Formazione Finanziata: opportunità o spreco di fondi pubblici?

Postato il Aggiornato il

Logo del Fondo Sociale Europeo
Logo del Fondo Sociale Europeo

Una serie di coincidenze fortunose mi ha fatto balenare in testa l’idea di scrivere un post dedicato a come vengono spesi i soldi pubblici, in particolari quelli del Fondo Sociale Europeo (FSE), per la formazione e la riqualificazione del personale, fondi che dovrebbero servire a combattere la disoccupazione e l’esclusione sociale.

Per il mio lavoro spesso mi imbatto in processi formativi finanziati tramite FSE, spesso mi chiedo a chi venga in mente di stilare certi programmi formativi; non che tutti i corsi siano da buttare intendiamoci, ma sovente si leggono le cose più bislacche tali che occorrerebbe premiare più che altro i promotori per la genialità del corso che non per i contenuti dello stesso.

Settimana scorsa infine mi imbatto in un articolo di Panorama dal titolo “Guradate come le Regioni sprecano i nostri soldi… (… e quelli dell’Europa)” che, manco a farci apposta, mette l’accento sul medesimo problema, ponendo in evidenza corsi di formazione finanziati su e giù per l’Italia per creare professionalità che mai e poi mai saranno richieste dal mercato del lavoro.

Andiamo subito al sodo, vi elenco alcuni corsi di formazione a dir poco bislacchi, che sono stati evidenziati da Panorama nell’articolo sopra citato ed i relativi importi finanziati, tanto per farvi capire di cosa parliamo. Si scopre ad esempio che la mia regione (Marche) ha finanziato un corso per 9.500 € in “Esperto negli abbinamenti birra-cibo“, il Friuli ha istituito un corso in “Esperti di piccoli animali da cortile” finanziato per ben 60.000 €; la Puglia per ben mezzo milione di euro si è inventata il corso in “Manager della ristorazione semovente” sembra quasi un ristorante dentro ad un carro armato; la Toscana ha finanziato un corso per “Addetto allo scavo” costato ben 80.000 €, la Valle d’Aosta ha finanziato uno studio del “Bulbo olfattivo adulto dei roditori” per 4.457 €; in Campania regione solare e mediterranea si sono finanziati corsi per “Gelataio freestyle” costati la bellezza di 120.000 €. In Abruzzo regione fantastica tra le poche a poter godere di mare, collina e montagna, anzichè creare occupazione nel turismo si è pensato di fare un corso su “Fare il pane riducendo il sale” al costo di 11.000 €.

A questi dati di Panorama, aggiungo quelli in cui mi sono imbattuto personalmente, di recente, sempre nella mia regione ovvero le Marche; sono stati finanziati i seguenti corsi: “Il sommelier del tè” per ben 5.378 €; un’altro progetto dal titolo criptico che richiama Dumas “Tutti per 1 e 1 per tutti” al costo di 4.860 € chissà in cosa saranno formati i suoi partecipanti. Due corsi secondo me al top: “Riqualificare il personale tecnico-amministrativo per riorganizzare il lavoro” (?????????) un pò il cane che si morde la coda al costo di 18.028 € e “Innalzare le competenze dei lavoratori per migliorare la gestione e la competitività d’impresa” più che un corso una dichiarazione di intenti al costo di 24.023 €. Proseguiamo con un bel “Riqualificazione per occupati (area trasversale)” come a dire in 100 h (durata dichiarata) vi raccontiamo di tutti e di più, progetto finanziato per 5.673 €; seguono poi due corsi che potrebbero essere uno successivo all’altro (peccato che invece siano assolutamente scollegati), il primo ha come titolo “Riqualificazione aziendale per gestire i cambiamenti organizzativi” per 7.576 €, mentre il secondo si intitola “Riquialificazione delle competenze a seguito di cambiamenti organizzativi aziendali” costato 12.466 €.

