Luca Conti

MANAGER 2.0

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Il mondo dei Social Network
Il mondo dei Social Network

Dopo alcuni mesi torno su un argomento che nonostante il passare del tempo è sempre più di attualità, come reinventarsi? Come rimanere al passo con il mondo che cambia? Nel mio lavoro sono quotidianamente a contatto con tantissimi manager e non che sono stati estromessi dal mercato del lavoro a causa della crisi in atto e che spesso si sentono persi nella nuova realtà.

Premetto che i concetti di cui parlerò sono riconducibili a tutti non solo a chi è in una situazione emergenziale come chi si trova senza un lavoro, è indubbio però che per questi ultimi, confrontarsi con questi concetti diventa la priorità assoluta se si vuole pensare di rimettersi in pista.

Prendo spunto inoltre da due guru nel settore con cui, in questi giorni, sto incrociando le strade il primo è Luca Conti esperto di social media, giornalista e blogger di successo, curatore della collana web & marketing 2.0 di Hoepli, mentre il secondo o meglio i secondi sono Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti due tra i più autorevoli esperti di personal branding in Italia autori del libro dal titolo Personal Branding uscito recentemente in versione aggiornata ed edito da Hoepli.

Dicevo che sto incrociando le loro strade in questi giorni perchè con Luca, che conosco da tempo, ci siamo visti ieri assistendo ad un suo intervento proprio sull’argomento in questione, all’interno del Progetto Scena di Federmanager Marche, un progetto formativo per i dirigenti marchigiani; mentre con i secondi sono alle prese con la lettura del loro testo aggiornato e che avevo già letto in prima versione.

Parlando con molti manager mi sono accorto che sono ancora moltissimi quelli che hanno grosse difficoltà di alfabetizzazione informatica, credetemi sono ancora tanti quelli che non sanno neanche inviare una email, compito che hanno sempre fatto svolgere ai loro assistenti; figuriamoci se ci mettiamo a parlare di social network o peggio ancora di politiche di personal branding. Eppure da qui occorre partire, perchè se ancora non è chiaro ai più, nella vita c’è sempre da imparare, non mettersi in discussione, ritenersi talmente superiori da dire “a me questa cosa non interessa” porta inevitabilmente ad un isolamento e ad essere risucchiati nel mucchio, diventando anonimi ed irraggiungibili se non tramite canali di vecchia data che prevedono sforzi abominevoli a fronte di risultati totalmente insufficienti.

La prima cosa che suggerisco ai manager è quella di iniziare a concepirsi come un brand e che come tale deve essere promosso e venduto sul mercato, come dice Centenaro noi tutti facciamo personal branding anche incosapevolmente: il modo in cui ci vestiamo, il modo in cui ci presentiamo e parliamo con gli altri, anche solo il modo di camminare fa si che le persone che incrociamo ci mettano addosso una etichetta; sta a noi far si che quella etichetta sia la migliore possibile e diventi un vero e proprio brand a cui ambire. Se vedete passare una Panda per strada neanche ci fate caso, ma se incrociate una Ferrari è indubbio che vi fermerete ad ammirarla, sta a voi passare per una Panda o scegliere di diventare una Ferrari. Come?

Il web in questo senso è un potente mezzo per promuovere praticamente a costo zero la nostra professionalità ed unicità, come tutti gli strumenti di questo tipo però ha i suoi pro e contro che se mal gestiti possono portare al risultato diametralmente opposto. In particolare i Social Network offrono delle possibilità di promozione in ambito personal branding che non possono essere snobbate; ieri Luca Conti faceva notare ai manager presenti che:

1) I social network non sono una moda passeggera come qualcuno può pensare

2) I social network non sono un gioco, nonostante qualcuno li utilizzi per gioco (con le dovute conseguenze)

3) Non è possibile farne a meno (specialmente in ottica di personal branding)

4) Non possiamo usare la scusa che non abbiamo tempo per utilizzarli, con le tecnologie a disposizione (smart phone, tablet) 15 minuti al giorno riusciamo comunque a trovarli

Come in tanti avranno capito sto parlando di cose che per molti possono sembrare elementari ma lo faccio appositamente perchè sto parlando principalmente a chi si sta affacciando solo ora in questo mondo.

