Personal Branding

MANAGER 2.0

Postato il

Il mondo dei Social Network
Il mondo dei Social Network

Dopo alcuni mesi torno su un argomento che nonostante il passare del tempo è sempre più di attualità, come reinventarsi? Come rimanere al passo con il mondo che cambia? Nel mio lavoro sono quotidianamente a contatto con tantissimi manager e non che sono stati estromessi dal mercato del lavoro a causa della crisi in atto e che spesso si sentono persi nella nuova realtà.

Premetto che i concetti di cui parlerò sono riconducibili a tutti non solo a chi è in una situazione emergenziale come chi si trova senza un lavoro, è indubbio però che per questi ultimi, confrontarsi con questi concetti diventa la priorità assoluta se si vuole pensare di rimettersi in pista.

Prendo spunto inoltre da due guru nel settore con cui, in questi giorni, sto incrociando le strade il primo è Luca Conti esperto di social media, giornalista e blogger di successo, curatore della collana web & marketing 2.0 di Hoepli, mentre il secondo o meglio i secondi sono Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti due tra i più autorevoli esperti di personal branding in Italia autori del libro dal titolo Personal Branding uscito recentemente in versione aggiornata ed edito da Hoepli.

Dicevo che sto incrociando le loro strade in questi giorni perchè con Luca, che conosco da tempo, ci siamo visti ieri assistendo ad un suo intervento proprio sull’argomento in questione, all’interno del Progetto Scena di Federmanager Marche, un progetto formativo per i dirigenti marchigiani; mentre con i secondi sono alle prese con la lettura del loro testo aggiornato e che avevo già letto in prima versione.

Parlando con molti manager mi sono accorto che sono ancora moltissimi quelli che hanno grosse difficoltà di alfabetizzazione informatica, credetemi sono ancora tanti quelli che non sanno neanche inviare una email, compito che hanno sempre fatto svolgere ai loro assistenti; figuriamoci se ci mettiamo a parlare di social network o peggio ancora di politiche di personal branding. Eppure da qui occorre partire, perchè se ancora non è chiaro ai più, nella vita c’è sempre da imparare, non mettersi in discussione, ritenersi talmente superiori da dire “a me questa cosa non interessa” porta inevitabilmente ad un isolamento e ad essere risucchiati nel mucchio, diventando anonimi ed irraggiungibili se non tramite canali di vecchia data che prevedono sforzi abominevoli a fronte di risultati totalmente insufficienti.

La prima cosa che suggerisco ai manager è quella di iniziare a concepirsi come un brand e che come tale deve essere promosso e venduto sul mercato, come dice Centenaro noi tutti facciamo personal branding anche incosapevolmente: il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui ci presentiamo e parliamo con gli altri, anche solo il modo di camminare fa si che le persone che incrociamo ci mettano addosso una etichetta; sta a noi far si che quella etichetta sia la migliore possibile e diventi un vero e proprio brand a cui ambire. Se vedete passare una Panda per strada neanche ci fate caso, ma se incrociate una Ferrari è indubbio che vi fermerete ad ammirarla, sta a voi passare per una Panda o scegliere di diventare una Ferrari. Come?

Il web in questo senso è un potente mezzo per promuovere praticamente a costo zero la nostra professionalità ed unicità, come tutti gli strumenti di questo tipo però ha i suoi pro e contro che se mal gestiti possono portare al risultato diametralmente opposto. In particolare i Social Network offrono delle possibilità di promozione in ambito personal branding che non possono essere snobbate; ieri Luca Conti faceva notare ai manager presenti che:

1) I social network non sono una moda passeggera come qualcuno può pensare

2) I social network non sono un gioco, nonostante qualcuno li utilizzi per gioco (con le dovute conseguenze)

3) Non è possibile farne a meno (specialmente in ottica di personal branding)

4) Non possiamo usare la scusa che non abbiamo tempo per utilizzarli, con le tecnologie a disposizione (smart phone, tablet) 15 minuti al giorno riusciamo comunque a trovarli

Come in tanti avranno capito sto parlando di cose che per molti possono sembrare elementari ma lo faccio appositamente perchè sto parlando principalmente a chi si sta affacciando solo ora in questo mondo.

Come iniziare dunque, personalmente suggerisco di non disperdere energie iscrivendosi ad ogni social network che incrociamo, ma selezionarli sulla base delle nostre esigenze: in ambito professionale non si può prescidere dall’iscriversi a Linkedin (www.linkedin.com), una sorta di cv on line che deve essere curato nei minimi dettagli e non superficialmente (a partire dalla vostra foto), questa è la vostra carta di identità prfessionale, più informazioni professionali ci sono più alte saranno le possibilità di essere presi in considerazione, senza contare la possibilità di partecipare in discussioni su gruppi tematici di vostro interesse. Tenete presente che oggi la stragrande maggioranza degli HR non solo va a verificare on line chi siete ma sempre più spesso è sul web ed in particolare su Linkedin che effettuano la ricerca di personale.

