Un’Italia a due velocità

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Italia2Alla luce degli ultimi avvenimenti politici, il balletto messo in scena per tentare di dare un governo alla nazione, naufragato clamorosamente; l’incapacità delle forze politiche neoelette di scegliere un nuovo Presidente della Repubblica, il sacrificio enorme di un vecchio saggio come Napolitano che a 87 anni ha dovuto, rinunciare al meritato riposo per fare da pacere e risolvere la questione, come un nonno con i suoi nipotini bizzosi; torno a parlare di un Paese che sembra talmente immaturo nella sua classe dirigente, tanto da non rendersi conto che il tempo scorre inesorabilmente e che per ogni minuto perso: aziende, persone, famiglie intere rischiano di ritrovarsi sul lastrico.

Spesso parliamo delle differenze tra noi ed altri paesi europei in primis la Germania, che nonostante la crisi, sembra barcamenarsi sicuramente meglio di noi. Siamo d’accordo, tra noi ed i teutonici non è mai corso buon sangue, sin dall’epoca romana ed anche oggi, quando sento in tv giornalisti come Tobias Piller del Frankfurter Allgemeine Zeitung che non perdono occasione per denigrare il nostro Paese con un aria strafottente, provo un certo fastidio per non dire peggio.

Occorre però essere onesti nel riconoscere alla Germania una forte determinazione e serietà nel portare avanti, riforme (anche impopolari) basate su larghe intese, una industria veramente innovativa e di qualità, una grande voglia di integrazione dopo la caduta del muro di Berlino, quando si sono incontrati due popoli seppur della stessa origine, profondamente diversi sia come filosofia di vita che come ricchezza personale.

Ecco da qui voglio partire, al contrario dei tedeschi l’Italia è da sempre un paese diviso a metà con un centro nord abbastanza uniforme su un livello di servizi, industria, efficienza sicuramente accettabile ed un centro sud che funziona esattamente al contrario. Premetto che il mio non è un discorso razzista, tutt’altro anche perchè mi trovo esattamente a metà essendo Marchigiano, la mia è una dichiarazione bastata sui fatti e sui numeri.

Su tutti due dati che mi interessano particolarmente, occupandomi di lavoro e risorse umane, se guardiamo il tasso di disoccupazione relativo al 2012 emerge che il centro nord si attesta su una media del 7,26% con picchi positivi del 5% in Trentino Alto Adige, mentre al centro sud la disoccupazione si attesta su una media del 15,16% con picchi negativi in Campania e Calabria del 19% ed in Sicilia del 18%.

Capite quindi che nel dato medio si evidenzia praticamente una disoccupazione doppia tra le due Italia; la differenza la si trova anche nelle politiche attive al lavoro, come evidenziavo nel mio post Rapporto 2012 sull’industria Marchigiana ci sono tre Regioni del nord come Piemonte, Lombardia e Veneto che si spendono molto in questo senso contrariamente alle altre parti del Paese che continuano a limitarsi a politiche passive ed a finanziare formazione inutile.

Questi sono solo due dati del settore di mio interesse, ma non è difficile trovarne altri che testimoniano questa lontananza tra le due parti del Paese e l’incapacità della politica di chiudere il gap, esattamente come hanno fatto i tedeschi una volta che si sono uniti.

Credo che la politica debba ripartire da qui e lo debba fare con estrema urgenza, lasciando da parte i giochetti di palazzo e gli interessi personali, per dedicarsi finalmente allo sviluppo del Paese, rimanere in questo stato di stallo non può far altro che peggiorare le cose. Dobbiamo renderci conto che la crisi ha velocizzato cambiamenti che avremmo, in parte, già dovuto mettere in atto da tempo; oggi dobbiamo farli tutti e con estrema urgenza.

Alla prossima!

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