ADRIANO OLIVETTI: riscopriamo le sue parole.

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La copertina del libro
La copertina del libro

Nel weekend mi sono dedicato alla lettura di uno dei cinque libriccini editi da Edizioni di Comunità, in cui vengono riportati altrettanti scritti significativi di Adriano Olivetti. Il libro in questione si intitola Ai Lavoratori e riporta due discorsi fatti da Olivetti nel 1954 e 1955 ai lavoratori di Pozzuoli e di Ivrea.

Ho deciso di approfondire la conoscenza delle parole dell’industriale piemontese perché le ritengo ancora attualissime; inoltre la RAI il 28 ed il 29 Ottobre , manderà in onda una fiction sull’Ingegnere di Ivrea. Non ultimo da anconetano non potevo esimermi dal farlo visto che proprio ad Ancona c’è la sede dell’ISTAO Istituto Adriano Olivetti, business school di elevata qualità fondata nel 1967 dal Prof. Giorgio Fuà grazie all’impulso della Fondazione Olivetti.

Come dicevo ho notato immediatamente l’estrema attualità delle parole di Olivetti, parole che sia come contenuti che come momento storico in cui vennero pronunciate, possono tranquillamente essere sovrapposte ai nostri giorni.

Erano giorni in cui la disoccupazione era elevata, dove la differenza tra una impresa di successo ed una che invece chiudeva, era l’elevato tasso di innovazione; esattamente la stessa situazione odierna.

Quello che balza agli occhi però è l’elevato senso di responsabilità sociale di Olivetti come imprenditore che deve tanto ai lavoratori ed al territorio e che con loro si sente in debito tanto da voler restituire il più possibile in termini di sicurezza del posto di lavoro, sviluppo dell’azienda, cura dell’ambiente, etica del lavoro e forte senso di responsabilità.

L’occupazione creata dalla sue fabbriche è la prima cosa che Olivetti vuole salvaguardare, tanto da riportare fedelmente le parole del padre “La disoccupazione involontaria è il male più terribile che affligga la classe operaia“; quello che emerge da questa preoccupazione lo si vede nell’elevato tasso d’innovazione dei prodotti, insieme ad un costante miglioramento ed evoluzione tecnico-organizzativa degli stabilimenti.

Mi ha colpito come credesse talmente tanto in questo da voler fare sostanziosi investimenti in ricerca e sviluppo tanto che a metà degli anni ’50 gli addetti alla R&S erano circa il 10% della forza lavoro complessiva. L’altra cosa su cui puntava molto era la forza commerciale tanto che in uno dei discorsi afferma “Il segreto del nostro futuro è fondato, dunque, sul dinamismo dell’organizzazione commerciale e del suo rendimento economico, sul sistema dei prezzi, sulla modernità dei macchinari e dei metodi, ma soprattutto sulla partecipazione operosa e consapevole di tutti ai fini dell’azienda“.

Parole illuminanti che dovrebbero essere rilette non solo da Confindustria ma anche dalle Organizzazioni Sindacali, perchè oggi come allora occorre “creare un’impresa di tipo nuovo al di là del socialismo e del capitalismo giacchè i tempi avvertono con urgenza che nelle forme estreme in cui i due termini della questione sociale sono posti, l’uno contro l’altro, non riescono a risolvere i problemi dell’uomo e della società moderna“.

Oggi come allora vale l’assunto che occorre “persuadere una clientela diffidente della bontà del prodotto italiano, garantire l’efficienza del personale, assicurare ovunque un servizio di assistenza tecnica” e che “..questa lotta non avrà mai fine, poichè la concorrenza, le invenzioni, i perfezionamenti non hanno limiti e dovremo, sotto questo riguardo, non dar mai segni di stanchezza, alimentando di nuove forze teniche i nostri laboratori di ricerche, i nostri centri studi“.

Le parole virgolettate non sono parole mie ma sono esattamente le parole estrapolate dai discorsi di Olivetti pronunciate tra il 1954 ed il 1955, eppure nel 2013 potrebbero essere le parole da cui trarre fatti concreti per uscire dal tunnel della crisi. Credo quindi che rileggerle faccia bene a tutti, soprattutto a chi è a capo di un’azienda, a chi ci governa, alle parti sociali e ultimi ma non ultimi, anche ai lavoratori; ecco perchè mi sento di suggerire la letture di questi libriccini e di dedicare queste due serate alla visione della fiction su RAI UNO.

Alla prossima!

3 pensieri riguardo “ADRIANO OLIVETTI: riscopriamo le sue parole.

    mario amendola ha detto:
    22 ottobre 2013 alle 17:41

    Riccardo,
    ti ringrazio perché, con i tuoi articoli chiari e realistici, mi aiuti a ragionare sui problemi del nostro vivere contemporaneo, e suggerisci sempre soluzioni.

      riczuccaro ha detto:
      22 ottobre 2013 alle 17:45

      Mario, sono io che ringrazio te per le belle parole, sono onorato di riceverle da una persona esperta e di spessore come te.
      Grazie
      Riccardo

    Laura ha detto:
    23 ottobre 2013 alle 08:23

    Il discorso ai dipendenti in tempo di crisi è di grande attualità e spessore. Condivido in toto il tuo commento: le organizzazioni sindacali non possono pensare che alcuni abbiano i diritti ed altri i doveri.. Non funziona e questi tempi ce lo hanno fortemente specchiato

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