Twitter (www.twitter.com) è altrettanto importante, una vera e propria fonte di informazione, una testa giornalistica in tempo reale disponibile 24 ore su 24, contenuti veloci in soli 14o caratteri con link di approfondimento su pagine web esterne al social network. Iniziate col seguire testate giornalistiche e personaggi di riferimento, ritwittate ovvero condividete con i vostri follwers (chi vi segue) le notizie che ritenete più interessanti e piano piano iniziate anche a voi ad inserire contenuti. Se condividete cose interessanti i vostri followers aumenteranno di giorno in giorno dandovi maggiore visibilità.

Facebook (www.facebook.com) è un must, utile se non altro perchè praticamente quasi tutti gli utenti del web sono iscritti, avviate un profilo nel caso vogliate promuovervi come persona o una pagina nel caso abbiate intenzione di promuovere la vostra attività. Attenzione a cosa pubblicate, usare Facebook pensando che sia un gioco è il più grande errore che viene commesso dalla stragrande maggioranza degli utenti.

In ultimo, siete un professionista con determinate specializzazioni? Volete condividere con gli altri la vostra conoscenza? Ve la cavate con la scrittura? Aprite un blog e riempitelo di contenuti. In questo caso è importante darsi una regola, di norma un post alla settimana permette un certo flusso costante di persone che aumenterà di settimana in settimana se ciò di cui parlate offre ai vostri utenti informazioni utili ed interessanti. Su quale piattaforma aprire il blog? Personalmente consiglio WordPress (www.wordpress.com) semplice, intuitiva, gratuita, non occorre conoscere l’html, la piattaforma vi da la possibilità di scrivere un testo come foste su word, aggiungere semplicemente foto o grafici se volete e in men che non si dica tutto è pubblicato on line.

Concludo con una semplice indicazione, la prima cosa che fanno oggi i recruiter che seguono le selezioni è quella di andare su Google ed inserire il nome del candidato per vedere cosa salta fuori, ATTENZIONE dunque alla vostra REPUTAZIONE on line, da questo dipende il vostro Personal Branding; mettete sempre la massima attenzione in ciò che scrivete e sui contenuti che inserite nel web, possono portarvi alle stelle se adeguati e interessanti come all’inferno se fuori luogo ed inutili.

Alla prossima!

Webliografia

Luca Conti ed il suo Pandemia (www.pandemia.info)

Centenaro e Sorchiotti per il Personal Branding (www.personalbranding.it)

Hoepli Editore pubblica molti testi inerenti il web 2.0 anche in formato ebook (www.hoepli.it)

Social Network: usare con cautela!

Postato il

Prendo spunto dall’interessante scambio di commenti al mio precedente post con Roberto Salvato, per andare a toccare le controindicazioni relative all’uso dei social network.

Sino ad oggi ho un po’ trascurato questo aspetto, privilegiando il lato personal branding; recenti sentenze dei tribunali del lavoro ci stanno dicendo che i social network sono si una fonte di promozione personale e di contatto immediato con la realtà, ma se usati in modo scorretto posso diventare un inevitabile boomerang capace di farci perdere il posto di lavoro.

Tornando allo scambio con Roberto Salvato di cui dicevo in apertura, la prima domanda che dobbiamo porci è:

perché siamo presenti sui social network?

Se la risposta a questa domanda è: per lavoro, si apre uno scenario che andrò a toccare in un secondo momento, se invece la risposta è: per puro divertimento, lo scenario che si apre è un altro che vale la pena di affrontare immediatamente.

Non ci vuole certo un genio per capire che se in orario di lavoro mi trovo su uno o più social network per divertirmi con gli amici virtuali, si è passivi di sanzione da parte del datore di lavoro, sanzione che nei casi più gravi può sfociare nel licenziamento. Eppure vi assicuro che succede, basta infatti andare su google e fare una ricerca per vedere che sono già diversi i casi di lavoratori colti nell’utilizzo dei social network per puro dileggio, durante l’orario di lavoro e che sono stati licenziati.

Vale la pena ricordare, riprendendo un articolo apparso su Diritto 24 del Sole 24 Ore redatto dall’Avv. Paola Tradati e dal Dott. Andrea Gaboardi dello Studio Toffoletto e Soci, che “i Social Network sono essenzialmente piazze virtuali, attraverso cui gli utenti possono condividere fotografie, pensieri e molto alto ancora. Sono, quindi, luoghi pubblici a cui tutti gli utenti registrati possono accedere: da ciò consegue che, in relazione ad essi, non può trovare applicazione la disciplina prevista dall’art. 4 Statuto dei Lavoratori, secondo cui – E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori – Infatti ciò che avviene nei Social Network è come se accadesse in un vero e proprio spazio pubblico e quindi non può essere soggetto alle limitazioni previste per i luoghi di lavoro”.

Questo ci fa capire che: non solo se siamo sui social network per divertimento in orario di lavoro possiamo tranquillamente essere controllati dal datore di lavoro stesso, ma ci dice anche che dobbiamo stare bene attenti a quello che scriviamo, bandite quindi lamentele di qualsiasi tipo nei confronti di azienda, colleghi o superiori con cui lavoriamo, specialmente se, in tempi non sospetti, abbiamo magari concesso l’amicizia (nel caso di Facebook), la connessione (altri Social Network) o siamo seguiti (Twitter) proprio a e da qualcuno dei soggetti sopra citati.

