Una riforma del lavoro possibile?

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Rendersi attivi nel mercato del lavoro
Rendersi attivi nel mercato del lavoro

Nel mio ultimo post ho pubblicato un sunto del Jobs Act del Governo Renzi, riassunto privo di ogni commento personale proprio per cercare di dare una notizia. Oggi voglio essere più opinionista e dire il mio parere in merito al documento del Governo e lanciare una mia personale idea di riforma del mercato del lavoro; sia chiaro… non sono nessuno, ma in questi anni di lavoro a contatto con le risorse umane ho sviluppato un mio pensiero, certamente folle ma che risolverebbe alla radice una miriade di problemi, almeno credo.

Partiamo dal contenuto del Jobs Act, premetto che come AIDP Marche martedì scorso abbiamo avuto come ospite il Prof. Michele Tiraboschi che ha dato la sua opinione sul decreto legge n°34/2014, ne esce un quadro devastante in primis perchè c’è un forte rischio contenzioso in quanto il decreto sembrerebbe andare contro la direttiva europea n°99/70 che prevede si un primo contratto a termine libero, ma impone una disciplina limitativa per proroghe e rinnovi (vedi il sito  del Prof. Pietro Ichino). In secondo luogo perchè questo provvedimento suona tanto come un “abbiamo promesso cambiamento, facciamo qualcosa in fretta e furia che dimostri che vogliamo cambiare”, peccato che quando le cose si fanno in fretta e furia, in un Paese complicatissimo da un punto di vista legislativo come l’Italia, si rischia fortemente di fare più danni che altro; anche in questo caso la liberalizzazione selvaggia del tempo determinato sembra andare nel senso di un voler dimostrare senza costrutto, Tiraboschi da esperto giuslavorista ci ha anche fatto notare che, nella fretta di fare qualcosa, si è modificata una parte della normativa lasciando però inalterata (una svista?) tutta la parte che regola il regime sanzionatorio della norma modificata che andrebbe in aperto contrasto con questo nuovo decreto.

Sapete bene come sia un sostenitore della flessibilità e come da sempre cerchi di far capire che le cose sono cambiate e che nulla tornerà come prima, in questa situazione apprezzo gli sforzi di Renzi di voler accelerare il cambiamento sino ad oggi ventilato da tutti ma mai realmente attuato, occorre però fare le cose con la giusta modalità, avvalendosi del supporto magari di esperti giuslavoristi come Tiraboschi ed Ichino ad esempio.

Io non sono certamente un gisulavorista e men che meno ho la pretesa di dire verità assolute, mi sono però fatto un’idea di una possibile riforma che cambierebbe veramente le cose alla radice e semplificherebbe di gran lunga la normativa olre a ridurre i rischi di contenzioso ed elimarebbe in un sol colpo la parola “precariato”, cancellando di fatto la dualità oggi in atto tra iperprotetti (chi è in regime di tempo indeterminato) e svantaggiati (tutto il resto dei lavoratori dipendenti). Sono idee che mi sono venute studiando le proposte di flexsecurity di Ichino, ascoltando il Prof. Tiraboschi oltre che leggendo e documentandomi su stampa e internet.

In pochi punti ecco la mia idea:

