Life Skills

Una scuola da rifondare

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Ma che scuola abbiamo oggi?

Questa volta vi racconterò semplicemente quanto accaduto ad un genitore che si è recato ad un normale e classicissimo colloquio con un insegnante del figlio, in merito al suo andamento scolastico. Per ovvi motivi di privacy i nomi riportati sono totalmente inventati così come la materia, vi garantisco però che tutto il racconto è realmente accaduto.

Mancano trenta minuti all’appuntamento con la professoressa Bortolotti, il papà di Mario si sta preparando in fretta per arrivare puntuale, anzi in realtà si è posto l’obiettivo di arrivare almeno cinque minuti prima perché il rispetto per le persone e per il loro lavoro viene prima di ogni cosa; tra se e se dice: “Devo muovermi, critichiamo sempre il pubblico, diamo il buon esempio anche attraverso la puntualità e poi, i professori, hanno tanto da fare mica sono a mia disposizione.” Con i nuovi sistemi elettronici oggi i voti, le assenze, le comunicazioni scuola famiglia sono visibili in tempo reale su qualsiasi dispositivo mobile connesso ad internet, un bel passo in avanti da quando, ai tempi del papà, si poteva anche bigiare la scuola attraverso una giustificazione firmata, al rientro, dal compagno di classe esperto grafologo, che imitava alla perfezione le firme di tutti i genitori della classe.

Oggi per ottimizzare il tempo, pur essendo rimasti gli orari di ricevimento, i professori ricevono solo su appuntamento, in fondo lo fanno anche i parrucchieri, non vedo perché non dovrebbero farlo loro. Così il papà nei giorni precedenti, ha regolarmente preso appuntamento, per iscritto con tanto di conferma controfirmata, con la Prof. Bortolotti.

Ma torniamo a dove avevamo lasciato il genitore, intento a preparasi di tutto punto per il colloquio, ah… dimenticavo, il figlio fa la terza media, un dettaglio che però va esplicitato. Mancano ancora 10 minuti all’appuntamento ed il papà è già pronto e suona alla porta di ingresso della scuola, il bidello che funge da segretario lo accoglie con non poca sorpresa, il genitore si presenta: “Buongiorno ho appuntamento con la Prof. Bortolotti” il bidello, con aria sconcertata, risponde: “Francamente non l’ho ancora vista”, il papà gli conferma di essere in anticipo per cui non ha alcun problema ad attendere. Dopo circa 5 minuti ecco la Prof. Bortolotti presentarsi all’ingresso e dire: “C’è qualcuno per la Prof. Bortolotti?” il papà ha un accenno di sorpresa, visto che avendo appuntamento, la professoressa dovrebbe ben sapere chi l’attende, ma poco importa… prontamente risponde “Si!! Eccomi, buongiorno sono Giovanni Manfredini, papà di Mario”, la professoressa senza rispondere seppur stringendogli la mano, gli fa strada all’interno del suo ufficio.

Inizia così il colloquio, la Bortolotti esordisce con una domanda che sorprende positivamente il Sig. Manfredini: “Lei ha visto i voti di suo figlio?”, Manfredini tra se e se: “Hai capito la Prof… brava così mi piace, visto che ormai c’è il registro elettronico, vuole vedere se come genitori seguiamo i ragazzi. Una bella cosa, in effetti molti genitori predicano bene e razzolano male” e risponde “Si si chiaramente, ha preso 8”, la Bortolotti “Ah beh!!! Se ha preso 8 allora va bene!!”. Il papà con aria sbigottita rimane con un espressione che all’incirca significa “mi sembra ovvio, a meno che i voti non si siano invertiti”; per riprendersi dal momento di imbarazzo la Bortolotti si lancia in una spiegazione completa, di quale sia il suo metodo di insegnamento e di come sia importante per lei il rispetto e le buone maniere all’interno della classe. Il Sig. Manfredini, rimane abbastanza impressionato dal modello educativo, innovativo se vogliamo e sicuramente interessante; al termine tenta di riportare il colloquio sui temi riguardanti il figlio e si riallaccia alla prima domanda circa i voti aggiungendo “Ha esordito con un 8 ha poi avuto un piccolo calo nella seconda interrogazione ma alla terza è tornato all’8”, la Bortolotti risponde: “Ah!!! Ha già tre voti?” …… segue un interminabile momento di silenzio in cui il padre sorpreso dall’ennesima risposta sconclusionata della professoressa, inizia a pensare di essere vittima di uno scherzo, eppure non siamo in Aprile ed Halloween è passato da poco, nei suoi pensieri si fanno largo espressioni del tipo “si si non ho dubbi, adesso arriva il bidello e mi dice che sono su Scherzi a Parte”.