Se invece la risposta che avete dato alla fatidica domanda è per lavoro, lo scenario che si apre è ben diverso, almeno secondo l’opinione mia e di Roberto, vediamo perchè: per prima cosa se un dipendente usa i social network per parlare del lavoro che svolge abitualmente in azienda non fa altro che dare valore aggiunto all’azienda stessa, diventando una preziosa risorsa da non perdere; va da se che i contenuti devono esprimere competenza e professionalità.

Se poi il dipendente in questione, è così bravo da diventare una vera e propria “social star” beh, il discorso fatto diventa ancora più valido, perchè il connubio che si viene a creare tra nome del dipendente e nome dell’azienda non può far altro che incrementare la credibilità dell’azienda stessa e con esso il posizionamento sul mercato.

Qui si innesca un’ulteriore domanda: quante aziende oggi, sono in grado di percepire questi discorsi? Quante invece sono comunque portate a pensare che il dipendente perda tempo anzichè utilizzare i canonici mezzi promozionali messi a disposizione dall’azienda? Ed ancora… quante aziende penseranno che un eccessivo “personal branding” del proprio dipendente non rischi di tramutarsi in un boomerang che metta il dipendente in una posizione di forza rispetto all’azienda?

Non esistono risposte ufficiali e vere, neanche da un punto di vista legale, sempre su Diritto 24 un articolo di Francesco Rotondi partner fondatore di LabLaw, titolava Social Network: i grandi assenti della regolamentazione, proprio per dirci che la giurisprudenza da questo lato è quasi all’anno zero. Personalmente continuo a pensare che il Personal Branding è un fattore positivo sia per chi lo mette in atto sia per l’azienda di cui la persona è dipendente, vedremo come evolverà la giurisprudenza in materia, nel frattempo meglio usare cautela nell’utilizzo dei Social Network.

Alla prossima!

COSE DA EVITARE PER FARE CARRIERA E…. UNA RIFLESSIONE

Postato il

Questa volta voglio parlare di comportamenti ed atteggiamenti da evitare in azienda in modo da, non dico tanto fare carriera, quanto perlomeno mantenere il posto di lavoro ed evitare di essere additati come i prossimi candidati all’uscita.

Le aziende essendo composte da persone, tendono a comportarsi come tali quindi spesso dicono una cosa ma ne pensano un’altra per cui è bene cercare di interpretare nel miglior modo possibile le parole che escono da: titolari, dirigenti, capi ecc..

Qualche mese fa in parte ho già toccato questo argomento quando ho parlato di aziende che a parole vogliono persone propositive ma che nella pratica spesso, quando le trovano, tendono a soffocarle per non dire peggio. Stavolta voglio unire ulteriori “warnings” a quanto già trattato; capita a tutti ed in qualsiasi azienda di avere momenti di rabbia e di parlare male del proprio capo dell’azienda, può succedere ma evitate accuratamente di farla diventare una abitudine, ricordate che le macchinette del caffè “parlano” esattamente come quelle di “Camera Caffè”.

Avete molteplici riunioni, dovete presentare numeri, progetti, idee? Avete assicurato il vs. capo che per la data x tutto sarà in ordine pur sapendo che siete già in ritardo? Bene fate in modo che lo sia davvero tutto in ordine, dimostrare disorganizzazione, non avere il polso della situazione sulle proprie attività sono tutti segnali di inefficienza e di inaffidabilità, evitatelo.

Il tempo corre e ci porta continue innovazioni, pochi giorni fa parlavo con un amico e notavamo come forse negli ultimi 50 anni si siano condensate tantissime novità tecnologiche che hanno inesorabilmente cambiato il ns. modo di lavorare, sabato un articolo di Severgnini sul Corriere della Sera faceva notare come queste innovazioni hanno elevato, sicuramente in modo eccessivo, la ns. produttività portandoci a lavorare anche in ore impensabili. Non dobbiamo essere fagocitati dalla tecnologia ma dominarla, capita però che molti 50enni nei posti di lavoro siano rimasti ancorati ai vecchi metodi di lavoro oggi assolutamente anacronistici, rinunciando spesso a volersi aggiornare delegando i compiti ai colleghi più giovani… attenti a non delegare anche il vs. posto di lavoro.

Chiudo con una riflessione, non posso non toccare in questi warnings i social network; tante volte mi sono raccomandato su un uso corretto degli stessi in ottica di miglioramento del proprio “personal branding” (cercate nel blog) stavolta invece voglio farvi questa domanda: cosa succede se siete così tecnologici, così bravi nel gestire il vs. personal branding tanto da diventare delle potenziali star dei social media? Come pensate che la vs. azienda la possa prendere? Sarà per l’azienda un plus da sfruttare per migliorare o rinforzare il proprio posizionamento nel mercato o sarete visti come una potenziale minaccia da arginare e dei perditempo che preferiscono bighellonare sul web anzichè lavorare? Pensateci su….

Alla prossima!!!

