OUTPLACEMENT: diffidare dalle imitazioni

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Ritorno a parlare di outplacement e lo faccio sollecitato da persone che mi contattano da Linkedin o via email per chiedere spiegazioni sul servizio; ultimamente queste persone sono bombardate da offerte più o meno esplicite di fornitura di servizi di outplacement o similari, proposte da fantomatici consulenti o aziende che di ricollocazione professionale conoscono poco o nulla.

Ho deciso di scrivere questo post per fare chiarezza anche perché, il momento storico in cui viviamo è assolutamente negativo specialmente dal punto di vista occupazionale, molte persone oggi vivono una situazione di profondo disagio morale e psicologico a causa della perdita del posto di lavoro, sapere che esistono persone sul mercato disposte ad approfittarsi di questi disagi, lo trovo veramente di cattivo gusto e profondamente deleterio per chi, questo lavoro, lo fa di professione e da sempre con serietà e competenza.

Premetto che questo post non vuole essere un’auto incensamento o un volersi erigere sopra ad altri, lascio a chi ha avuto modo di incontrarmi sulla sua strada, il giudizio sulla mia professionalità, così come non nomino l’azienda per cui lavoro (non l’ho mai fatto sul blog per correttezza) chi ha interesse può andare sul mio profilo Linkedin per scoprirlo; la mia è un’alzata di scudi a difesa in primis delle persone che si trovano in questa disgraziata situazione e che meritano rispetto e subito dopo a difesa di tutte quelle società serie che operano nel mercato da sempre e che fanno di questo mestiere IL MESTIERE.

L’outplacement è una forma di politica attiva rimasta per troppo tempo ai margini del mercato del lavoro in Italia, usata per lo più dalle multinazionali nella gestione degli esuberi di una categoria ben definita i manager (quadri e dirigenti in primis); oggi grazie anche al dibattito scaturito con la riforma del mercato del lavoro, lo strumento è salito alla ribalta attirando l’attenzione, oltre che dei possibili fruitori, anche di chi ha visto nel servizio, la possibilità di incrementare il fatturato. Ecco quindi che chi fino a ieri forniva servizi di altro tipo legati alle risorse umane, oggi improvvisamente diventa specialista dell’outplacement, oppure chi, non avendo l’autorizzazione ministeriale (perché occorre averla per esercitare questo mestiere) si inventa fantomatici servizi per favorire l’auto-impiego.

Voglio cogliere l’occasione per dare alcuni consigli per chi si trova o si troverà (spero di no) nelle condizioni di dover usufruire del servizio di ricollocamento professionale:

1)     Controllare che la società fornitrice del servizio abbia l’autorizzazione ministeriale, per farlo basta andare su questo sito del Ministero del Lavoro (http://www.cliclavoro.gov.it/Pagine/alboinformatico.aspx) ed alla voce sezione scegliere “Sezione 5: Supporto alla ricollocazione professionale” cliccate “cerca” e vi appariranno tutte le società regolarmente accreditate per questo servizio.

2)     Il secondo step è quello di verificare se la società a cui ci si vuole affidare è iscritta ad AISO (Associazione Italiana Società di Outplacement) al seguente sito http://www.aiso-outplacement.it/ AISO nasce nel 1988 e raccoglie le principali società che svolgono attività di Outplacement e di Career Counseling; aderiscono ad un codice etico che regolamenta l’attività delle società nei confronti delle aziende committenti e dei candidati affidati nel senso del più rigoroso rispetto e tutela degli interessi reciproci, come riportato nello stesso sito.

3)     Il servizio può essere fornito ai candidati solo su incarico dell’azienda che concorda l’uscita del proprio dipendente, non è possibile per legge fornire il servizio ai privati. A questi ultimi è possibile fornire una consulenza di carriera che prevede alcuni passaggi iniziali del programma, la società che fornisce il servizio dovrà però fermarsi nel momento in cui si attiverà il contatto con il mercato del lavoro.

4)     Controllate in internet il sito della società ed acquisite informazioni sempre sul web, in merito alla società a cui vi vorrete rivolgere.

5)     In ultimo chiedete un colloquio preliminare e senza impegno con un referente della società di outplacement e chiedete che vi sia lasciata della documentazione sul servizio.

Pochi punti ma fondamentali per scoprire chi è un professionista e si occupa di ricollocamento da sempre e chi invece si improvvisa tale; proprio oggi durante un’incontro preliminare con un gruppo di lavoratori ho fatto questa similitudine semplice ma utile a capire: “se vi siete slogati una caviglia, non andate dal medico generico ma vi affidate alle cure di un ortopedico in grado di dirvi se si tratta di una semplice slogatura o se l’infortunio nasconde qualcosa di più grave”, lo stesso discorso deve essere applicato quando dovete scegliere a chi affidare il vostro futuro professionale.

Alla prossima!

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