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Che capo sei?

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Sir John Whitmore
Sir John Whitmore

Ogni “capo” ha un suo stile di leadership, ognuno ha un suo modo di interfacciarsi con i propri collaboratori e ritiene che il suo sia il migliore possibile; in realtà tutti questi stili possono essere raccolti in quattro macro tipologie:

– Il Capo “tiranno

– Il Capo “seduttore

– Il Capo “democratico

– Il Capo “figlio dei fiori

Vediamoli uno ad uno

Il Capo TIRANNO

E’ il capo classico, quello che viene incarnato dalla stragrande maggioranza dei leader e degli imprenditori; non ci sono possibilità di contraddittorio si fa quello che dice lui e basta. E’ un pò lo stile con cui siamo cresciuti, i genitori che ci hanno sempre detto cosa dovevamo fare, gli insegnanti che dicevano cosa era giusto e cosa sbagliato, il periodo del militare (per chi come me lo ha fatto) in cui si eseguivano gli ordini e stop. Ecco questo del militare è l’esempio migliore, in questo stile di leadership infatti il capo comanda letteralmente e chi è sotto deve ubbidire senza se e senza ma. Chi applica questo stile ha l’errata convinzione di avere tutto sotto controllo, si perchè quando c’è il capo tutti sono a testa bassa e dicono si, salvo poi, una volta girate le spalle, fare l’esatto contrario, sentirsi pieni di risentimento ed al massimo fornire prestazioni scadenti. Il motivo è semplice lo staff si demotiva se si sente sempre e solo dire cosa deve fare, anche se ha idee alternative magari valide, evita accuratamente di metterle sul piatto perchè tanto sa che non sarebbe ascoltato.

Giudizio personale: lo stile di leadership peggiore in assoluto.

Il Capo SEDUTTORE

Il tipo di capo che è un derivato del primo, infatti è leggermente più subdolo, finge di essere democratico e di ascoltare salvo poi presentare la sua idea e con modi affabili tenta di convincere tutti che è la migliore possibile. Chiaramente chi è parte dello staff se ne guarda bene dal contraddirlo ben sapendo che in realtà, dietro quella finta disponibilità, in realtà si nasconde un capo tiranno. Di conseguenza alla fine, rispetto al punto uno cambia ben poco, lo staff esegue comunque quello che è stato deciso dal capo e non apporta alcuna idea.

Giudizio personale: uno stile di leadership veramente viscido.

Il Capo DEMOCRATICO

Il tipo di capo che tutti vorremmo, disponibile alla discussione ed alla valutazione di idee altrui, che vaglia attentamente verificando tutte le possibili implicazioni, sempre pronto a rimettersi in discussione nel caso subentrino nuove idee. I contro di questo stile sono i tempi, si rischia di avere tempi biblici nelle decisioni con il timore di sfociare nella indecisione totale.

Giudizio personale: lo stile migliore possibile tra i quattro.

Il Capo FIGLIO DEI FIORI

Il tipo di capo che sembra democratico ma in realtà tende a declinare la propria responsabilità lasciando massimo spazio ai collaboratori inconsapevole che comunque alla fine la responsabilità degli scarsi risultati ricadrà su di lui; parte con buone intenzioni ma così facendo lascia un vuoto decisionale e di coordinamento che disorienta i dipendenti, che si muovono in ordine sparso spesso pestandosi i piedi l’un l’altro. Inoltre il dipendente si sente obbligato a doversi prendere responsabilità senza avere la possibilità di scegliere di farlo, il risultato è che non sarà mai motivato al 100%.

Giudizio personale: anarchia totale.

Alla fine vi domanderete, ma allora non esiste uno stile di leadership da seguire? In realtà, come ci dice il buon John Whitmore uno dei padri fondatori del Coaching, c’è una quinta via ed è quella del LEADER COACH, che attraverso l’uso del coaching e le domande consente al dipendente di prendere coscienza di ciò che va fatto e delle azioni da fare per portalo a termine, coinvolgimento massimo quindi. Dall’altra parte ricevendo risposte alle sue domande il capo è sempre a conoscenza della situazione, non solo, acquisisce anche il modo con cui le cose saranno portate avanti e le idee che ci sono alla base.

La conseguenza è avere dipendenti realmente coinvolti e motivati perché protagonisti al 100% nel processo decisionale e di responsabilizzazione, una responsabilità che non viene imposta dall’alto ma acquisita autonomamente dal dipendente.

Alla prossima!!

COSE DA EVITARE PER FARE CARRIERA E…. UNA RIFLESSIONE

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Questa volta voglio parlare di comportamenti ed atteggiamenti da evitare in azienda in modo da, non dico tanto fare carriera, quanto perlomeno mantenere il posto di lavoro ed evitare di essere additati come i prossimi candidati all’uscita.

Le aziende essendo composte da persone, tendono a comportarsi come tali quindi spesso dicono una cosa ma ne pensano un’altra per cui è bene cercare di interpretare nel miglior modo possibile le parole che escono da: titolari, dirigenti, capi ecc..

Qualche mese fa in parte ho già toccato questo argomento quando ho parlato di aziende che a parole vogliono persone propositive ma che nella pratica spesso, quando le trovano, tendono a soffocarle per non dire peggio. Stavolta voglio unire ulteriori “warnings” a quanto già trattato; capita a tutti ed in qualsiasi azienda di avere momenti di rabbia e di parlare male del proprio capo dell’azienda, può succedere ma evitate accuratamente di farla diventare una abitudine, ricordate che le macchinette del caffè “parlano” esattamente come quelle di “Camera Caffè”.

Avete molteplici riunioni, dovete presentare numeri, progetti, idee? Avete assicurato il vs. capo che per la data x tutto sarà in ordine pur sapendo che siete già in ritardo? Bene fate in modo che lo sia davvero tutto in ordine, dimostrare disorganizzazione, non avere il polso della situazione sulle proprie attività sono tutti segnali di inefficienza e di inaffidabilità, evitatelo.

Il tempo corre e ci porta continue innovazioni, pochi giorni fa parlavo con un amico e notavamo come forse negli ultimi 50 anni si siano condensate tantissime novità tecnologiche che hanno inesorabilmente cambiato il ns. modo di lavorare, sabato un articolo di Severgnini sul Corriere della Sera faceva notare come queste innovazioni hanno elevato, sicuramente in modo eccessivo, la ns. produttività portandoci a lavorare anche in ore impensabili. Non dobbiamo essere fagocitati dalla tecnologia ma dominarla, capita però che molti 50enni nei posti di lavoro siano rimasti ancorati ai vecchi metodi di lavoro oggi assolutamente anacronistici, rinunciando spesso a volersi aggiornare delegando i compiti ai colleghi più giovani… attenti a non delegare anche il vs. posto di lavoro.

Chiudo con una riflessione, non posso non toccare in questi warnings i social network; tante volte mi sono raccomandato su un uso corretto degli stessi in ottica di miglioramento del proprio “personal branding” (cercate nel blog) stavolta invece voglio farvi questa domanda: cosa succede se siete così tecnologici, così bravi nel gestire il vs. personal branding tanto da diventare delle potenziali star dei social media? Come pensate che la vs. azienda la possa prendere? Sarà per l’azienda un plus da sfruttare per migliorare o rinforzare il proprio posizionamento nel mercato o sarete visti come una potenziale minaccia da arginare e dei perditempo che preferiscono bighellonare sul web anzichè lavorare? Pensateci su….

Alla prossima!!!