La riforma del mercato del lavoro è legge…. MAH!!!!!!

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Torno su un argomento a me molto caro, la riforma del mercato del lavoro, come ormai tutti sapete è diventata legge a tutti gli effetti; ma qual è il giudizio in merito alla riforma? Dal titolo di questo post e dai commenti fatti in precedenza, mi sembra evidente che personalmente la ritengo assolutamente deludente.

I motivi sono plurimi, cercherò di spiegarli brevemente e con parole semplici; per prima cosa se analizziamo l’iter di approvazione della riforma è chiaro a tutti che questa è una legge che “si doveva fare” per forza, da qui la fiducia posta alla Camera; non solo… andava anche approvata assolutamente entro la data del 27 giugno, perché? Semplice il 28 c’è stato il fatidico Consiglio Europeo a cui, per portare via il risultato che Monti sembra aver strappato alla Merkel in merito al Fondo Salva Stati (dico sembra perché da quel giorno in cui abbiamo tutti cantato vittoria, non passa giorno che non ci sia qualche leader europeo che si rimangi ciò che era stato deciso), dovevamo presentarci al Consiglio con la riforma fatta, poiché ricorderete c’era stata chiesta esplicitamente negli ultimi mesi di governo Berlusconi. Poco importa che sia fatta male, raffazzonata e che non soddisfi praticamente nessuno, l’importante era farla ed illudere tutti i membri dell’Unione che avevamo fatto il compitino richiesto, anche questo tipico comportamento da furbetto del quartierino che purtroppo spesso ci contraddistingue come Paese.

Fatto sta che Squinzi (Confindustria) l’ha liquidata come una boiata, i sindacati sono avvelenati, i lavoratori idem e non parliamo delle imprese. Domanda: serve una riforma così? Secondo me no.

Passiamo ad esaminarne i punti più salienti:

1) Flessibilità in entrata: tanto sbandierata da tutti, risulta essere praticamente azzerata, i tempi determinati durano massimo 36 mesi comprensivi anche della eventuale somministrazione, inoltre si è inserito un 1,4% di contributo aggiuntivo. A mia opinione questo significa far morire la somministrazione che era una delle poche leve di flessibilità per l’azienda e che prevedeva per il lavoratore un contratto serio e reale. Non solo, sapete quante agenzie per il lavoro ci sono sul territorio italiano?? Provate a guardare nella vs. città quante ce ne sono, tenete conto che in media ci sono almeno tre persone che lavorano in ogni filiale, la maggior parte della quali giovani, si quei giovani tanto vituperati il cui tasso di disoccupazione è a livelli stellari. Fate un conto di quanti ragazzi/e perderanno il posto di lavoro (sta già succedendo) andando ad ingrossare le fila dei disoccupati, grazie a questa brillante riforma. Le partite iva, per colpire alcune eccezioni negative, si è andato in realtà a colpire anche tutte quelle persone che, per scelta professionale ed in accordo con l’azienda, decidono di aprire la p.iva pur lavorando per la maggior parte del tempo per un unico datore di lavoro. L’Apprendistato sembra una delle poche cose positive, anche se non parliamo certo di novità visto che il contratto era in essere da tempo.

2) Flessibilità in uscita: su questo argomento mi duole dire che si è fatta una campagna ideologica da parte del sindacato soprattutto su un argomento come quello dell’articolo 18 che in realtà mantiene i suoi effetti, vengono solamente ridotti i casi di reintegro per i soli licenziamenti economici, che in realtà non ha mai voluto nessuno, la stragrande maggioranza dei lavoratori ha sempre preferito il “congruo” indennizzo economico piuttosto che tornare su un posto in cui non sei benvoluto. Per il resto l’altra parte interessante riguarda la procedura di conciliazione da effettuarsi obbligatoriamente prima della comunicazione ufficiale da parte del datore di lavoro al lavoratore del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, in questa sede viene valutato positivamente il raggiungimento di un accordo consensuale tra le parti e l’impegno da parte dell’azienda di mettere sul tavolo la possibilità di far usufruire al lavoratore del programma di ricollocamento affidandolo agli operatori privati del settore (l’unica briciola della beneamata Flexsecurity del Prof. Ichino).

3) Ammortizzatori sociali: anche qui qualcosa andava cambiato, con l’introduzione dell’Aspi (Assicurazione Sociale per l’Impiego) si è fatto un primo passo che però ritengo assolutamente insufficiente e credo anche nella direzione sbagliata. L’uso e l’abuso da parte di tutti (imprese e sindacati con l’avvallo tacito del ministero) di CIG e CIGS in tutte le declinazioni possibili quando già dall’inizio è chiaro a tutti che l’azienda dovrà comunque tagliare il personale e che il problema, in questo modo, viene solamente procrastinato nel tempo senza possibilità di soluzione (ricordo che parliamo di ammortizzatori sociali passivi e non attivi) è il motivo per cui se oggi dichiariamo una disoccupazione di poco sopra al 10%, in realtà se consideriamo tutte le persone che attualmente usufruiscono dei vari tipi di cassa integrazione (in particolare quella straordinaria) e che sono già segnati nonostante vengano illusi, in particolare dai sindacati, che al termine saranno reintegrati, il tasso reale sale e di molto. Necessario quindi rivedere questi ammortizzatori sociali in chiave di politica attiva non passiva, la riforma non lo ha fatto se non andando a toccare quel sostegno al reddito, come la mobilità e l’indennità di disoccupazione, che sono le uniche fonti di una persona che è già uscita dal mondo del lavoro. Non era forse il caso di accorciare i periodi di cassa integrazione, mettendo in campo politiche attive di ricollocamento dei lavoratori lasciando invariate le forme di sostegno per chi è realmente fuori dal mercato del lavoro?? Se si riesce a risolvere la situazione dei lavoratori mentre sono ancora in cassa integrazione in azienda, si riduce di conseguenza anche l’uso della mobilità e della indennità di disoccupazione.

Ci sono altri punti della riforma che andrebbero discussi, ma questi li ritengo quelli più importanti e da cui scaturisce un giudizio chiaramente negativo; per me la madre di tutte le riforme era e rimane il modello Flexsecurity del Prof. Ichino di cui questa riforma ne è solo il lontanissimo parente.

Alla prossima!

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