“CHOOSY” o no il mondo è cambiato!

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Non potevo sorvolare su quello che è stato il leitmotiv della settimana, ovvero l’intervento del Ministro Fornero in un convegno in Assolombarda dello scorso lunedì; intervento in cui afferma che “i ragazzi non devono essere troppo choosy, meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro un posto migliore, non aspettare l’arrivo del posto ideale”.

Premetto che vado controcorrente rispetto a quello che ho letto e sentito in questa settimana, ovvero una alzata di scudi pressoché generale a favore dei giovani e contro il Ministro del Lavoro rea di avere, per l’ennesima volta, detto la sua boiata quotidiana.

Chiaro, non si può fare di tutta un’erba un fascio, è naturale che oggi una nutrita maggioranza di giovani è disponibile a fare qualsiasi lavoro pur di entrare nel mercato, io stesso conosco ragazzi che già durante gli studi lavorano con lavoretti part-time per ritagliarsi un po’ di autonomia economica se non addirittura per pagarsi gli studi stessi; è altrettanto vero però che sono diversi anni che lavoro e posso assicurare di essermi imbattuto moltissime volte in ragazzi neolaureati che entrando in azienda pensavano di essere già direttori generali o, peggio, pretendevano di essere messi in posizioni di rilievo.

Ecco quindi che per chi opera nel mondo del lavoro le parole della Fornero paiono tutt’altro che fuori luogo, come anche affermato da giornalisti come Manfellotto Direttore de l’Espresso nell’editoriale di questa settimana. Anche perché l’inglese, lingua meravigliosa per il sottoscritto, facilmente raccoglie sotto un unico vocabolo diversi significati; si fa presto quindi a dire che “choosy” significa “schizzinoso” con una accezione sicuramente fuori luogo se detta da un Ministro, basta però guardare un vocabolario per capire che “choosy” viene usato anche per descrivere una persona “difficile da accontentare” o “esigente” che, come ben potete immaginare, suona in tutt’altro modo rispetto a schizzinoso.

La mia riflessione però, vuole andare oltre ai ragazzi e coinvolgere anche adulti (che hanno perso il posto di lavoro causa crisi), imprenditori e forze politiche.

Nel mio lavoro sono a contatto con persone che hanno perso il posto di lavoro ma che hanno avuto, nella sfortuna, la fortuna di essere accompagnati da professionisti, nella ricerca di nuove opportunità di lavoro. Anche tra di essi si annidano insospettabili “choosy”, persone che spesso davanti a proposte di lavoro che prevedono retribuzioni leggermente inferiori a quanto percepito sino alla perdita del posto, le rifiutano attendendo la “proposta ideale”; oppure quelli/e che davanti ad una proposta di assunzione a tempo pieno rifiutano perché accettano solo part-time e per giunta solo alla mattina e potrei andare oltre ma preferisco fermarmi qui. Noi consulenti di outplacement, ci sgoliamo nel dire esattamente le parole del Ministro Fornero ovvero: non rifiutate, rientrate nel giro e da dentro poi cercate il posto ideale.

Veniamo agli imprenditori, qualche giorno fa sul Corriere della Sera è uscito un articolo di Severino Salvemini che invito tutti a leggere (http://bit.ly/Tu0Dvl) perché dopo anni di chiacchere sulle colpe della crisi, finalmente senza peli sulla lingua, dice chiaramente come stanno le cose. In particolare Salvemini afferma “Serve un nuovo ripensamento del modello aziendale, oggi decisamente incongruo rispetto al fabbisogno contemporaneo di competitività. Meno concentrazione dunque su eventi congiunturali, su politiche pubbliche e su contesti regolativi, e più al centro le debolezze delle singole imprese e le responsabilità di chi queste imprese è chiamato a governarle e gestirle.” Perchè in effetti le colpe ci sono eccome; un paio di settimane fa sono stato all’Assemblea di Confindustria Ancona, tra gli ospiti il Presidente di Confindustria Squinzi che, sorvolando sulla pochezza delle dichiarazione fatte, non ha minimamente fatto un seppur minimo accenno di autocritica, rovesciando la colpa della crisi delle imprese italiane su politica, sindacati e situazione congiunturale. Oggi le imprese e gli imprenditori che le rappresentano, pretendono di ragionare e di agire esattamente nello stesso modo del periodo pre-crisi, usando ancora le parole di Salvemini “Le imprese italiane hanno oggi comportamenti tardivi rispetto alle loro cugine internazionali. Le strategie sono troppo poco determinate e affini a convenienze di breve termine; gli sviluppi del capitale umano sono basati su investimenti formativi esili che producono competenze poco originali e distintive (l’investimento in formazione delle imprese italiane è da anni plafonato sotto l’1% del fatturato annuo); i disegni organizzativi sono rudimentali e burocratici; il management è in gran parte autoreferenziale e poco mobile e scarsamente orientato al rischio e all’apertura (fate il calcolo di quanti sistemi di incentivi manageriali basati sul raggiungimento degli obiettivi sono diffusi e ne avrete la riprova); la governance aziendale si tramanda senza confronti e inclusioni esterne, con estensioni di patti di controllo, piramidi societarie e forme di potere insindacabile; la creatività di cui tanto si parla nello stivale del bello e del ben fatto non è altro che un pizzico di ritocco incrementalistico senza strappi di discontinuità o di radicale innovazione. Il tutto condito da una scarsa patrimonializzazione, resa ancora più traballante dalla fuga dei cosiddetti animal spirits , che durante la crisi hanno preferito la rendita immobiliare alla scommessa manifatturiera.