COACHING e PERSONAL BRANDING

Postato il Aggiornato il

Lo scorso 4 Aprile sono stato ad Urbino in occasione del convegno Branding 2.0 in cui si discuteva, tra l’altro, di personal branding. In particolare l’intervento di Sestyle ovvero Enrico Bisetto e Damiano Bordignon, è stato particolarmente interessante e si è centrato proprio sul personal branding.

Nella bella presentazione fatta dai ragazzi di Sestyle, sono stato folgorato dalla slide in cui viene presentata la piramide del Brand Building di Keller rivista in chiave Personal Branding (l’immagine riportata a fianco); non ho potuto fare a meno di ritrovare concetti base del Coaching applicati alla costruzione del proprio brand.

Nel costruire il personal brand, si parte dalla domanda “chi sono?”, si definisce in parole povere la propria identità, realizzando la piena “consapevolezza di sé” prendendo coscienza delle proprie competenze, delle proprie capacità e delle proprie passioni. La stessa cosa che accade nel coaching, in cui nelle fasi del percorso la persona (coachee) prende consapevolezza di sé, partendo dalla cura di sé, analizzando proprio le sue competenze, capacità e passioni da cui emerge il suo potenziale.

La seconda fase nella costruzione del proprio brand risiede nella definizione degli obiettivi, individuando il contesto in cui si opera, ciò che si vuole offrire al mercato di interesse, caratterizzando la propria immagine da promuovere. Lo step successivo riguarda l’espressione di sé attraverso la propria creatività, storia e valori che ci rendono unici; non a caso si usa la parola “personal” proprio per sottolineare l’unicità dell’individuo.

Anche in questo caso i concetti del personal branding si fondono con quelli del coaching; anche nel coaching la persona che segue il percorso definisce i propri obiettivi di crescita, partendo proprio da una fotografia reale della situazione attuale monitorando passo dopo passo la strada di avvicinamento all’obiettivo finale, raggiungendo i traguardi intermedi. Come spesso ho sottolineato, è importante la creazione di un rapporto empatico tra coach e coachee che naturalmente crea una relazione facilitante. Nel coaching come nel personal branding ogni individuo è a se stante ed ha caratteristiche e potenzialità che lo differenziano da chiunque altro, rendendolo unico.

Tutto questo evidenzia ulteriormente che i concetti del coaching sono applicabili in ogni ambito della nostra vita: nel privato (life coaching), nel lavoro (business coaching) e nello sport (sport coaching) e sono un ausilio fondamentale nel raggiungere la realizzazione personale, anche attraverso la costruzione di un valido Personal Brand.

Alla prossima!

SOCIAL NETWORK: c’è il rischio di perdersi. Parte Seconda.

Postato il Aggiornato il

Riprendo il discorso dell’ultimo post per tornare a parlare di social network e di come oggi, non si possa più fare a meno di averci a che fare.

Giornali, siti web, libri, riviste, programmi televisivi tutti parlano dei social network, ma quali usare e come per evitare di farsi prendere dalla “social media mania”?

Nell’ultimo post ho parlato di quali sono quelli che ritengo fondamentali in ottica di personal branding, gestione del tempo e massimizzazione dei risultati in termini lavorativi: Linkedin, Twitter, Facebook e WordPress, vediamo ora di approfondire il perché essere presenti e come cercare di utilizzarli al meglio.

LINKEDIN: il social network professionale per eccellenza, essere presenti qui è inevitabile per tutti coloro che cercano nuove opportunità lavorative o che vogliono creare un network con professionisti dello stesso settore, per scambiare opinioni attraverso i gruppi di discussione tematici.

Il primo passo è quello di completare il proprio profilo professionale in tutte le sue parti, evidenziando le proprie specializzazioni e conoscenze senza dimenticare di mettere la propria foto, le persone con cui entrerai in contatto vogliono vederti in faccia, in particolare se possono essere interessati al tuo profilo professionale per offrirti una nuova opportunità lavorativa.

Il secondo è quello di entrare in gruppi di discussione relativi al proprio ambito lavorativo, in modo da scambiare opinioni con colleghi e professionisti del settore, mettendo in evidenza le proprie competenze ed arricchire il proprio bagaglio di conoscenze.

In ultimo quando volete entrare in contatto con altri professionisti consiglio di evitare la modalità “amicizia” se non avete mai visto la persona, ma di richiedere il contatto scrivendo due righe di presentazione spiegando il motivo per cui avreste piacere di “linkare” la persona e non dimenticare di ringraziare una volta ottenuta la connessione.

TWITTER: come ho detto nell’ultimo post su Twitter è possibile avere in tempo reale qualsiasi tipo di notizia, rimandando attraverso link ad approfondimenti su altri siti web. Qualche piccolo consiglio: seguire solo chi ci interessa, mettere sempre una foto sul proprio profilo, non usare un nick anonimo, mettere sempre una piccola bio, rispondere e verificare chi ci menziona, non inserire solo testo ma anche video, foto o link ad altri contenuti che chiaramente prima dovete aver letto in prima persona.