Purtroppo non arriva nessuno, passano i minuti così il Sig. Manfredini tenta per l’ennesima volta di riprendere le fila del discorso: “Volevo avere una sua impressione sul comportamento di mio figlio in classe, sa io e mia moglie ci teniamo molto alla buona educazione e cerchiamo di fare il massimo, ma questo non ci può garantire che poi, lontano dalle pareti di casa, mio figlio sia sempre ligio. Lo dico anche perché sono un po’ preoccupato dal recente consiglio di classe, la comunicazione di resoconto arrivata ai genitori, evidenzia una classe che sembra essere un po’ vivacetta; lei che mi dice?” la Bortolotti con l’aria più naturale del mondo, dopo ben 20 minuti di colloquio sulla filosofia dell’insegnamento risponde: “Ah si certo… mi scusi mi ricorda che classe fa suo figlio?” a questa ennesima domanda fuori luogo il papà incredulo alle sue orecchie rimane con una espressione che significa inequivocabilmente “Ma mi sta prendendo per il c…o???????????”; vorrebbe dirgliene di tutti i colori, ma sa bene che se lo farà ci rimetterà solo suo figlio, così con qualche minuto di meditazione zen e di “ohmmmm ohmmmm” interni comunica alla prof. la classe del figlio. La Bortolotti risponde: “Ah beh si… in effetti… sembrerebbe… cioè con me poi non tanto… però insomma”.

Il colloquio termina così, con il Sig. Manfredini che si allontana pieno di domande esistenziali del tipo “Ma a chi diamo in mano i nostri figli ogni giorno?? Mio figlio è una persona fisica con un carattere, dotato di parola e di intelletto, oppure un ectoplasma trasparente senza personalità?? Quale attenzione gli viene riservata nell’apprendimento??” alla fine si sente quasi all’interno della pubblicità di una nota azienda finanziaria il cui slogan dice “Le grandi domande sono cambiate” e parte poi la musica con la canzone dei Gorillaz che fa: “I’aint happy, I’m feeling glad, I got sunshine in a bag, I’m useless but, not for long, the future is coming out” ovvero “Non sono felice, ma mi sento allegro, ho rinchiuso i raggi di sole in una valigia, sono inutile, ma non per molto ancora, il futuro mi viene incontro” che in una situazione del genere calza a pennello, in fondo meglio riderci sopra… si per non piangere, con l’augurio che il futuro che viene incontro sia migliore.

In effetti non tutte le scuole sono così, come non tutti i professori sono così, personalmente conosco insegnanti seriamente preoccupati per i loro studenti, che cercano e vogliono con tutte le loro forze, aiutarli a prepararsi al futuro; si rendono conto che la scuola è ancora lontanissima dal mercato del lavoro e per questo chiedono aiuto a professionisti come il sottoscritto, per cercare di fare un seppur minimo orientamento al mercato del lavoro per i loro ragazzi; ripartiamo da qui e cambiamo un sistema che, purtroppo, non è più in linea con le esigenze del mondo che cambia; impariamo a mettere la risorsa umana veramente al centro, sin dai periodi della scuola.

Alla prossima!!

LIFE SKILLS: un aiuto alla crescita di bambini ed adolescenti.

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Life Skills per i ragazzi
Life Skills per i ragazzi

Ho già toccato questo argomento più di un anno fa, lo toccai in modo marginale credo sia necessario tornarci sopra ed approfondire questo aspetto che ancora in pochi conoscono.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato, nella sua prima versione, nel lontano 1994 un documento dal titolo “Life Skills education for children and adoloscents in Schools” in cui si mette in evidenza come sia importante insegnare ai ragazzi queste abilità e capacità cognitive, emotive e sociali di base che l’OMS raccoglie in 10 competenze:

Consapevolezza di sé (Self-awareness)
Gestione delle emozioni (Coping with emotions)
Gestione dello stress (Coping with stress)
Empatia (Empathy)
Pensiero Creativo (Creative Thinking)
Pensiero Critico (Critical Thinking)
Prendere buone decisioni (Decision making)
Risolvere problemi (Problem solving)
Comunicazione efficace (Effective communication)
Relazioni efficaci (Interpersonal relationship skills)

Ma a cosa servono queste competenze? L’OMS testualmente riporta “sono le competenze che portano a comportamenti positivi e di adattamento che rendono l’individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni“.