Per quanto riguarda i politici… beh qui il discorso è facile, basta leggere i giornali, guardare la tv ed ascoltare la radio per avere prova quotidiana di in che razza di mani siamo, non parlo di rosso, bianco o nero, di un partito rispetto ad un altro, di destra o di sinistra… i fatti hanno documentato chiaramente che non si salva nessuno. Nessuno lo dice apertamente ma è evidente che siamo dovuti ricorrere ad una “sospensione temporaneadella democrazia per poter fare quelle riforme e mettere mano a quelle situazioni che nessuno, sino ad oggi, ha mai avuto il coraggio di fare. Sospensione della democrazia dicevo, perchè in che altro modo si può definire il governo Monti?

Torno al titolo del post, choosy o no il mondo è cambiato e sarà bene che tutti ce ne rendiamo conto; il mercato del lavoro non tornerà più quello di prima sia chiaro a tutti giovani e meno giovani; continuare a dirigere un’azienda nello stesso modo in cui lo si faceva nel 2007 non porterà da nessuna parte se non alla chiusura della stessa; se i politici continueranno a fare gli affari propri anzichè quelli dei cittadini che li hanno eletti, il paese andrà in fallimento.

La crisi è una grande opportunità se presa per il verso giusto, se si è disposti a rimettersi in gioco, a rimboccarsi le maniche si può arrivare alla fine del tunnel e ripartire con maggiore prosperità per tutti soprattutto per le future generazioni, se si rimane fermi nella speranza vana che tutto passi, si finisce inevitabilmente per soccombere.

Alla prossima!

8 pensieri riguardo ““CHOOSY” o no il mondo è cambiato!

    Laura ha detto:
    28 ottobre 2012 alle 22:34

    Rispondo da giovane neolaureata, al momento stagista.

    Le parole del Ministro le ho interpretate come un consiglio e sostanzialmente le condivido. Mi sembra giusto, in questo periodo storico, consigliare a chi entra nel mercato del lavoro di non essere troppo “schizzinoso” o eccessivamente esigente. Fare esperienza è importante e, anche mentre si cerca di trovare ciò che si desidera, credo sia fondamentale avere tanta umiltà e voglia di imparare.

    Accanto a questo, però, credo sarebbe giusto sottolineare anche l’importanza di avere ambizioni e di credere che, con impegno e dedizione, si possano raggiungere i propri obiettivi.
    In questo periodo e – mi sento di dire – in questo Paese, sembra sempre più difficile ed inutile cercare di costruire giorno dopo giorno il proprio futuro.
    Un ostacolo grande è la poca presenza di meritocrazia. “Essere bravi”, impegnarsi, avere determinazione e passione, spesso, troppo spesso sembra non porti da nessuna parte… e queste sensazioni iniziano presto, nei primi anni di scuola, e si concretizzano quando, dopo anni di studio e sacrifici, ci si ritrova con tante nuvole, tanto fumo e pochissime certezze.
    Nei Paesi con i quali il nostro governo giustamente confronta spesso l’Italia, non è proprio così. In Germania, ad esempio, attraverso una migliore complementarietà tra il mondo del lavoro e il mondo dello studio, i ragazzi iniziano ben presto a confrontarsi concretamente con le proprie capacità e nel momento in cui concludono il proprio percorso di formazione si ritrovano molto meno soli e spaesati.

