capacità volizionali

Il falso mito dei talenti

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La parabola dei talenti
La parabola dei talenti

Talento, parolona di cui oggi sono pieni testi, articoli di giornale, senza contare che nel linguaggio aziendale il talento è costantemente sotto i riflettori, non sono poche le aziende che si sbizzarriscono nel creare politiche per attirare e trattenere i talenti. Bene peccato che in realtà il talento non esiste!!!

Sono forse esagerato? Nelle righe che seguono cercherò di dimostarvelo. Partiamo dall’etimologia della parola: talento deriva dal greco talanton che altro non era che il piatto della bilancia, cosa lo ha erroneamente portato all’attuale significato di “predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti in quanto naturali ed intese a particolari attività” come recita l’enciclopedia Treccani? Sicuramente una errata interpretazione della parabola riportata dal Vangelo di Matteo chiamata per l’appunto parabola dei talenti.

Per chi non la conoscesse ancora, la parabola recita testualmente: “Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto. Venuto, infine, colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglieteli dunque il talento, e datelo a chi ha dieci talenti. Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre: là sarà pianto e stridore di denti.”

Una parabola che se letta e non correttamente interpretata può suonare come uno stridore rispetto alla parola di Cristo, a parte che non è questo il lugo per una disquisizione religiosa, quello che mi preme invece sottolineare è che il messaggio comune che esce da queste righe è sostanzialmente che “chi ha delle possibilità innate deve farle fruttare” da qui la trasformazione di talento da piatto della bilancia a persona con doti innate.

Qui sta l’errore, in realtà se andiamo a dare una lettura più approfondita della stessa capiremo che il messaggio che vuole passare è che ognuno di noi è dotato di tutte le potenzialità necessarie per riuscire in ciò che crede, l’importante è dare tutto se stessi, sopportando anche forti sacrifici.

Talento quindi non esiste così come lo concepiamo, esiste l’impegno a conseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati, ovvero a mantenere sempre alta la motivazione individuale, come? Ritorno al concetto espresso un paio di post fa ovvero sviluppando al massimo la resilienza che si compone di un elevato senso di autoefficacia e di ottime capacità volizionali che ci sostengono e consentono di supere gli ostacoli che inevitabilmente si pareranno davanti nel cammino verso la nostra piena realizzazione.

Alla prossima!!

Sviluppare la RESILIENZA

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Sviluppare la Resilienza
Sviluppare la Resilienza

Oggi voglio toccare il concetto di resilienza; un termine che ha molteplici significati: in ingegneria rappresenta la capacità di un materiale di resistere agli urti, in informatica indica la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso, in ambito personale indica la capacità di mantenere viva la propria automotivazione.

Mi riallaccio quindi al mio post in cui parlavo di motivazione, oggi questo concetto è oltremodo importante alla luce di una crisi economica che sembra infinita e a tutte le difficoltà connesse sia in ambito lavorativo che personale.

In questo stato di cose, diventa fondamentale sviluppare il più possibile la nostra resilienza, ma come possiamo farlo? Per prima cosa va detto che per mantenere alta la propria automotivazione occorre in primis sviluppare la nostra percezione di autoefficacia e parallelamente sviluppare il più possibile le nostre capacità volizionali che altro non sono le capacità di perseverare fino al raggiungimento dell’obiettivo prefisso.

L’autoefficacia è un ingrediente fondamentale della automotivazione, non va confusa con la autostima in quanto la prima rappresenta la mia convinzione di riuscita in contesti delimitati (nello sport, nel lavoro, ecc.) mentre la seconda è la percezione generale del mio valore come persona; ciò significa che posso avere un basso senso di autoefficacia rispetto alla possibilità di cucinare un determinato piatto senza però che questo intacchi il mio valore come persona.

L’autoefficacia si sviluppa attraverso esperienze di successo è in poche parole quella sensazione di “sentirsi capaci” di fare quella determinata cosa; la si sviluppa attraverso un circolo virtuoso che parte dall’impegno con cui affrontiamo le cose, l’impegno produce senso di competenza che a sua volta crea piacere e nuova motivazione a continuare a fare. Dobbiamo solo proteggerci dagli autosabotatori interni che non sono altro che processi cognitivi disfunzionali ovvero rischiano di contrastare fortemente il nostro senso di autoefficacia; sono rappresentati da credenze e convinzioni limitanti e da interpretazioni false della realtà: in ambito sportivo un esempio potrebbe essere: “il mio allenatore non mi ha fatto giocare perchè ritiene che non sia capace” quando in realtà nella testa dell’allenatore la spiegazione era dettata solo esclusivamente da scelte di natura tattica.

L’altro aspetto della resilienza è lo sviluppo delle capacità volizionali, trattandosi di forza di volontà, non sono semplici da allenare e sviluppare, possiamo però dire che queste capacità risiedono nelle aree prefrontali del cervello che sono quelle di più recente formazione del cervello umano e che sono tra le maggiori responsabili del funzionamento dell’attenzione, danno un grande contributo nel gestire le risposte emozionali e regolano i comportamente connessi all’autocontrollo. Come dicevo non è cosa semplice allenarle basti però sapere che ogni volta che facciamo uno sforzo di volontà, anche piccolo come resistere alla tentatazione di mangiare un cioccolatino, le aree prefrontali entrano in funzione. In un ambito sportivo ad esempio possiamo dire che nel momento in cui sentiamo di non farcela più occorre “spostare l’attenzione” da questi messaggi che il corpo ci invia al focus sul raggiungimento dell’obiettivo che significa concentrarci sul motivo per cui stiamo operando quello sforzo.

In conclusione, riprendendo il concetto con cui ho aperto il post, oggi è sempre più importante sviluppare la nostra personale resilienza, i tempi lo impongono, occorre tornare a ciò da cui i nostri nonni sono partiti dopo la guerra, loro si che erano resilienti, un concetto che abbiamo perso nel tempo abituati ai periodi di vacche grasse che si sono succeduti; oggi ringraziando iddio non siamo alla fine di una guerra ma per certi versi è come se ci fossimo, dobbiamo ripartire con grosso senso di responsabilità e sacrificio a ricostruire dalle macerie che la crisi ci ha lasciato e questo possiamo farlo solo trovando la motivazione dentro di noi perchè nessuno ci regalerà nulla.

Alla prossima!!