autorealizzazione

Papa Francesco un coach inconsapevole

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Papa Francesco un coach professionista?
Papa Francesco un coach professionista?

Dopo le meritate ferie eccomi nuovamente operativo, come avevo promesso nell’ultimo post, Settembre segna la data della ripartenza dopo il meritato riposo, del rimettersi in moto dopo il tanto poltrire sullo sdraio del mare e le innumerevoli cene con gli amici davanti al fuoco del barbecue.

Ripartire è sempre positivo, l’uomo ha innumerevoli capacità e rimanere per troppo tempo in panciolle alla fine lo fa sentire a disagio e gli fa ritrovare la voglia di mettersi in gioco, di dimostrare di essere capace per aumentare la propria autostima e la considerazione da parte degli altri; per questo, almeno per quanto mi riguarda, ripartire dopo le ferie non è mai una cosa negativa, anzi al contrario diventa un momento estremamente stimolante in cui mi faccio ritrovare carico e pronto ad affrontare il nuovo che verrà con positività ed energia.

In questo primo post del dopo ferie voglio parlarvi di Papa Francesco, una figura senza dubbio innovativa che non può passare inosservata nè ai credenti nè a coloro che si definiscono atei. Non voglio però dare a questo post una connotazione cattolica o meno, voglio solo porre l’accento su un personaggio che stupisce per la semplicità e che, forse inconsapevolmente, incarna tutte le competenze del coach professionista.

Sono rimasto particolarmente colpito da una delle sue recenti uscite avute durante un incontro con i giovani avvenuto a San Pietro; in quella occasione Papa Francesco ha lanciato numerosi messaggi ai ragazzi presenti, messaggi che ho immediatamente associato al Coaching, vediamo di analizzarli uno ad uno.

Scommettere su un grande ideale e l’ideale di fare un mondo di bontà, bellezza e verità” un messaggio che ci dice come nella vita dobbiamo sempre dare un significo ed uno scopo alla nostra esistenza che ci permetta di autorealizzarci.

No ad alcool e droghe, questo voi potete farlo: voi avete il potere di farlo. Se voi non lo fate è per pigrizia” una chiara esortazione a credere in noi stessi, nelle nostre potenzialità, ad essere pienamente coscienti delle nostre scelte.

Quando un giovane mi dice: che brutti tempi questi, Padre non si può fare niente. Lo mando dallo psichiatra eh? Perché non è vero, non si capisce un giovane, un ragazzo, una ragazza che non vogliano fare una cosa grande. Poi faranno quello che possono, ma la scommessa è per cose grandi e belle” una bella esortazione nuovamente a credere nelle proprie capacità, nel fissarsi obiettivi e nel dare tutto se stessi per raggiungerli.

Concetti come autorealizzazione, credere in se stessi, potenzialità, fissare obiettivi sono tutti concetti centrali nel Coaching, Bergoglio li ha menzionati tutti in poche frasi, come non annoverarlo tra noi coach professionisti?

Buona ripresa a tutti e….. alla prossima!!!

Cambiare: un verbo che non vogliamo imparare.

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C'è sempre luce in fondo al tunnel
C’è sempre luce in fondo al tunnel

Cambiare, nel senso di rendere diverso qualcosa o qualcuno, nel senso di trasformarsi in qualcosa d’altro è un verbo che oggi più che mai è diventato di strettissima attualità. Vale in tantissimi ambiti: dalla vita politica del Paese, alla modalità di gestione delle aziende, dal modo di porsi nei confronti del lavoro, al idea di dare un senso diverso alla nostra esistenza.

Sentire parlare di cambiamento è facile, basta accendere la tv, sentire i dibattiti politici, partecipare ad incontri tra aziende o anche semplicemente sentire le persone per strada dire “non ce la faccio più ad andare avanti così, qualcosa deve cambiare”. Il problema è che più se ne parla e meno si attuano quei cambiamenti che invece sono diventati imprescindibili, almeno se vogliamo pensare di avere un futuro come Paese, come sistema industriale, come persone alla ricerca della autorealizzazione.