    Il consiglio del Ministro lo apprezzo, ma mi piacerebbe sentire un esponente del Governo o del mondo istituzionale dare a noi giovani qualche segnale forte… L’Italia è un Paese meraviglioso per me.. ci sono nata, ci vivo e vederlo arrancare mi fa male. Noi giovani non siamo solo “bamboccioni” e “choosy”… noi giovani abbiamo solo voglia di credere nel futuro… e vorremmo poter credere nel nostro futuro qui. L’estero è una grande fonte di opportunità, ma “fare le valigie” dovrebbe essere una scelta e non una strada obbligata: un Paese non puà scommettere sul proprio futuro senza scommettere sui giovani!

    Essere schizziinosi non è giusto… ma essere esigenti credo lo sia!

    Mi scuso per il commento molto lungo e molto impulsivo. Buona serata.

      riczuccaro ha detto:
      28 ottobre 2012 alle 22:44

      Carissima Laura,
      Per prima cosa grazie per questo commento, lo sottoscrivo al 200%, hai colto pienamente lo spirito del mio post, spirito che non voleva essere una critica ai giovani ma una sveglia a chi, tra giovani, meno giovani, politici ed imprenditori non ha ancora capito che il mondo é cambiato e rimane fermo su posizioni ormai anacronistiche.
      Credo che il nostro Paese abbia bisogno di persone come te, umili nel voler imparare ma con una forte determinazione a realizzare i propri sogni. In bocca al lupo!
      Riccardo

    Laura ha detto:
    28 ottobre 2012 alle 22:50

    Allora ho compreso bene lo spirito del post…. Grazie x il tuo commento!
    Spero che le persone come noi possano davvero fare qualcosa per migliorare la situazione e per fare emergere le tante energie positive che ci sono nel nostro Paese. .

    Nai ha detto:
    30 ottobre 2012 alle 21:27

    Scrivo con piacere un commento che vale da aggiornamento della mia situazione profesisonale attuale. Fino a qualche giorno fa avevo un contratto determinato in un posto di lavoro che non mi piaceva e non vedevo l’ora di abbandonare. Ora mi si prospetta un inaspettato indeterminato nello stesso posto di lavoro che non mi piace e che non vedo l’ora di abbandonare. Cos’è cambiato? x “loro” tutto: non vogliono perdermi. Per me nulla: io voglio andar via. A 36 anni mi rimetto in gioco ma nella maniera più faticosa che ci sia: da dentro, come dice la Fornero. E lo faccio vantandomi di essere una choosy (nel senso di esigente) e non una choosy (nel senso di schizzinosa).

      riczuccaro ha detto:
      30 ottobre 2012 alle 23:48

      Mi sembra sia il modo migliore possibile di essere choosy! In bocca al lupo!

        Nai ha detto:
        31 ottobre 2012 alle 07:55

        Grazie! crepi il lupo!!!

    Dante D'Alfonso ha detto:
    2 novembre 2012 alle 09:37

    Ho letto sia il post che i vari commenti e tutti hanno una chiave di lettura giusta. Premetto che le parole del Ministro sono state di molto strumentalizzate solo perchè dette da lei, in quanto nel mondo aziendale, chi si occupa di selezione sa bene quanto siano vere; sa bene che c’è molta differenza tra chi “ha bisogno di lavorare e chi vuole lavorare…”
    Condivido che sia giusto fare esperienze lavorative (le più diverse) ma esigenti come scrive Nai sui propri obiettivi e sogni, poichè credo che sono proprio i nostri sogni a spingerci a fare meglio. Credo inoltre che sia meglio, giusto e professionale cercare un nuovo lavoro o esperienza professionale dall’interno senza aspettare dal di fuori che qualcuno “ci faccia accomodare al lavoro ideale”…ma qual’è?…
    anch’io alla mia età (39 anni) cerco di cambiare la mia posizione professionale, non perchè sono schizzinoso, ma perchè sono esigente verso me stesso ed amante dei sogni e delle nuove sfide… in bocca al lupo a tutti 🙂

    riczuccaro ha detto:
    4 novembre 2012 alle 23:08

    In bocca al lupo anche a te Dante!! Crepi naturalmente!

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