  1. Eliminazione di tutti i CCNL attualmente in atto, istituendone uno solo valido per tutti. (Semplificazione delle trattive sindacali, via tutte le sottosigle e trattativa unica di rinnovo e manutenzione del contratto)
  2. Eliminazione di tutti i tipi di contratti attualmente disponibili: apprendistato, tempo determinato, stage, ecc. istituendo il contratto a tempo indeterminato come unica possibilità di assunzione. (La parola precariato sparisce e con essa le miriadi di polemiche)
  3. Flessibilità massima in uscita, fatti salvi i casi di discriminazione, con obbligo da parte del datore di lavoro di dare un indennizzo sulla base dell’anzianità di servizio e pagare il servzio di ricollocamento per il collaboratore con cui si termina il rapporto di lavoro. ASPI chiaramente per tutti a calare, massima all’inizio minima al termine (eliminiamo la stragrande maggioranza dei contenziosi e finalmente si attuano politiche attive del lavoro, si rendono le persone attive non passive, eliminiamo il sommerso).
  4. Drastico abbattimento del cuneo fiscale (tornare a rendere l’Italia appetibile e concorrenziale)
  5. Conseguenza di quanto sopra semplificazione drastica del codice del lavoro.
  6. Si crea un mercato del lavoro attivo e non stantio, dove le aziende veramente metteranno al centro la Risorsa Umana, perchè saranno obbligate a rendersi effettivamente appetibili per i lavoratori (politiche reali di employer branding); se da un lato sarà possibile sganciarsi dai parassiti (ogni azienda ne ha un certo numero al suo interno lo sappiamo tutti), dall’altro questa facilità e circolarità del mercato del lavoro farà si che le professionalità migliori se non troveranno terreno fertile e programmi di sviluppo seri, abbandoneranno il posto di lavoro verso lidi migliori che sapranno attirare i cosiddetti talenti (diciamolo chiaro oggi collaboratori in gamba rimangono anche se insoddisfatti in azienda perchè hanno paura che mollando difficilmente rientreranno nel mercato del lavoro, facilitando di fatto il lavoro dell’azienda dove l’attenzione alla risorsa è ancora molto scarsa ed in alcuni casi solamente di facciata).

Probabilmente la mia idea verrà interpretata come folle dalla maggior parte di voi, forse lo è anche e sicuramente i 5 punti che ho scritto vanno declinati ed analizzati bene nel profondo sono spunti che mi sono venuti di getto, credo però che se il Paese si muovesse in questa direzione le cose migliorerebbero per tutti lavoratori ed imprese ed il sistema economico tornerebbe a crescere. Al 99% non si farà mai una cosa del genere, troppi gli interessi di bottega che verrebbero colpiti: sindacati, confindustria, istituzioni, ordini professionali…. ecc.; rimane il fatto che voglio comunque credere in un avvenire positivo e ricordo da buon coach che il nostro futuro siamo noi a costruircelo con le nostre azioni e la nostra determinazione, eliminiamo dal vocabolario parole come: speranza, attesa, dubbio, rimandare sono termini passivi che ci hanno portato esattamente dove ci troviamo oggi.

Alla prossima!!

9 pensieri riguardo “Una riforma del lavoro possibile?

    ChiaraTaz ha detto:
    10 aprile 2014 alle 10:40

    Riccardo for president!
    Appoggio in pieno il tuo commento: non avrei saputo esprimerlo meglio!
    Grazie!

    Roberto ha detto:
    10 aprile 2014 alle 17:22

    Buongiorno Zuccaro.
    Le riforme di ogni specifico settore le devono proporre e poi attuare specialisti di quello stesso settore.
    E non ministri e/o servi di partito che, spesso, non sanno nulla del dicastero nel quale si muovono.
    Condivido appieno la propositività.
    Aborro ancora una volta l’ennesimo pesudo tentativo di buttare fumo negli occhi al “popolino”.
    E quando il “popolino” avrà compreso di essere stato ancora una volta raggirato, avremo la fortuna di vedere comparire all’orizzonte il fanciullo che griderà: “IL RE E’ NUDO” ???
    Grazie per i post sempre interessantissimi.
    Roberto.