FACEBOOK: personalmente, non è la prima volta che lo dico, non vedo Facebook come un social network utile in ambito professionale anzi, credo sia un potenziale pericolo per la propria reputazione digitale.

Facebook nasce e si sviluppa come social network per il divertimento, le persone lo usano come se fossero dentro le quattro pareti di casa o al bar con gli amici, inconsapevoli che il mondo intero può vedere ciò che pubblicano, ivi compresi i propri datori di lavoro o i potenziali tali. Evitate quindi: di pubblicare foto non proprio consone, di scrivere critiche verso l’attuale datore di lavoro, di evidenziare opinioni di natura politica. Rispetto agli esordi oggi Facebook permette di giostrare al meglio con le impostazioni della privacy, usatele bene per evitare di incorrere in questi errori che possono costarvi caro. Facebook può invece essere ben utilizzato dalle aziende per avere un contatto diretto con i propri clienti.

WORDPRESS: in questo caso parliamo di una piattaforma gratuita per l’apertura di un blog personale, molto utile quindi per chi ha la passione per la scrittura e vuole pubblicare contenuti inerenti la propria professione. Questo ci consente di entrare in contatto con altri professionisti e lettori appassionati ai temi che trattiamo ed allo stesso tempo fornire a potenziali nuovi datori di lavoro, informazioni aggiuntive sulla nostra professionalità. Fondamentale dare costanza alla pubblicazione dei contenuti altrimenti meglio non farlo.

Chiudo il post ribadendo che questi sono i social network per me essenziali e che, con un tempo limitato, possono essere tenuti in costante aggiornamento grazie anche ai tablet e soprattutto agli smartphone che ormai sono di dominio pubblico.

Alla prossima!

SOCIAL NETWORK: c’è il rischio di perdersi. Parte Prima

Postato il

Ormai tutti parlano di social networking, negli ultimi tempi non c’è un giornale, una rivista, un blog che non dedichi articoli o post sul tema dei social network, una vera e propria overdose di informazione.

Aziende e persone vengono richiamati quotidianamente dalle sirene del social media di turno: Facebook, Twitter, Linkedin, Google+, Youtube e via discorrendo (vedi grafico a fianco); nascono social network quasi con cadenza mensile, va da se che siamo in presenza di una offerta decisamente superiore rispetto alla domanda, il rischio? Semplice, quello di perdersi inesorabilmente nel labirinto, con il risultato di sprecare tempo, non ottenere i risultati sperati e ritrovarsi con in mano un pugno di mosche.

Con il post di oggi e con quella della settimana prossima, voglio cercare di mettere un po’ di ordine tra tutta questa offerta, direzionandovi su quei social media in cui, secondo me, è rigorosamente vietato non essere presenti, in un ottica di:

–        personal branding,

–        gestione del tempo,

–        massimizzazione dei risultati

Da operatore del mondo risorse umane, i miei consigli non sono rivolti alle aziende (sulla cui coerenza nell’uso dei social network ci si potrebbe scrivere un libro) ma a tutte quelle persone che in un momento difficile come quello attuale per il mercato del lavoro, si trovano a dover competere con altri professionisti per poter essere scelti dalle aziende.

Naturalmente per prima cosa occorre definire gli obiettivi: chi sono? Quali sono le mie competenze? Quali aziende mi interessa colpire? Sono interessato a posizioni di lavoro che siano a pochi chilometri dalla mia abitazione o sono disposto a valutare un raggio più ampio?

Una volta che abbiamo risposto a queste domande ed abbiamo chiaro il nostro ambito di azione, risulta abbastanza facile capire che il primo passo da fare per chi cerca lavoro è senza dubbio quello di iscriversi a Linkedin (www.linkedin.com), il social network professionale che ti permette di creare una sorta di cv on line visibile a tutte le persone con cui ci collegheremo, ampliando di giorno in giorno il nostro network, entrando in contatto con una rete sempre più fitta di aziende e professionisti.

Bene abbiamo messo piede nella giungla dei social network, adesso? A questo punto nei profili di Linkedin con cui entreremo in contatto scorrendoli troveremo che la stragrande maggioranza degli utenti ha un nick name vicino alla parola Twitter, ecco ci siamo imbattuti nel secondo social network a cui non è possibile non essere iscritti. Twitter (www.twitter.com) significa letteralmente cinguettare ovvero scambiare in 140 battute (come scrivere un sms) concetti o rimandi a pagine web con contenuti più ampi ed approfonditi; impossibile non esserci, autentica fonte di informazioni, tutti i maggiori organi di stampa e giornalisti sono presenti, così come esperti dei più disparati settori, fino alla gente comune. Al contrario di altri social network qui non occorre chiedere il permesso per seguire (follow) un autore presente in Twitter, basta cliccare sul tasto “segui” ed il gioco è fatto, lo stesso vale per coloro che decidono di seguire quello che noi scriveremo (follower).

