Vocabolario delle risorse umane: MERITOCRAZIA

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Meritocrazia... mah?
Meritocrazia… mah?

Non pensavo di tornare ad affrontare, subito dopo aver parlato di “talento”, di un’altra parola stra-abusata nel lessico relativo alle risorse umane e non solo: MERITOCRAZIA. Poi però accadono delle cose ed inevitabilmente non puoi esimerti dal dire la tua (in questo caso la mia) su questo termine così tanto sbandierato quanto poco realmente utilizzato nel nostro bene amato Paese.

Sapete ormai, come a me piaccia andare a leggere come il vocabolario definisca i termini di cui parlo, anche questa volta non sono da meno ecco quindi come il vocabolario Treccani definisce il termine meritorcrazia:

MERITOCRAZIA: s. f. [dall’ingl. meritocracy, comp. del lat. meritum «merito» e -cracy «-crazia»]. – Concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e spec. le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro; il termine, coniato negli Stati Uniti, è stato introdotto in Italia negli anni Settanta con riferimento a sistemi di valutazione scolastica basati sul merito (ma ritenuti tali da discriminare chi non provenga da un ambiente familiare adeguato) e alla tendenza a premiare, nel mondo del lavoro, chi si distingua per impegno e capacità nei confronti di altri, ai quali sarebbe negato in qualche modo il diritto al lavoro e a un reddito dignitoso. Altri hanno invece usato il termine con connotazione positiva, intendendo la concezione meritocratica come una valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell’egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell’assegnazione dei posti di responsabilità.

Che bello il vocabolario!! Purtroppo scarsamente utilizzato non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche e soprattutto in quei contesti dove invece dovrebbe essere alla base dell’insegnamento ovvero il sistema scolastico. Eh si, il sistema scolastico perchè guarda caso, proprio qui si manifesta la prima stortura nell’uso del termine, un esempio? Pronti!! Accade che mio figlio (1 media) torni a casa da scuola ed intavoli questo discorso:

Figlio: “Papà mi spieghi una cosa?”
Io: “Certo dimmi pure se posso”
F : “Lo sai che oggi la prof ha interrogato e su quattro compagni che ha chiamato: uno è andato bene, uno così così, mentre altri due sono andati male”
Io : “Succede figlio mio specie se non studi, immagino che sei rimasto male per i compagni che non sapevano la lezione, ecco perchè papà e mamma ti dicono sempre di studiare, perchè lo studio serve…… omiss” (evito il pistolotto)
F : “No no papà non sono rimasto male per quello, se non studi è normale che accada questo”
Io : “E allora per cosa?”
F : “Ecco volevo chiederti è normale che ad uno dei due che è andato male e che si è messo a piangere la prof abbia detto: vabbè dai non ti metto il voto e ti rifaccio l’interrogazione la prossima volta?”
Io: “Beh… in realtà no però sai forse la prof ha voluto essere comprensiva verso il compagno di classe”
F: “Si ma è la quarta volta che succede sempre con lui e poi mi spieghi perchè all’altro non ha detto la stessa cosa?”
Io: “…………….”

Ecco poche parole che ci fanno capire come il concetto di meritocrazia e, aggiungo, di giustizia in questo Paese si sia perso (se mai lo abbiamo avuto) sin dai primi gradini educativi, facile capire come, con il crescere, questo concetto così semplice in realtà sia completamente dimenticato.

Eppure le cronache ci innondano di meritocrazia, aziende che basano le loro employer branding sulla meritocrazia, ma poi a far carriera sono sempre i soliti noti, politici che si riempono la bocca con il merito, salvo poi trovarci nella realtà in ben altre condizioni.

Venerdì scorso sono stato al forum dei Giovani Imprenditori di Confindustria dell’Interregionale centro che raccoglie Marche, Umbria e Lazio, ci sono stati ospiti illustri tra cui Marina Salamon; Pupi Avati, il Prof. Zamagni ecc. credo che da queste persone occorra ripartire, da persone positive anche in un momento negativo come quello attuale, che hanno guadagnato la stima e l’ammirazione dell’Italia e di Paesi esteri, che hanno con la fatica e l’impegno “meritato” il posto che oggi occupano nella società.

Facile quindi agganciarmi ad un’altro concetto che da mesi propongo su queste pagine, CAMBIAMENTO, è arrivata l’ora, non è più prorogabile occorre CAMBIARE, nulla è e sarà più come prima: modificare la nostra visione, stabilire nuovi obiettivi, ritrovare l’etica del fare in qualsiasi campo esso sia in una società finalmente effettivamente meritocratica, perchè come dice ZamagniFelice per il crollo se la ricostruzione renderà più bello l’edificio“.

Alla prossima!!

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