      riczuccaro ha detto:
      10 aprile 2014 alle 17:31

      Buongiorno Roberto,
      Grazie mille per le belle parole; purtroppo devo dire che le parole di martedì di Tiraboschi sono state sconcertanti e piene di pessimismo per il futuro e devo dire che sono rimasto molto colpito dal sentire tanta sfiducia in una persona di spessore come lui. In effetti occorre dire che se prendiamo il Renzi di circa un anno, un anno e mezzo fa diceva parole che oggi, arrivato sullo scranno, si sono modificate anche in modo significativo. Questo cosa significa? Significa che quando si arriva lassù poi devi fare i conti con i poteri forti che ti bloccano ogni iniziativa, la mia provocazione è palesemente irrealizzabile perchè stroncherebbe in modo significativo la casta (in senso lato: sindacati, Confindustria, Avvocati e via dicendo) eppure se ci pensa è talmente semplice e di buon senso che un qualsiasi cittadino potrebbe proporla. Questo credo sia il male dell’Italia, l’incrostazione di certi poteri forti che difficilmente si riescono a scalfire, il risultato? Continuiamo ad affondare.

    Una riforma del lavoro possibile? | Come &ldquo... ha detto:
    11 aprile 2014 alle 22:03

    […] "Ecco un’idea su una possibile riforma che cambierebbe veramente le cose alla radice e semplificherebbe di gran lunga la normativa oltre a ridurre i rischi di contenzioso ed eliminerebbe in un sol colpo la parola “precariato”…"  […]

    Mario ha detto:
    14 aprile 2014 alle 14:01

    Se mi è’ consentito solo due considerazioni
    La prima e’ di carattere economico su cosa debba intendersi per flessibilità .in un sistema di riallocamento professionale all’americana diciamo che il concetto potrebbe anche funzionare nel senso che rivolgendomi ad un Cpi non dovrei trascorrere un giorno senza lavoro! Ma qui da noi questo non accade solo per un motivo l’alto tasso di disoccupazione ha,come diceva Marx, avuto due conseguenze indebolire la forza lavoro scatenando una gara al ribasso sia sul ruolo che sul salario. Seconda considerazione diciamo di tipo socio economico , realizzare una forma di contratto a tempo indeterminato vorrebbe dire che il mercato sarebbe più immobile di quanto lo sia oggi in quanto se ho un contratto definito non capisco perché dovrei cercarmene un’altro ?
    Detto quanto spero solo che questa ennesima riforma non provochi solo un’ulteriore peggioramento per chi cerca nuove opportunità professionali

      riczuccaro ha detto:
      14 aprile 2014 alle 14:19

      Buongiorno Mario,
      Grazie del commento, le spiego la mia posizione, la mia idea di riforma vuole essere un modo per spronare nuovamente il mercato del lavoro che è, come dice giustamente lei, diventato asfittico semplicemente perchè non più concorrenziale rispetto ad altri paesi. Dobbiamo quindi in primis tornare a rendere il ns. Paese appetibile ad investitori stranieri abbassando non i salari ma la tassazione sui salari (oggi il costo è di 1 percepito dal lavoratore a fronte di un costo azienda di 3), secondo dobbiamo cambiare anche le produzioni puntando su alta qualità e specificità italiane. Terzo è vero che ho parlato di contratto a tempo indeterminato per tutti ma dall’altro ho anche detto massima flessibilità in uscita delle persone (fatte salve determinate garanzie come la discriminazione) questo porterebbe ad un mercato del lavoro mobile proprio in stile Stati Uniti. Questa la mia idea.

    Franco Bellucci ha detto:
    1 maggio 2014 alle 19:22

    Riccardo,
    in me trovi un fanatico supporter delle tue idee!! Il problema, come metti in evidenza, è quello di SMANTELLARE le “incrostazioni-rendite di posizione” della miriade di famelici figuri coinvolti dalla farraginosità delle nostre regole. Spero che comunque, qualche passo avanti nel senso della semplificazione possa essere fatto.

    JOBS ACT: la parola agli avvocati. « RU e dintorni ha detto:
    24 giugno 2014 alle 12:53

    […] convinto che la strada da percorrere sia un’altra quella che ho proposto nel post “una riforma del lavoro possibile“, inutile che ogni due per tre ci inventiamo mezze riforme, occorre prendere una decisione […]

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