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Il mercato del lavoro ed il paragone con Sky e Mediaset Premium

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Logo SKYVenerdì scorso mi sono imbattuto in un articolo del Corriere della Sera (che trovate qui) in cui veniva citata una ricerca che ha recentemente fatto l’azienda multinazionale di software Bullhorn. In questa ricerca tra le altre cose veniva evidenziato, a mio parere in maniera paradossale, che le aziende preferiscono assumere una persona che ha magari dei precedenti penali (leggeri chiaramente) ma in piena attività nel mercato del lavoro, piuttosto che una persona con fedina penale intonsa, che si trova fuori dal mercato del lavoro da circa due anni.

Stiamo parlando di una domanda posta a ben 1.500 manager del mondo HR, non possiamo quindi dire di trovarci davanti ad un campione irrisorio; ebbene per 4 interpellati su 10 è molto difficile collocare persone che sono fuori dal mercato del lavoro da più di due anni, non solo, per il 36% degli stessi intervistati è difficile collocare anche chi è fuori dal mercato del lavoro da un solo anno. Ecco quindi il paradosso citato ad inizio post che, purchè lavorino, risulta più facile persino far assumere persone che hanno una fedina penale con qualche macchia rispetto a chi è fuori dal mondo del lavoro.

Naturalmente questa affermazione va presa come provocazione, non può certo essere un incitamento a deliquere ci mancherebbe altro, ci fa però tornare su quanto disse qualche settimana fa il Ministro Fornero in merito al fatto di non essere troppo “choosy” ma di cogliere ogni opportunità che ci si presenti davanti, pur di rimanere ancorati al mercato del lavoro.

Da consulente di outplacement sapete che più e più volte ho fatto presente che è meglio fare un passo indietro e tornare attivo, piuttosto che rimanere fermi sulle proprie posizioni e continuare a guardare il mondo del lavoro da fuori, con il tempo che inesorabilmente scorre e che, come evidenziato dalla ricerca, non può certo essere definito come amico.

In questo post però voglio aggiungere altro, parlando a quei lavoratori che oggi si trovano per malaugurata sorte sotto ammortizzatori sociali, alle organizzazioni sindacali che tutelano i diritti dei lavoratori e le imprese, alle imprese che sono alle prese con riorganizzazioni e tagli ed a tutti quei lavoratori che, pur essendo ancora in azienda, sanno perfettamente di essere coinvolti in progetti di ristrutturazione aziendale. I dati menzionati da questa ricerca parlano chiaro: le aziende da un lato devono ristrutturarsi causa crisi, ma dall’altro quando assumono, perchè lo ribadisco… ASSUMONO (il mercato del lavoro è sempre in movimento), lo fanno volgendo lo sguardo a persone che siano attive sul mercato del lavoro o che ne siano usciti da pochissimo tempo, basti pensare che nella ricerca di Bullhorn, esagerando a mio parere, il 4% degli intervistati afferma che una collocazione è comunque difficile indipendentemente da quanto si è fuori dal mercato del lavoro.

Ai lavoratori sotto ammortizzatori sociali, alle Organizzazioni Sidacali, Confindustria, alle imprese coinvolte in riorganizzazioni ed ai loro lavoratori dico chiedete e proponete lo strumento dell’outplacement, al di la della Riforma Fornero che ha messo le primissime basi per istituzionalizzare lo strumento. I dati della ricerca danno una ulteriore conferma, affrontare il mercato del lavoro da fuori e soprattutto da soli è sempre difficile, oggi lo è ancor di più; essere accompagnati nella ricerca di nuove opportunità è una occasione da non perdere per i lavoratori ed un atto di responsabilità sociale per le imprese, sindacati e confindustria.