Mi sembra evidente che dopo un primo momento di ilarità nel leggere questi fantasiosi corsi, scatta immediatamente l’indignazione di come si possa pensare di sperperare risorse pubbliche statali ed europee in queste cose. In un momento come quello che stiamo attraversando, queste risorse a mio parere devono essere focalizzate per finanziare progetti seri di politiche attive per il lavoro. Per quel che riguarda il mio settore di competenza ad esempio, perchè non finanziare progetti di ricollocazione, perchè non finanziare progetti di coaching e di sostegno alle persone che si trovano a dover sopportare un disagio psicologico notevole nel trovarsi disoccupati e disorientati.

Ma voglio andare oltre, non fermarmi solo alle aree di mia competenza; Unioncamere attraverso il sistema informativo Excelsior che spesso nomino nei miei post, ci fa presente (articolo de La Stampa che potete leggere qui) che ci sono migliaia di posti di lavoro scoperti in diversi settori , perchè non finanziare la formazione su quello che richiedono le aziende? Si cercano ad esempio 1820 fabbri, 2460 saldatori e carpentieri, 1840 ingegneri, 1100 chimici e fisici, 820 falegnami, 1840 manager gestionali, 1740 infermieri e paramedici e via dicendo.

Non basta, faccio emergere la mia esperienza di consigliere comunale di un piccolo comune di 3000 anime, con il patto di stabilità le risorse per i comuni sono limitatissime; sapete tutti che l’Italia ha una edilizia scolastica vetusta, anche il mio comune si trova con una scuola chiusa perchè inagibile; i fondi del FSE sono gli unici fuori dal patto di stabilità, perchè non li indirizziamo nel costruire nuove scuole ed infrastrutture anzichè gettarli alle ortiche per questi corsi inutili?

Alla prossima!!

3 pensieri riguardo “Formazione Finanziata: opportunità o spreco di fondi pubblici?

    Simone Crivelli ha detto:
    12 gennaio 2013 alle 00:35

    Concordo pienamente con quanto scrivi. Va detto anche però che la formazione finanziata è uno strumento importante per permettere alle aziende di promuovere la crescita del proprio personale. Se i contenuti formativi sono sempre gli stessi (inglese base, alfabetizzazione informatica, sicurezza, ecc.) il personale non cresce, l’azienda perde fiducia negli obiettivi proposti dai vari enti di formazione, e il mercato della formazione finanziata perde di credibilità. Ci tengo a sottolineare con forza che non sono assolutamente a favore delle tipologie dei corsi che hai citato da Panorama (anzi!), però tramite la formazione finanziata credo che gli operatori dovrebbero “ascoltare” maggiormente ciò di cui le aziende hanno bisogno e fare in modo di creare percorsi formativi ad hoc e dai contenuti e dagli obiettivi veramente utili. Un esempio? Basta con i soliti corsi di inglese base proposti perché sono facilmente replicabili ma che non apportano alcun beneficio a chi li frequenta. Largo invece a corsi di inglese creati ad hoc sulla tipologia aziendale e che insegnano ad esempio come gestire una mail in lingua inviata da un fornitore, piuttosto che ad affrontare il madrelingua a telefono.

      riczuccaro ha detto:
      12 gennaio 2013 alle 00:57

      Concordo in pieno, la formazione non solo é cosa buona e giusta ma essenziale, in particolare se vuoi crescere professionalmente e se vuoi trovare nuovi sbocchi, lo scriverò presto con un nuovo post sul tema. Quello che trovo assurdo è che per fare questa formazione, chiamiamo la buona, occorre spendere denaro personale o aziendale, mentre i soldi pubblici vengono sprecati per queste boiate. Grazie per l’intervento!

    […] formativi assolutamente inutili, visti con i miei occhi (andate a leggere il mio post dal titolo Formazione Finanziata: opportunità o spreco di fondi pubblici?) perché non destinare parte di questi fondi a programmi di ricollocazione per tutti quei […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...