtà e allora crollano i castelli.
    Lo stesso discorso di farsi le ossa dal basso è applicabile ai cambi generazionali in azienda, ma su questo argomento ho intenzione di ritornarci più in qua con un’altro post.
    Riguardo le domande che ti poni a fine commento posso solo dirti che se una persona vale, prima o poi ottiene ciò a cui ambisce, l’importante è non demordere, amare il lavoro che si è scelto di fare e metterci dentro tutta la propria passione.
    Spero di tornare a leggerti e di averti tra coloro che seguono il mio blog.
    In bocca al lupo!
    Riccardo

      Giulia ha detto:
      22 maggio 2012 alle 14:26

      Crepi!!
      Grazie mille Riccardo!
      Giulia
      ps: sono d’accordo per quanto riguarda il discorso dei cambi generazionali in azienda,

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