Visto che parlo di ricerche, vi ricordo che una Unioncamere ha attivo un sistema informativo per l’occupazione e la formazione chiamato Excelsior che oggi è diventato la base di raccolta dati sul mercato del lavoro (lo trovate qui), non solo conferma la mia affermazione sulle assunzioni delle aziende (nel IV trimestre 2012 sono previste 218mila assunzioni) ma ricorda che in Italia, chiunque si metta alla ricerca di un posto di lavoro ha accesso solo al 15% di tutte le opportunità presenti mentre il restante 85% rimane nascosto perchè viaggia su canali alternativi quali il passaparola. E’ come se, parlando in termini televisivi, chi ha il digitale terrestre in chiaro vedesse il 15% del mercato del lavoro, e solo chi ha Mediaset Premium o SKY ha accesso al totale delle opportunità presenti. Chi si occupa di outplacement è come se fosse SKY o Mediaset Premium che da la possibilità ai suoi abbonati di vedere tutto; le società specializzate in ricollocamento professionale (questa la traduzione in italiano di outplacement) hanno accesso alla quasi totalità delle opportunità perchè hanno i contatti diretti con le aziende cosa che difficilmente una persona qualsiasi ha a meno che non abbia un network di conoscenze ampio e ben curato.

Usufruire di un percorso di ricollocamento diventa quindi una opportunità, proporlo significa dimostrare rispetto e responsabilità verso quelle persone che, per cause di forza maggiore come azienda, sarò costretto a licenziare.

Alla prossima!

“CHOOSY” o no il mondo è cambiato!

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Non potevo sorvolare su quello che è stato il leitmotiv della settimana, ovvero l’intervento del Ministro Fornero in un convegno in Assolombarda dello scorso lunedì; intervento in cui afferma che “i ragazzi non devono essere troppo choosy, meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro un posto migliore, non aspettare l’arrivo del posto ideale”.

Premetto che vado controcorrente rispetto a quello che ho letto e sentito in questa settimana, ovvero una alzata di scudi pressoché generale a favore dei giovani e contro il Ministro del Lavoro rea di avere, per l’ennesima volta, detto la sua boiata quotidiana.

Chiaro, non si può fare di tutta un’erba un fascio, è naturale che oggi una nutrita maggioranza di giovani è disponibile a fare qualsiasi lavoro pur di entrare nel mercato, io stesso conosco ragazzi che già durante gli studi lavorano con lavoretti part-time per ritagliarsi un po’ di autonomia economica se non addirittura per pagarsi gli studi stessi; è altrettanto vero però che sono diversi anni che lavoro e posso assicurare di essermi imbattuto moltissime volte in ragazzi neolaureati che entrando in azienda pensavano di essere già direttori generali o, peggio, pretendevano di essere messi in posizioni di rilievo.

Ecco quindi che per chi opera nel mondo del lavoro le parole della Fornero paiono tutt’altro che fuori luogo, come anche affermato da giornalisti come Manfellotto Direttore de l’Espresso nell’editoriale di questa settimana. Anche perché l’inglese, lingua meravigliosa per il sottoscritto, facilmente raccoglie sotto un unico vocabolo diversi significati; si fa presto quindi a dire che “choosy” significa “schizzinoso” con una accezione sicuramente fuori luogo se detta da un Ministro, basta però guardare un vocabolario per capire che “choosy” viene usato anche per descrivere una persona “difficile da accontentare” o “esigente” che, come ben potete immaginare, suona in tutt’altro modo rispetto a schizzinoso.

La mia riflessione però, vuole andare oltre ai ragazzi e coinvolgere anche adulti (che hanno perso il posto di lavoro causa crisi), imprenditori e forze politiche.

Nel mio lavoro sono a contatto con persone che hanno perso il posto di lavoro ma che hanno avuto, nella sfortuna, la fortuna di essere accompagnati da professionisti, nella ricerca di nuove opportunità di lavoro. Anche tra di essi si annidano insospettabili “choosy”, persone che spesso davanti a proposte di lavoro che prevedono retribuzioni leggermente inferiori a quanto percepito sino alla perdita del posto, le rifiutano attendendo la “proposta ideale”; oppure quelli/e che davanti ad una proposta di assunzione a tempo pieno rifiutano perché accettano solo part-time e per giunta solo alla mattina e potrei andare oltre ma preferisco fermarmi qui. Noi consulenti di outplacement, ci sgoliamo nel dire esattamente le parole del Ministro Fornero ovvero: non rifiutate, rientrate nel giro e da dentro poi cercate il posto ideale.

