La gestione dello stress nello sport

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Come anticipato nel precedente post, in virtù del mio ruolo di Mental Coach presso l’Aurora Basket di Jesi squadra professionistica che milita nel campionato di LegaDue, anche questa settimana voglio occuparmi di gestione dello stress, in particolare di gestione dello stress in ambito sportivo.

Michael Phelps, il nuotatore statunitense passato alla storia nelle ultime olimpiadi di Londra come l’atleta più medagliato nella storia delle olimpiadi, nel momento del ritiro ha rilasciato, tra le altre, questa dichiarazione: “se voglio svegliarmi tardi lo farò, se c’è un posto dove voglio andare ci andrò. Voglio vivere”, una dichiarazione forte che ci fa capire come gli atleti, in particolare i professionisti, vivano lo sport con grande intensità, sempre sul filo della massima sopportazione fisica e mentale.

Questo rincorrere sempre il limite, unito a pressioni di natura psicologica come: sponsor esigenti, le aspettative dei tifosi, i contratti che prevedono il raggiungimento di determinati risultati, le pressioni economiche e via dicendo, portano l’atleta ad un accumulo di stress che se non gestito può sfociare nel migliore dei casi in un burnout mentale con conseguenze fisiche che poi vedremo, nei casi peggiori può persino sfociare nell’uso di sostanze dopanti, certi che con il loro aiuto si riuscirà a raggiungere (o tornare) i massimi livelli; il recente caso del nostro Alex Schwazer va letto proprio in questo senso.

Il carico totale di stress per un atleta è dato dalla somma dello stress relativo allo stile di vita, lo stress emozionale, lo stress da allenamento e lo stress relativo alla gara. Questi livelli devono essere ben bilanciati onde evitare il burnout di cui dicevo sopra; ad esempio partendo al presupposto che il livello di stress emozionale sarà difficilmente controllabile (la scomparsa di un conoscente, la fine di una storia d’amore ecc.), si dovrà agire sugli altri livelli per modularli al meglio ed evitare che si superi il livello di massima sopportazione. Quindi lo stile di vita dovrà essere il più possibile misurato, l’allenamento dovrà essere progressivo ed i livelli di carico aumentati gradualmente e lo stress per la gara dovrà essere gestito al meglio perché se è vero che una certa tensione è sicuramente positiva, se diventa eccessiva può portare ad una pessima prestazione dell’atleta.

Insomma risulta evidente che la gestione dello stress nella vita di ognuno di noi, ma ancor di più nella vita di un atleta che fa del suo corpo l’oggetto primario di fonte di guadagno, risulta fondamentale.

In questo contesto sempre più atleti e società sportive stanno facendo ricorso all’uso del Mental Coach proprio perché si è sempre più consci che affiancare un percorso Coaching al training può essere fondamentale per canalizzare le energie dell’atleta verso il raggiungimento degli obiettivi, cosa questa che contemporaneamente porta alla gestione dei livelli di stress sopra elencati.

Il Coach infatti non solo agisce con l’atleta da un punto di vista sportivo, accompagnandolo nella strada che porta al raggiungimento degli obiettivi di carriera autodeterminati, ma diventa automaticamente compagno di viaggio anche nella vita extrasportiva. Infatti ben sapendo che una relazione di coaching si basa sulla creazione di una relazione facilitante, una volta che questa è instaurata l’atleta tenderà ad aprirsi totalmente al coach facendo emergere anche tutte quelle problematiche personali che più o meno inconsapevolmente, possono inficiare la prestazione sportiva.

In conclusione voglio ricordare che il corpo, sia che siamo o non siamo atleti, ci manda dei chiari segnali per farci capire che abbiamo superato il carico massimo di stress; diminuzione dell’appetito, svogliatezza, difficoltà nel dormire ed un certa facilità ad ammalarsi, sono segnali inequivocabili che siamo oltre il livello di guardia e che occorre fare qualcosa per riequilibrare i livelli di stress sopra descritti per riportarli entro il massimo carico. Uno stile di vita sano, unito ad una moderata ma regolare  attività fisica ed un percorso di Coaching posso senza dubbio essere la formula che porta non solo alla gestione dello stress ma anche alla autorealizzazione personale.

Alla prossima!!

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