Rapporto 2012 sull’industria Marchigiana

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La copertina del volume
La copertina del volume

Venerdì pomeriggio sono stato invitato ad assistere alla conferenza di presentazione del 20° Rapporto sull’industria Marchigiana, redatto dal Centro Studi di Confindustria Marche con la sponsorizzazione di Banca Marche che ha anche ospitato la conferenza.

Sono andato con piacere perché, pur operando quotidianamente con le imprese marchigiane, ero interessato ad avere un quadro d’insieme della realtà industriale marchigiana in particolare, ovviamente, in ambito occupazionale. Non solo, vista la presenza tra i relatori del Governatore della Regione Gian Mario Spacca, ero curioso di conoscere le mosse della politica in ambito politiche del lavoro.

Il focus del post è chiaramente sul mercato del lavoro marchigiano, in merito all’andamento economico generale della Regione posso senza dubbio dire che è più o meno in regola con gli andamenti nazionali che tutti conosciamo, anche se va detto ad onore delle imprese marchigiane, che i dati 2012 sono senza dubbio migliori rispetto alla media nazionale.

Torniamo al capitolo del report che prende il nome di Mercato del Lavoro; vediamo alcuni dati: il tasso di occupazione delle Marche è del 62,6% contro il 56,8% della media nazionale, il tasso di attività, ovvero in riferimento alla popolazione in età lavorativa, è del 69,1% contro il 63,7% italiano. Il tasso di disoccupazione pur in crescita si è attestato al 9,1% contro il 10,7% della media nazionale, in particolare la disoccupazione giovanile nella regione tocca il 28,6% contro un 35,3% italiano.

Fino a qui uno potrebbe anche dire tutto bene, quando però si vanno ad analizzare il monte ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria ed in deroga) iniziano i dolori; emerge infatti che nelle Marche nel 2012 “le ore complessive di cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 38,2% rispetto all’anno precedente, passando da 27,6 milioni del 2011 a 38,2 milioni del 2012” cito testualmente dal rapporto. Non ci vuole molto a capire quanto i dati sulla disoccupazione possano essere falsati, anche perché sapete bene che, tralasciando la cassa integrazione ordinaria concessa solo per esigenze momentanee, le casse straordinarie ed in deroga (cresciute rispettivamente del 41,1% e del 19,9%) vengono concesse solo a fronte di ristrutturazioni aziendali o cessazione di attività, eventi quindi legati inevitabilmente alla perdita di alcuni posti di lavoro.

La cosa che più mi ha allarmato è, in un contesto simile, sentire il Governatore Spacca dire agli imprenditori che è preoccupato perché ha già fatto presente alle parti sociali prima e al Ministro Fornero poi (ecco il tweet che conferma ed il mio inviato il giorno prima in diretta durante la conferenza) che la Regione sta esaurendo le risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga e che occorre che il Governo centrale provveda ad un rifinanziamento degli stessi.

Allarmato perché ritengo che anziché usare fondi per finanziare ammortizzatori sociali passivi che a nulla servono se non a tamponare nell’imminente una situazione negativa (la perdita del posto di lavoro) che si verificherà comunque al termine degli stessi, sarebbe meglio in primis tagliare il cuneo fiscale e subito a ruota destinare parte di questi fondi al finanziamento di politiche attive del lavoro come già fanno in alcune regioni italiane (Piemonte, Lombardia e Veneto sotto trovate i link ai rispettivi programmi).

La Regione Marche spesso finanzia programmi formativi assolutamente inutili, visti con i miei occhi (andate a leggere il mio post dal titolo Formazione Finanziata: opportunità o spreco di fondi pubblici?) perché non destinare parte di questi fondi a programmi di ricollocazione per tutti quei lavoratori che si trovano in questa situazione di disagio? Non è forse più importante avere un lavoro che usufruire di un sussidio momentaneo che alla fine avrà inesorabilmente termine?

Sembrano discorsi semplici e logici eppure perché solo tre regioni in Italia hanno pensato di destinare fondi (spesso usando fondi europei) a questo tipo di politiche?

Alla prossima!!

Link da visionare:

Regione Lombardia

Regione Piemonte

Regione Veneto

Un pensiero riguardo “Rapporto 2012 sull’industria Marchigiana

    Un’Italia a due velocità | RU e dintorni ha detto:
    21 aprile 2013 alle 12:41

    […] la differenza la si trova anche nelle politiche attive al lavoro, come evidenziavo nel mio post Rapporto 2012 sull’industria Marchigiana ci sono tre Regioni del nord come Piemonte, Lombardia e Veneto che si spendono molto in questo […]

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