In Italia sempre più soggetti istituzionali (scuole, istituti), associazioni, società sportive ecc. si stanno sensibilizzando al tema visto anche quello che le cronache quotidianamente ci raccontano; il target dei ragazzi da prendere in considerazione è quello che va dai 6 ai 16 anni di età, ovvero tutta quella fascia di popolazione che rientra nella fase pre-adolescenziale e adolescenziale vera e propria. Sappiamo bene come i ragazzi in questa età, vivano momenti di crescita che, se mal gestiti, possono segnarli negativamente per tutta la vita fino a portarli anche a pesanti disagi mentali.

Lo sviluppo delle Life Skills permette agli individui di tramutare la conoscenza, attitudini e valori in abilità, ovvero di sapere cosa fare e come farlo quando si presenta la situazione, capire quindi come reagire quando ci si trova davanti ad atti di bullismo, prevenire situazioni di pericolo come uso di droghe e abuso di alcool, saper gestire situazioni in cui può venire minata la propria autostima.

Per lo sviluppo di queste capacità normalmente si lavora in gruppi o a coppie, facendo brainstorming, giochi di ruolo o dibattiti a seconda dell’età a cui ci si rivolge; anche nell’ambito sportivo è importante prestare cura a queste competenze, lo sport è già di per se una scuola di vita ma può aumentare il suo lato educativo proprio prendendosi cura di sviluppare almeno alcune di queste competenze: in particolare aumentare la consapevolezza di se, l’empatia intesa come capacità di relazionarsi al meglio con i compagni di squadra, riuscire a gestire al meglio le emozioni e lo stress che può venire da una partita importante, essere capaci di prendere decisioni giuste al momento giusto sono tutte componenti che sono insite nello sport.

Nonostante tutto occorre fare ancora passi da gigante, specialmente sul lato scolastico, se da un lato è pur vero che le scuole stanno passando un momento sicuramente negativo sul lato fondi, il MIUR (Ministero dell’Istruzione) non può esimersi dal prendere in considerazione che creare progetti specifici per i ragazzi, possa aiutarli a superare momenti difficil; in parte lo sta già facendo (la regione Toscana mi sembra particolarmente attiva in tal senso) ma ancora tanto c’è da fare.

Alla prossima!!

 

Sport Coaching anche per i giovani

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Il sottoscritto
Il sottoscritto

Come promesso eccomi nuovamente in pista dopo le festività natalizie ed il meritato riposo; inizio il 2013 rinnovando gli auguri di buon anno, tornando a parlare di un tema a me molto caro, il Coaching.

Nella mia attività di coach professionista ho il piacere di collaborare, per la stagione sportiva 2012/2013, con l’Aurora Basket di Jesi, società professionistica di basket che milita nel campionato italiano di Legadue.

In particolare, all’interno dello staff della prima squadra, porto avanti attività di coaching con persone dello staff e della dirigenza; durante un colloquio con il responsabile tecnico del settore giovanile, mi è stato chiesto se fosse possibile fare attività di coaching anche con le squadre dei ragazzi.

La risposta non poteva che essere positiva, anche in virtù del documento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato, nella sua prima versione, nel lontano 1994 dal titolo “Life Skills education for children and adoloscents in Schools” in cui si mette in evidenza come sia importante insegnare ai ragazzi queste abilità e capacità cognitive, emotive e relazioni di base che l’OMS raccoglie in 10 competenze:

–          Consapevolezza di sé (Self-awareness)

–          Gestione delle emozioni (Coping with emotions)

–          Gestione dello stress (Coping with stress)

–          Empatia (Empathy)

–          Pensiero Creativo (Creative Thinking)

–          Pensiero Critico (Critical Thinking)

–          Prendere buone decisioni (Decision making)

–          Risolvere problemi (Problem solving)

–          Comunicazione efficace (Effective communication)

–          Relazioni efficaci (Interpersonal relationship skills)

Attraverso lo sviluppo di queste competenze i ragazzi possono affrontare le differenti situazioni e sfide che la vita ci prospetta giornalmente.

Rifacendomi dunque a quanto sopra ho redatto un progetto che ho chiamato “MEN-TEam” che gioca sul significato inglese delle parole “men” uomini e “team” squadra, che unite parzialmente compongono la parole mente perché se è pur vero che il talento conta, buona parte delle possibilità di successo di uno sportivo sono da ritrovare nella sua testa e nelle convinzioni che sviluppa su se stesso e sulle sue capacità.

Attraverso questo progetto, basato su sei sessioni ognuna delle quali affronta temi specifici che prenderà il via tra poche settimane, l’intenzione è quella oltre che sviluppare le competenze di cui sopra, anche di far vivere ai ragazzi una esperienza di team coaching che li aiuterà nello sport, in particolare nel loro sport: il basket ma anche nella vita, accompagnandoli nella crescita che li porterà ad essere uomini domani.

Alla prossima!!