Social Network: usare con cautela!

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Prendo spunto dall’interessante scambio di commenti al mio precedente post con Roberto Salvato, per andare a toccare le controindicazioni relative all’uso dei social network.

Sino ad oggi ho un po’ trascurato questo aspetto, privilegiando il lato personal branding; recenti sentenze dei tribunali del lavoro ci stanno dicendo che i social network sono si una fonte di promozione personale e di contatto immediato con la realtà, ma se usati in modo scorretto posso diventare un inevitabile boomerang capace di farci perdere il posto di lavoro.

Tornando allo scambio con Roberto Salvato di cui dicevo in apertura, la prima domanda che dobbiamo porci è:

perché siamo presenti sui social network?

Se la risposta a questa domanda è: per lavoro, si apre uno scenario che andrò a toccare in un secondo momento, se invece la risposta è: per puro divertimento, lo scenario che si apre è un altro che vale la pena di affrontare immediatamente.

Non ci vuole certo un genio per capire che se in orario di lavoro mi trovo su uno o più social network per divertirmi con gli amici virtuali, si è passivi di sanzione da parte del datore di lavoro, sanzione che nei casi più gravi può sfociare nel licenziamento. Eppure vi assicuro che succede, basta infatti andare su google e fare una ricerca per vedere che sono già diversi i casi di lavoratori colti nell’utilizzo dei social network per puro dileggio, durante l’orario di lavoro e che sono stati licenziati.

Vale la pena ricordare, riprendendo un articolo apparso su Diritto 24 del Sole 24 Ore redatto dall’Avv. Paola Tradati e dal Dott. Andrea Gaboardi dello Studio Toffoletto e Soci, che “i Social Network sono essenzialmente piazze virtuali, attraverso cui gli utenti possono condividere fotografie, pensieri e molto alto ancora. Sono, quindi, luoghi pubblici a cui tutti gli utenti registrati possono accedere: da ciò consegue che, in relazione ad essi, non può trovare applicazione la disciplina prevista dall’art. 4 Statuto dei Lavoratori, secondo cui – E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori – Infatti ciò che avviene nei Social Network è come se accadesse in un vero e proprio spazio pubblico e quindi non può essere soggetto alle limitazioni previste per i luoghi di lavoro”.

Questo ci fa capire che: non solo se siamo sui social network per divertimento in orario di lavoro possiamo tranquillamente essere controllati dal datore di lavoro stesso, ma ci dice anche che dobbiamo stare bene attenti a quello che scriviamo, bandite quindi lamentele di qualsiasi tipo nei confronti di azienda, colleghi o superiori con cui lavoriamo, specialmente se, in tempi non sospetti, abbiamo magari concesso l’amicizia (nel caso di Facebook), la connessione (altri Social Network) o siamo seguiti (Twitter) proprio a e da qualcuno dei soggetti sopra citati.

Se invece la risposta che avete dato alla fatidica domanda è per lavoro, lo scenario che si apre è ben diverso, almeno secondo l’opinione mia e di Roberto, vediamo perchè: per prima cosa se un dipendente usa i social network per parlare del lavoro che svolge abitualmente in azienda non fa altro che dare valore aggiunto all’azienda stessa, diventando una preziosa risorsa da non perdere; va da se che i contenuti devono esprimere competenza e professionalità.

Se poi il dipendente in questione, è così bravo da diventare una vera e propria “social star” beh, il discorso fatto diventa ancora più valido, perchè il connubio che si viene a creare tra nome del dipendente e nome dell’azienda non può far altro che incrementare la credibilità dell’azienda stessa e con esso il posizionamento sul mercato.

Qui si innesca un’ulteriore domanda: quante aziende oggi, sono in grado di percepire questi discorsi? Quante invece sono comunque portate a pensare che il dipendente perda tempo anzichè utilizzare i canonici mezzi promozionali messi a disposizione dall’azienda? Ed ancora… quante aziende penseranno che un eccessivo “personal branding” del proprio dipendente non rischi di tramutarsi in un boomerang che metta il dipendente in una posizione di forza rispetto all’azienda?

Non esistono risposte ufficiali e vere, neanche da un punto di vista legale, sempre su Diritto 24 un articolo di Francesco Rotondi partner fondatore di LabLaw, titolava Social Network: i grandi assenti della regolamentazione, proprio per dirci che la giurisprudenza da questo lato è quasi all’anno zero. Personalmente continuo a pensare che il Personal Branding è un fattore positivo sia per chi lo mette in atto sia per l’azienda di cui la persona è dipendente, vedremo come evolverà la giurisprudenza in materia, nel frattempo meglio usare cautela nell’utilizzo dei Social Network.

Alla prossima!

4 pensieri riguardo “Social Network: usare con cautela!

    Roberto Salvato ha detto:
    12 novembre 2012 alle 07:58

    Beh, che dire, non posso che, oltre a sottoscrivere, ringraziare Riccardo per avermi citato e per avermi dato l’occasione e lo spunto per questa interessante riflessione.

      riczuccaro ha detto:
      13 novembre 2012 alle 14:32

      Grazie a te Roberto per lo spunto!!

    […] See on ruedintorni.wordpress.com […]

    […] Prendo spunto dall'interessante scambio di commenti al mio precedente post con Roberto Salvato, per andare a toccare le controindicazioni relative all'uso dei social network. Sino ad oggi ho un po' trascurato questo aspetto, …  […]

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