Veniamo agli imprenditori, qualche giorno fa sul Corriere della Sera è uscito un articolo di Severino Salvemini che invito tutti a leggere (http://bit.ly/Tu0Dvl) perché dopo anni di chiacchere sulle colpe della crisi, finalmente senza peli sulla lingua, dice chiaramente come stanno le cose. In particolare Salvemini afferma “Serve un nuovo ripensamento del modello aziendale, oggi decisamente incongruo rispetto al fabbisogno contemporaneo di competitività. Meno concentrazione dunque su eventi congiunturali, su politiche pubbliche e su contesti regolativi, e più al centro le debolezze delle singole imprese e le responsabilità di chi queste imprese è chiamato a governarle e gestirle.” Perchè in effetti le colpe ci sono eccome; un paio di settimane fa sono stato all’Assemblea di Confindustria Ancona, tra gli ospiti il Presidente di Confindustria Squinzi che, sorvolando sulla pochezza delle dichiarazione fatte, non ha minimamente fatto un seppur minimo accenno di autocritica, rovesciando la colpa della crisi delle imprese italiane su politica, sindacati e situazione congiunturale. Oggi le imprese e gli imprenditori che le rappresentano, pretendono di ragionare e di agire esattamente nello stesso modo del periodo pre-crisi, usando ancora le parole di Salvemini “Le imprese italiane hanno oggi comportamenti tardivi rispetto alle loro cugine internazionali. Le strategie sono troppo poco determinate e affini a convenienze di breve termine; gli sviluppi del capitale umano sono basati su investimenti formativi esili che producono competenze poco originali e distintive (l’investimento in formazione delle imprese italiane è da anni plafonato sotto l’1% del fatturato annuo); i disegni organizzativi sono rudimentali e burocratici; il management è in gran parte autoreferenziale e poco mobile e scarsamente orientato al rischio e all’apertura (fate il calcolo di quanti sistemi di incentivi manageriali basati sul raggiungimento degli obiettivi sono diffusi e ne avrete la riprova); la governance aziendale si tramanda senza confronti e inclusioni esterne, con estensioni di patti di controllo, piramidi societarie e forme di potere insindacabile; la creatività di cui tanto si parla nello stivale del bello e del ben fatto non è altro che un pizzico di ritocco incrementalistico senza strappi di discontinuità o di radicale innovazione. Il tutto condito da una scarsa patrimonializzazione, resa ancora più traballante dalla fuga dei cosiddetti animal spirits , che durante la crisi hanno preferito la rendita immobiliare alla scommessa manifatturiera.

Per quanto riguarda i politici… beh qui il discorso è facile, basta leggere i giornali, guardare la tv ed ascoltare la radio per avere prova quotidiana di in che razza di mani siamo, non parlo di rosso, bianco o nero, di un partito rispetto ad un altro, di destra o di sinistra… i fatti hanno documentato chiaramente che non si salva nessuno. Nessuno lo dice apertamente ma è evidente che siamo dovuti ricorrere ad una “sospensione temporaneadella democrazia per poter fare quelle riforme e mettere mano a quelle situazioni che nessuno, sino ad oggi, ha mai avuto il coraggio di fare. Sospensione della democrazia dicevo, perchè in che altro modo si può definire il governo Monti?

Torno al titolo del post, choosy o no il mondo è cambiato e sarà bene che tutti ce ne rendiamo conto; il mercato del lavoro non tornerà più quello di prima sia chiaro a tutti giovani e meno giovani; continuare a dirigere un’azienda nello stesso modo in cui lo si faceva nel 2007 non porterà da nessuna parte se non alla chiusura della stessa; se i politici continueranno a fare gli affari propri anzichè quelli dei cittadini che li hanno eletti, il paese andrà in fallimento.

La crisi è una grande opportunità se presa per il verso giusto, se si è disposti a rimettersi in gioco, a rimboccarsi le maniche si può arrivare alla fine del tunnel e ripartire con maggiore prosperità per tutti soprattutto per le future generazioni, se si rimane fermi nella speranza vana che tutto passi, si finisce inevitabilmente per soccombere.

Alla prossima!