Reddito minimo garantito in Italia? A voi l’ardua sentenza.

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Reddito Minimo Garantito?
Reddito Minimo Garantito?

La cosa curiosa è che avevo iniziato a scrivere questo post con idee e contenuti totalmente differenti, volevo parlare di coaching e di come non dobbiamo mai mollare anche in mezzo alle avversità. Poi accade che ieri mattina in viaggio per lavoro mi imbatto su Radio 24 su l’ennesima disquisizione sul reddito minimo garantito.

Che poi, se fate una ricerca sul web, scoprite che nemmeno i i più fervidi sostenitori dello strumento sanno bene di cosa si tratta, c’è chi accomuna il reddito minimo garantito al reddito di cittadinanza, chi invece le ritiene due cose distinte, tipico del pressapochismo italico (per avere una idea chiara di cosa sia uno e l’altro vi invito a leggere questo articolo di Emanuele Ferragina sul suo blog all’interno del sito web del Fatto Quotidiano).

Preso dal dibattito ho deciso di cambiare totalmente il post e siccome parliamo comunque di welfare e quindi, di lavoro, mi sono detto perchè non dire la mia anche su questo tema? Ed eccomi qua… ora voglio fare una premessa a scanso di equivoci, riporterò le mie personali idee che come tutte le idee sono discutibili e confutabili, voglio però precisare che lo strumento, così come è concepito a livello teorico è un ottimo strumento, il problema sta poi nell’applicare lo strumento teorico alla pratica di tutti i giorni e calarlo quindi nella realtà culturale del luogo dove lo si vuole applicare. Qui casca l’asino e sorgono i problemi che voglio tentare di mettere sul piatto.

Partiamo dal presupposto che con il termine reddito minimo garantito si intende “un importo che lo stato si fa carico di versare (maggiorato a seconda della composizione del nucleo familiare) a tutti i cittadini che non raggiungono la soglia di reddito stabilita“; la soglia viene stabilita per l’appunto dal legislatore; questo chiaramente comporta la possibilità di ridurre notevolmente il rischio di povertà; alcuni asseriscono che la cosa contribuirebbe anche a rilanciare i consumi. Attualmente sembra che tutti gli stati dell’Unione Europea applichino questo strumento ad eccezione di Italia e Grecia, qualcuno dice anche Ungheria.

La cifra, considerata soglia minima, che va per la maggiore è quella di 400€ mensili, il che significa che se oggi fosse applicata in Italia costerebbe allo stato 7,1 miliardi di Euro.

Fin qui i fatti, veniamo ora alla mia personale analisi che schematizzo in punti:

1) Perchè in Germania, Svezia ecc. lo strumento esiste ed in Italia no? Questa la domanda che i sostenitori del reddito minimo garantito fanno nei vari blog, articoli di giornali, servizi televisivi. La risposta che mi viene spontanea è una controdomanda, secondo voi Germania, Svezia, Francia, Inghilterra ecc sono uguali all’Italia? In particolare il modello culturale tedesco è uguale al modello culturale Italiano?

2) L’introduzione del reddito minimo garantito (rmg) in un paese come il nostro ai vertici in Europa per il sommerso, dove il “nero” vale 333 miliardi di Euro pari al 21% del Pil, come sarebbe preso da una larga fetta di cittadini? Tenete conto che la Germania viaggia al 13% del Pil, la Francia e l’Inghilterra al 10%, la Svizzera al 7% l’Austria all’8%, Norvegia e Svezia al 14%; indovinate un pò chi ci supera? Guarda caso proprio la Grecia con il 24%.

3) Come dicevo molti asseriscono che il rmg rilancerebbe i consumi; si presume che il reddito minimo garantito dovrebbe andare a coprire le parti più disagiate della popolazione, tra queste indubbiamente una buona fetta oggi come oggi è costituita dagli immigrati che come certamente saprete, di tutto quello che guadagnano tengono una piccolissima parte (vivendo spesso in condizioni assurde) e girano la maggior parte dei redditi alle loro famiglie nei paesi di origine, i 400€ del rmg ricevuti senza fare nulla secondo voi sarebbero reinvestiti totalmente nei consumi? Non basta se ci pensiamo bene ed analizziamo i dati di questi anni di crisi, in realtà una specie di reddito minimo garantito oggi già esiste ed è la CIGS ovvero la Cassa Integrazione Straordinaria che riconosce l’80% della retribuzione (cifra ben più alta dei 400€ del rmg); in linea teorica al massimo è possibile fare 36 mesi di CIGS ma sappiamo bene che in molti casi per le grandi aziende sono in atto leggi speciali che consentono anni e anni di cassa (posso portarvi esempi se volete). Se fosse vero quanto asserito sull’aumento dei consumi oggi dovremmo essere in piena ripresa eppure nonostante si riceva l’80% dello stipendio non si spende un euro anzi…, figuriamoci con i 400€ mensili del rmg.

Riassumendo, ribadisco che lo strumento è sicuramente valido se calato in una realtà ottimale sia dal punto di vista culturale che organizzativo e legislativo, in Italia siamo ancora lungi dal ricadere all’interno di queste caratteristiche, se non altro per i dati che ho dato sopra. Lo dico con grande dispiacere perchè sono Italiano e sono orgoglioso di esserlo, ma non posso bendarmi e far finta di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti; torno a ripetere quello che dico da tempo, occorre cambiare, guardare avanti, capire che così non possiamo andare avanti, prendiamo spunto dagli altri paesi europei, studiamo i loro modelli e cerchiamo di applicarli anche da noi, solo allora uno strumento importante come il reddito minimo garantito potrà essere introdotto anche nel nostro Paese.

Appuntamento a Settembre!!

 

Comunicazione: RU e dintorni come tutti gli anni di questi tempi va in ferie, vi do appuntamento alla prima settimana di settembre quando ripartiranno le pubblicazioni, nel frattempo seguitemi su Twitter, Facebook e Linkedin. Buone Vacanze!

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