Partiamo dalla politica, di per sé il discorso sembrerebbe facile a dirsi, è indubbio che continuare sui binari in cui siamo stati per tutti questi anni non è cosa fattibile ne tantomeno pensabile. Il fallimento del sistema politico degli ultimi trenta anni è più che evidente, una classe politica che ha pensato più a se stessi che ad amministrare negli interessi dei cittadini la “res publica” ovvero la cosa pubblica, fino allo scoppio degli scandali della prima repubblica che poi sono stati perpetrati anche nella seconda e mi sembra che, nonostante la voglia di cambiamento espressa dai cittadini, anche la terza repubblica appena inaugurata nonostante i tanti proclami anche dei nuovi arrivati, sia ferma sulle medesime posizioni. Cambiare quindi a parole ma non nella pratica.

Dal punto di vista industriale, anche in questo caso urge cambiare; cambiare il modo di gestire le aziende ormai obsoleto che non da più i frutti cui si era abituati, cambiare da parte dei lavoratori il modo in cui affrontare la nuove sfide del lavoro: uscire dalla illusione del posto fisso, ampliare i confini, guardare oltre i confini del proprio paese, della propria regione ed in alcuni casi anche della propria nazione. Cambiare significa anche saper affrontare nel migliore dei modi il ricambio generazionale all’interno delle tante PMI italiane, originate dal genio di singoli imprenditori illuminati che però, in molti casi, sembrano non aver avuto la stessa illuminazione nel saper costruire ed educare le seconde generazioni. Cambiare realizzando che giocare da piccolo solista in un campionato ormai internazionale composto da squadroni, significa andare incontro a sconfitta sicura; meglio fare squadra con altri piccoli solisti, lasciando da parte l’orgoglio personale, mettendo in campo un bel gioco di squadra e l’orgoglio, quello si positivo, ed il saper fare di noi italiani.

Cambiare come singoli: se una situazione non ci va bene, se ci sentiamo intrappolati in una vita che non ci appartiene, se sentiamo la necessità di uscire da una routine che ci attanaglia, occorre mettere in campo la voglia di autorealizzazione perchè si è sempre in tempo per riprendere in mano la nostra vita e portarla verso quelle mete cui tanto ambiamo, i sogni si possono sempre realizzare basta avere la consapevolezza dei nostri mezzi e delle nostre potenzialità ed avere il coraggio di fare quel passo nel tunnel che seppur buio e irto di ostacoli, sappiamo che alla fine ci regala sempre la luce.

Ricordiamoci che alla base del cambiamento c’è sempre la volontà di agire, non si cambia a parole ma con i fatti.

Alla prossima!!

AUTOREALIZZARSI? SI PUO’!!!

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Autorealizzarsi si può!Ritorno sull’argomento “autorealizzazione”, lo faccio perché il post precedente ha attirato l’attenzione di molti di voi che mi hanno contattato attraverso il web 2.0 (social network, email e commenti), in alcuni casi sollevando perplessità nei confronti delle mie parole. Uno scetticismo comprensibile, visto il momento economico particolarmente difficile per il nostro Paese, a cui però mi sento di replicare con rinnovata fiducia certo che il mio caso non sia l’unico.

Così dopo aver letto il commento di “Vogue” (nick che si è dato lei, visto che preferisce non comparire con il suo nome reale) che si rispecchia a grandi linee nella mia storia; sono entrato in contatto con lei e le ho chiesto la possibilità di farle una breve intervista, in cui potesse raccontarci la sua esperienza di autorealizzazione che in questo caso, prende addirittura corpo da un vissuto estremamente negativo, a dimostrazione che autorealizzarsi si può in qualsiasi situazione.

Ciao Vogue, parliamo di autorealizzazione, da cosa è nato il tuo desiderio di dare una svolta alla tua vita?

Non è stato un vero e proprio desiderio, ma una necessità. Ad un certo punto mi son trovata senza lavoro, un episodio sempre più frequente ma sempre meno compreso (dagli altri e dai media) e ho DOVUTO rimboccarmi le maniche, per non soccombere.

Come ti sei rimboccata le maniche?