In pochi minuti siamo già a quota due, a questo punto anche noi siamo a tutti gli effetti parte integrante del mondo social, possiamo dire la nostra anche quando ci troviamo con gli amici i quali però immediatamente non mancheranno di dirci “ma come non sei su Facebook??”. A questo punto con estremo imbarazzo capiamo che un altro social network ci chiama a gran voce; Facebook (www.facebook.com), il social network per eccellenza, quello a cui praticamente tutto il mondo è iscritto, al suo interno troviamo praticamente di tutto: dal professore delle medie, al medico curante, all’avvocato, dal macellaio di fiducia, a tutti i possibili parenti che non vedevamo da secoli, amici che avevamo perso di vista da tempo e chi più ne ha più ne metta. Scopriamo però quasi subito che pur essendo presenti innumerevoli aziende, forse i contenuti del social network in questione rischiano di essere troppo personali, spesso prevedono persino un coinvolgimento emotivo o fin troppo goliardico, varrà la pena esserci?

Bene facciamo un primo punto della situazione: abbiamo il curriculum on line, siamo connessi con il mondo ed abbiamo notizie ed informazioni in tempo reale e con le stesse tempistiche noi possiamo dire la nostra e far pesare la nostra esperienza in determinati settori, in tempo reale siamo in contatto con tutti gli amici e le aziende che ci interessano. In ottica di personal branding, iniziamo ad essere abbastanza attivi, cosa ci manca? Dipende da chi siamo e da cosa abbiamo risposto alle domande che ho riportato in alto, certo essere presenti su questi tre social media in modo corretto significa impegnare già abbastanza tempo ed ottenere ottimi risultati in termini di resa, ma un’ultimo sforzo possiamo dedicarlo alla redazione di un blog, ovvero una sorta di diario on line, in cui appuntiamo quello che pensiamo sia utile dire per noi stessi e soprattutto per tutti coloro che decideranno di leggerci e che ci concederanno la loro attenzione. WordPress (www.wordpress.com) è uno dei maggiori fornitori di spazi gratuiti per la redazione di un blog personale, una sorta di giornale digitale in cui siamo noi a decidere i contenuti.

Ci sarebbero tanti altri social network: Google+, Youtube, Flickr, Myspace, Scoop.it, ecc.. alcuni di essi possono essere di supporto in termini di contenuti per i blog e gli altri social network, altri sono solo agli esordi, altri ancora sono realmente inutili, perché non dimentichiamoci che se è pur vero che oggi non possiamo non essere presenti nei social e quindi avere una vita virtuale, esiste pur sempre la bellezza della vita reale.

Chiudo qui il primo post sul tema, nella seconda parte che pubblicherò la prossima settimana, andrò ad analizzare per ogni social network citato i miei personali consigli su come muoversi all’interno di ognuno di essi, cercando di evitarvi di fare errori che potrebbero distruggere in un baleno la vostra reputazione digitale.

Alla prossima!

WEB 2.0: istruzioni per l’uso

Postato il

La potenza del WEB 2.0Le festività natalizie si avvicinano, dopo aver trattato temi abbastanza complessi come le relazioni industriali su cui tornerò prossimamente, ho deciso di parlare di un tema più leggero. Spesso, nei miei post, tocco l’argomento web 2.0, mettendolo come una delle armi più importanti al fianco di chi fa personal branding o è in cerca di nuove opportunità professionali; l’uso di social network, blog e posta elettronica è uno dei suggerimenti che do sempre a chi si accinge a seguire programmi di ricollocamento.

Come in tutte le cose però, c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero non l’uso ma l’abuso di questi strumenti; diventa quindi facile passare da una estremità all’altra cadendo in errori che posso risultare solo controproducenti e dannosi non solo per la nostra reputazione digitale, ma anche per il raggiungimento dei nostri obiettivi siano essi di ricerca di nuove opportunità lavorative o di mantenimento di quelle esistenti.

Ecco quindi un breve elenco di errori da evitare:

1) Se qualcosa non vi soddisfa nel vostro attuale posto di lavoro, non andate a lamentarvi via email o via social network (Facebook e Twitter in particolare), ormai tutte le aziende monitorano questi luoghi digitali, farsi beccare è un attimo con tutto quello che ne consegue in termini di valutazione. Siate sempre positivi on line e risolvete privatamente le problematiche.

2) Se dovete mandare email siate chiari, non facciamoci prendere da inutili inglesismi; negli ultimi tempi si è sviluppata la convinzione, soprattutto tra manager, che l’utilizzo di termini inglesi li renda più appetibili e dia loro maggiore visibilità, rispetto ad altri. Il risultato è che ci ritroviamo con email scritte al 50% in italiano ed al 50% in inglese, il risultato? Fate solo indispettire l’interlocutore. Usare termini inglesi non è vietato, ma solo quando questi siano ormai di uso comune, siamo Italiani, parliamo Italiano (che non significa che non dobbiamo conoscere le lingue, sia chiaro).

3) Se vi presentate ad un colloquio di lavoro o se vi trovate in riunione mettete il silenziato sui cellulari, in un caso come nell’altro non è certo buona educazione farsi interrompere. Innumerevoli volte nei colloqui che mi è capitato di fare, non solo ho sentito moltissime volte il cellulare squillare ma spesso le suonerie scelte sono veramente al limite dell’assurdo, imbarazzanti per chi ha un’età che non è più adolescenziale.

