Genitore coach? Si…. ma che fatica.

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Genitori e figli
Genitori e figli

Da coach professionista e padre, come tutti i genitori del mondo, mi capita spesso di trovarmi in situazioni legate alla crescita di mio figlio, nella vita, nello sport, nella scuola in cui applico la metodologia del coaching, sarebbe un errore però pensare che sia semplice.

Le difficoltà sono plurime la prima è senza dubbio legata al fatto che per mio figlio sono comunque “papà” e quello che dice “papà” in primis non sempre collima con quello che pensa lui ma soprattutto riconosce in me una figura che può e deve per certi versi, esercitare una certa “autorità” nei suoi confronti.

Proprio sulla questione autorità i genitori commettono l’errore fondamentale; per diventare genitore coach occorre trasformare l’autorità in autorevolezza, nel primo caso c’è la pretesa di essere ascoltati, spesso adducendo come giustificazione la classica frase “lo devi fare perché lo dico io” mentre nel secondo caso sono i nostri comportamenti e le nostre azioni, prima ancora delle parole, a far si che i nostri figli ci riconoscano come punto di riferimento nella loro vita.

Questo errore di imporre autorità è l’errore che commettono non solo i genitori con i loro figli, ma anche gli allenatori con i loro giocatori, i professori con gli alunni, i manager con i collaboratori. Uno dei concetti chiave del coaching è l’assumersi la responsabilità da parte del coachee (figlio, giocatore, alunno o collaboratore che sia), per assumersi la responsabilità occorre avere una scelta; solo attraverso la scelta una persona può consapevolmente accettare di percorrere una strada e percorrerla fino in fondo con il massimo impegno e coinvolgimento.

Attraverso l’autorità noi non diamo una scelta ai nostri figli ma solo un obbligo a cui sottostare, il risultato è che nel migliore dei casi i nostri figli ci ascolteranno malvolentieri ottenendo magari anche dei buoni risultati nel breve, se per caso quello che abbiamo “ordinato” loro non da i risultati sperati i nostri figli saranno i primi ad addossarci la colpa dell’insuccesso. Perchè? Perchè non è stata data loro una alternativa e, conseguentemente, non si sono sentiti coinvolti fino in fondo tanto da non prendersi la responsabilità delle loro azioni.

Quello che un genitore deve fare è quello di aumentare la consapevolezza e l’autoconsapevolezza dei propri figli; consapevolezza altro elemento chiave nel coaching. Il dizionario Treccani definisce la consapevolezza come la conoscenza “che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori”, può sembrare assurdo eppure il nostro livello normale di consapevolezza è relativamente basso, va quindi “allenato” e potenziato perché “sono in grado i controllare solamente ciò di cui sono consapevole, ciò di cui non sono consapevole mi controlla” come dice John Whitmore (uno dei padri del coaching di cui ho già parlato in questo blog).

Come genitori dobbiamo quindi cambiare completamente l’atteggiamento che spesso abbiamo nei confronti dei nostri figli, non è semplice lo so, specialmente quando il coinvolgimento emotivo è alto, non dobbiamo essere noi a fornire soluzioni preconfezionate ai nostri figli ma aiutarli attraverso la responsabilizzazione e la consapevolezza a far si che le soluzioni le raggiungano da soli. Questo non significa fregarsene, significa, come dicevo inizialmente, passare dall’autorità alla autorevolezza, significa far si che i nostri figli mettano veramente il 101% in tutto quello che fanno, migliorando in automatico la loro performance in tutti gli ambiti della vita.

Alla prossima!!

4 pensieri riguardo “Genitore coach? Si…. ma che fatica.

    Cristiano Marasca ha detto:
    2 giugno 2013 alle 12:59

    Autorità e autorevolezza, il confine e’ labile. Hai perfettamente colto nel segno.
    …e giustamente è la consapevolezza la chiave di volta.
    Approfondisci please!!

    Risorse Umane ha detto:
    2 giugno 2013 alle 20:20

    Si, il genitore deve essere il primo vero Coach, però attenzione… deve esserlo solo nei giusti momenti, e non esagerare. Vedere il padre come un Coach e non come una figura familiare può diventare deleterio.

      riczuccaro ha detto:
      2 giugno 2013 alle 20:28

      Chiaramente con genitore coach, intendo un genitore che usa anche il metodo del coaching nel rapporto con i figli senza dire loro che lo sta usando, è un metodo che è di grande supporto nella loro educazione non il solo.

    Roberto S. ha detto:
    3 giugno 2013 alle 10:18

    Da pedagogista posso dire che l’autorevolezza è indubbiamente meglio ma…va guadagnata e riconosciuta prima di poter essere “agita”. E che ogni tanto usare l’autorità non è affatto un errore. Per assurdo l’autorevolezza viene utilizzata come scusante per non agire “l’autorità”. Autorità che spesso viene confusa e liquidata con un “si fa così perchè te lo dico io”.

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