Partiamo dal presupposto che non volevo assolutamente tornare indietro nè rischiare l’immobilismo nè tanto meno perdere tempo, sapevo che potevo contare su una professionalità costruita nell’arco di quasi 10 anni e volevo tentare o almeno provare a non dare ascolto a tutte le frasi pessimistiche: “non c’è lavoro torneremo ad essere tutti stagisti”, ma nemmeno dare peso alle frasi esageratamente ottimistiche “Prima o poi il lavoro si trova”, frasi che ti fanno solo innervosire, perchè spesso pronunciate dallo statale che non saprà mai (buon per lui) che vuol dire perdere il lavoro o da chi può contare su altre entrate. Sapevo che potevo solo contare su me stessa, se volevo continuare ad avere una vita autonoma, così prendere o lasciare l’imperativo ipotetico era questo “se vuoi il tipo di vita (di prima > autonomo, indipendente, per conto tuo ecc) devi rimboccarti le maniche” così ho deciso di investire non tanto sulla formazione perchè il corso di inglese all’estero a quasi 35 anni non mi sembrava in target, oppure l’ennesimo corso web dopo un’esperienza solida nel campo; allora ho investito in un altro tipo di formazione quella sulla …come dire personalità, farsi aiutare da professionisti del lavoro (consulenti, psicologici, ecc) che sapessero affiancare le persone in difficoltà, che non  gli trovassero la soluzione bell’e pronta, quella te la trova solo la bustarella,  ma che ti dessero gli strumenti per cercarlo attivamente anche se mi spaventava come percorso, ci ho creduto subito, a pelle.

Quindi ti sei servita dell’aiuto di professionisti del settore risorse umane, che percorso hai fatto? Quali strumenti ti hanno aiutato a prendere consapevolezza di te e dei tuoi reali desideri?

La consulenza di carriera; mi hanno aiutato le chiacchierate con il coach che hanno lavorato molto sulla mia autostima colpita sul senso di perdita che per me era fortissimo, sul trasformare la rabbia in positività e soprattutto sul combattere l’apatia è facile sedersi al primo no, o meglio demoralizzarsi, il coach mi ha aiutato ad andare avanti anche di fronte ai grossi ostacoli e ai grandi rifiuti.

Sai che molte persone quando sentono discorsi e leggono articoli sulla autorealizzazione sono scettici e parlano apertamente di panzane belle e buone; la mia esperienza ed ora la tua evidentemente dicono il contrario. Cosa ti senti di dire a queste persone che, comprensibilmente, stanno passando un momento estremamente negativo della loro vita?

Sento di dire di lasciarsi aiutare, non fare tutto da soli e non affidare il peso del proprio dramma (io l’ho vissuto cosi) alla famiglia (genitori, partner…), non sperare nel caso nella divina provvidenza, nè nell’aiuto che arriva dall’esterno. Se non ce la si fa da soli lasciarsi aiutare, io sentivo che da sola non ce l’avrei fatta, nè volevo appoggiarmi troppo agli altri che non avrebbero saputo aiutarmi ma non perchè non capaci di sostegno, ma perchè non competenti, un amico o un fratello può aiutarti fino lì e non fino là.

Chiudo con una domanda banale: di cosa ti occupi oggi e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Adesso mi occupo di informazione, cosa in cui credo fermamente. Informazione orientata principalmente al femminile. Progetti? Al momento non me li pongo. Solo imparare ad organizzarmi meglio.

Nel ringraziare Vogue per la disponibilità, mi preme sottolineare che la sua è un’esperienza molto importante, in primis perché con tutte le polemiche che impazzano oggi sulla disoccupazione femminile, vedere che una donna ce l’ha fatta non può che essere ancor più incoraggiante, una ulteriore dimostrazione della grande forza di volontà di cui gode il genere femminile; è altresì importante perché lancia un altro messaggio che nella mia esperienza non si coglieva, ovvero se non ce la facciamo da soli, se sentiamo che abbiamo bisogno anche di una piccola spinta che ci lanci verso la sognata discesa, facciamoci aiutare, ma da quelle persone che sono in grado di farlo, non appoggiamoci su chi, pur volendoci bene, non può aiutarci rischiamo di tirare a fondo anche lui.

Spero che questa nuova testimonianza convinca anche i più scettici che ognuno di noi ce la può fare.

Alla prossima