4) Evitate di usare la posta elettronica aziendale per inviare email personali, crearsi un indirizzo di posta elettronica “online” (gmail, hotmail, email ecc. sono solo alcuni dei servizi utilizzabili) non costa nulla è gratuito e può essere letta anche dal cellulare personale. I motivi sono facilmente intuibili, credo che gli uffici IT delle aziende ne vedano di tutti i colori.

5) Chiudo con un suggerimento che esce dall’ambito web 2.0; quando prendete un appuntamento siate sempre puntuali, se non riuscite per forza maggiore, chiamate la persona che dovete vedere e dite che ritardate, vi sembra banale? Beh vi garantisco che non lo è, sapete quante volte mi è capitato di fare anticamera oltre l’orario programmato prima di essere ricevuto o viceversa ho aspettato persone che non si sono mai presentate??

Per il momento chiudo qui la lista, credetemi possono sembrare suggerimenti banali, ma a quanti di voi è capitato di trovarsi nelle situazioni descritte??

Alla prossima

AIUTO!!!! SONO SENZA LAVORO: consigli su come ricollocarsi.

Postato il Aggiornato il

Cerco lavoro

La crisi economica e l’andamento dei mercati finanziari, hanno visto il mercato del lavoro cambiare radicalmente negli ultimi anni; oggi c’è una sovrabbondanza di domanda rispetto all’offerta di lavoro, con tutto quello che ne consegue a livello di disagio sociale e di difficoltà nel ricollocarsi o addirittura nell’entrare per la prima volta nel mercato del lavoro.

Sempre più persone mi chiedono indicazioni su come fare per trovare nuove opportunità professionali, non sono un guru e non sono un mago, ma visto che il mio lavoro è quello di ricollocare persone tramite l’utilizzo del percorso di outplacement, penso di potervi dare a ragion veduta alcune indicazioni che spero possano risultare utili a chi oggi si trova in difficoltà.

Parto da un argomento a me molto caro, di cui spesso ho trattato nel blog, ovvero il web 2.0, il mercato del lavoro oggi non è cambiato solo in termini di carenza di posti di lavoro, ma anche in termini di presentazione della propria professionalità al mercato ed agli operatori di settore siano essi Direttori del Personale che Società di Ricerca e Selezione o Head Hunter. Dovete sapere che le opportunità che trovate negli annunci on-line, piuttosto che nei giornali o presso i Centri per l’Impiego, rappresentano solo il 20% delle reali opportunità lavorative, il resto viaggia per passaparola, per contatti diretti tra conoscenti, per il network di conoscenze degli operatori di mercato e personali, o per reclutamento diretto utilizzato dalle aziende attraverso i social network professionali (Linkedin è il capofila ma sta crescendo anche Viadeo). Questo evidenzia l’importanza, per chi ancora non lo fa, di prendere confidenza con il Web 2.0 e con esso le nuove forme di proposizione al mercato del lavoro.

Il secondo consiglio, che fa il paio con quanto esposto sino ad ora, riguarda il fatto di pensare a se stessi come ad un marchio da promuovere nel mercato del lavoro, il famoso libro “The Brand called You” (La Marca chiamata Te) di Peter Montoya in questo è illuminante come del resto il già segnalato sito Personal Branding degli italianissimi Centenaro e Sorchiotti. Mettere in tavola tutte le carte possibili per autopromuoversi attraverso il web usando i social network o aprendo blog personali dove trattare argomenti che evidenziando le proprie specificità e conoscenze, è senza dubbio una delle strategie da utilizzare per differenziarsi dal resto dell’offerta.

Attenzione a Facebook!!! Personalmente non lo ritengo un social network che va utilizzato a scopi professionali perché viene spesso utilizzato per diletto; sappiate però che spesso le aziende lo usano per vedere, nel privato, come si propongono le persone che stanno valutando nelle selezioni, attenzione quindi: a che foto mettete, alle pagine indicate come preferite ed a tutte quelle informazioni che inserite e che appaiono nella sezione info, che risulta visibile a chiunque faccia una ricerca con il vs. nome anche se non iscritto. So per certo che numerose persone sono state scartate nelle selezioni perché in questa sezione apparivano foto “particolari”, indicazioni di natura politica e via dicendo.

Il terzo consiglio è più rivolto a chi invece ha bisogno di rivedere le sue competenze attraverso percorsi di formazione, chiunque ritiene di aver interesse su un particolare settore credo che mai come ora sia il caso di investire tempo ed un po’ di denaro in percorsi formativi seri. Anche le Regioni hanno numerosi fondi a disposizione e stanno finanziando percorsi formativi di vario tipo, chiaramente sono indirizzati prevalentemente a persone disoccupate o alle donne; vanno scelti quelli che professionalizzano realmente, purtroppo sappiamo che spesso i corsi finanziati sono i basso livello e non servono a nulla se non a sprecare le risorse pubbliche.

Spero di esservi stato utile, molto ci sarebbe ancora da dire, rinvio quindi a prossimi post per l’approfondimento delle argomentazioni trattate e per presentarne di nuove; per chi avesse domande come sempre commentate o scrivetemi.

Alla prossima

PERSONAL BRANDING: paura del nuovo?

Postato il

20111103-121448.jpg

Negli ultimi giorni mi sono imbattuto in alcuni articoli di giornale che trattano l’argomento Personal Branding, alcuni guardano con favore a questo nuovo modo di promuovere se stessi e le proprie conoscenze, altri purtroppo, iniziano a vedere con sfavore lo sviluppo del Personal Branding e con esso l’uso dei social network come mezzo primario di sviluppo del proprio brand e di comunicazione aperta e bidirezionale, con e verso il mondo.

Come mai questa diffidenza? Come mai questa avversità? Personalmente temo sia “paura“, paura del nuovo che avanza, paura di chi vuole cambiare, paura di chi cerca nuove vie per esprimersi, paura di chi ha scelto di “cogliere l’attimo”, usando le parole di un bellissimo film come “l’attimo fuggente”.

Ecco quindi che una giornalista affermata e che ho sempre ammirato sino ad ora come Maria Laura Rodotà sul numero di Style del Corriere della Sera di questo mese scrive, confondendo un pò l’argomento, un chiaro e, secondo me ingiustificato, manifesto contro il Personal Branding; succede che un politico “nuovo“, indipendentemente dal colore politico che rappresenta, come Matteo Renzi che twitta in diretta televisiva con i suoi follower, viene tacciato di essere scorretto. Cos’è questa se non PAURA?

L’ignoranza, intesa come non conoscenza, crea sempre paura e questo attiva la parte animale dell’uomo che reagisce in due modi possibili, la fuga o l’attacco; nel nostro caso l’attacco si traduce con l’erezione di barriere, si crea diffidenza, si osteggia chi propone il nuovo, proprio come accade oggi con i Renzi del caso o con i personal brander.

Torno ancora a citare “l’attimo fuggente”, le cose occorre sempre vederle da prospettive diverse se si vuole avere una visione ampia e ricordare che parole ed idee possono cambiare il mondo.

Alla prossima

EMOZIONARE, per farsi scegliere

Postato il

Prendo spunto da un paio di letture che sto facendo in questo periodo, in particolare il libro di Centenaro e Sorchiotti dal titolo Personal Branding ed il libro di Tassarotti e Varini dal titolo Coaching, per tornare a parlare di outplacement, networking e costruzione del proprio brand, in modo da catturare o farsi catturare da nuove opportunità di lavoro.

Come dico da tempo, oggi il web 2.0 è un validissimo alleato nella costruzione di un proprio marchio, nel farti identificare prima e meglio di altri. Le stesse aziende da tempo hanno cambiato strategie di comunicazione cercando di avere sempre più contatto con i loro clienti, aprendo profili su Facebook e Twitter.

In un processo di ricollocamento, risulta ancor più importante affinare una propria strategia di personal branding, cosa che può essere fatta sia “on line” che “off line”. Per prima cosa concentrati su quello che ti rende speciale, sulla competenza nella quale ti senti di eccellere; la peggior cosa che si può fare è quella di pretendere di passare per tuttologi, la specializzazione paga, sapere di fare quella determinata cosa nel migliore dei modi possibili.

Da qui parti e crea la tua strategia di comunicazione: racconta, se possibile, una storia di successo inerente la tua attività (l’azienda Tizio aveva il problema Caio, ho risolto il problema Caio sviluppando la soluzione Sempronio), pubblicizzala nel mercato, attraverso il tuo network sia sul web, ad esempio partecipando a discussioni su Forum inerenti la tua attività, sia nel mondo reale, ad esempio presenziando ad eventi sul tema, ti aiuterà ad ampliare il tuo network e parallelamente ti permetterà di conoscere di persona i tuoi possibili nuovi datori di lavoro.

L’altro passaggio che va fatto è quello di emozionare i tuoi interlocutori, come dicono Centenaro e Sorchiotti il Brand è un’emozione, banalmente vi siete mai chiesti perchè scegliete di bere la Sprite e non la gazzosa? Semplice, perché abbiamo familiarità con quel marchio e l’associamo in automatico al prodotto gazzosa. Lo stesso deve accadere per la nostra persona e quello in cui siamo specializzati, arrivare a farsi scegliere, come dice Anna Martini, perché per quel tipo di attività siamo il riferimento.

Nei colloqui con i tuoi potenziali nuovi datori di lavoro, devi sempre cercare di suscitare in loro un’emozione per far si che ti scelgano, il nostro cervello funziona in questo modo. Quante volte ti è capitato a feste o altri eventi di conoscere persone ed alla fine di non ricordarti neanche il nome di chi hai conosciuto? Non ti hanno lasciato nulla; quali sono i momenti che ricordi maggiormente di quando eri bambino? Quelli in cui hai vissuto una forte emozione e che si sono stampati indelebilmente nella tua memoria.

Quando ti prepari per un colloquio di lavoro, quando fai personal branding, quando conosci nuove persone, ricordati di emozionarle, solo in questo modo sarai associato alla tua professionalità e verrai scelto.

Alla prossima