Come iniziare dunque, personalmente suggerisco di non disperdere energie iscrivendosi ad ogni social network che incrociamo, ma selezionarli sulla base delle nostre esigenze: in ambito professionale non si può prescidere dall’iscriversi a Linkedin (www.linkedin.com), una sorta di cv on line che deve essere curato nei minimi dettagli e non superficialmente (a partire dalla vostra foto), questa è la vostra carta di identità prfessionale, più informazioni professionali ci sono più alte saranno le possibilità di essere presi in considerazione, senza contare la possibilità di partecipare in discussioni su gruppi tematici di vostro interesse. Tenete presente che oggi la stragrande maggioranza degli HR non solo va a verificare on line chi siete ma sempre più spesso è sul web ed in particolare su Linkedin che effettuano la ricerca di personale.

Twitter (www.twitter.com) è altrettanto importante, una vera e propria fonte di informazione, una testa giornalistica in tempo reale disponibile 24 ore su 24, contenuti veloci in soli 14o caratteri con link di approfondimento su pagine web esterne al social network. Iniziate col seguire testate giornalistiche e personaggi di riferimento, ritwittate ovvero condividete con i vostri follwers (chi vi segue) le notizie che ritenete più interessanti e piano piano iniziate anche a voi ad inserire contenuti. Se condividete cose interessanti i vostri followers aumenteranno di giorno in giorno dandovi maggiore visibilità.

Facebook (www.facebook.com) è un must, utile se non altro perchè praticamente quasi tutti gli utenti del web sono iscritti, avviate un profilo nel caso vogliate promuovervi come persona o una pagina nel caso abbiate intenzione di promuovere la vostra attività. Attenzione a cosa pubblicate, usare Facebook pensando che sia un gioco è il più grande errore che viene commesso dalla stragrande maggioranza degli utenti.

In ultimo, siete un professionista con determinate specializzazioni? Volete condividere con gli altri la vostra conoscenza? Ve la cavate con la scrittura? Aprite un blog e riempitelo di contenuti. In questo caso è importante darsi una regola, di norma un post alla settimana permette un certo flusso costante di persone che aumenterà di settimana in settimana se ciò di cui parlate offre ai vostri utenti informazioni utili ed interessanti. Su quale piattaforma aprire il blog? Personalmente consiglio WordPress (www.wordpress.com) semplice, intuitiva, gratuita, non occorre conoscere l’html, la piattaforma vi da la possibilità di scrivere un testo come foste su word, aggiungere semplicemente foto o grafici se volete e in men che non si dica tutto è pubblicato on line.

Concludo con una semplice indicazione, la prima cosa che fanno oggi i recruiter che seguono le selezioni è quella di andare su Google ed inserire il nome del candidato per vedere cosa salta fuori, ATTENZIONE dunque alla vostra REPUTAZIONE on line, da questo dipende il vostro Personal Branding; mettete sempre la massima attenzione in ciò che scrivete e sui contenuti che inserite nel web, possono portarvi alle stelle se adeguati e interessanti come all’inferno se fuori luogo ed inutili.

Alla prossima!

Webliografia

Luca Conti ed il suo Pandemia (www.pandemia.info)

Centenaro e Sorchiotti per il Personal Branding (www.personalbranding.it)

Hoepli Editore pubblica molti testi inerenti il web 2.0 anche in formato ebook (www.hoepli.it)

LINKEDIN: esiste il profilo perfetto?

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Ieri sera ho partecipato all’incontro organizzato da Fior di Risorse (@FiordiRisorse) ospiti di D.I.MAR e dalla sua HR Manager Cristina Traini, la famosa azienda di Corridonia (MC) che si occupa della commercializzazione con il proprio brand Sapore di Mare, di pesce surgelato, in cui si è discusso di Linkedin, degli ultimi sviluppi e del suo utilizzo.

Ospiti della serata Andrea Attanà (@AndreaAttana) Account Executive di Linkedin Italia e Luca Conti (@pandemia) Blogger di fama nazionale nonché consulente per i Social Media ed autore, tra gli altri, del libro “Lavoro e Carriera con Linkedin”. Entrambi gli ospiti, sotto l’attenta regia di Osvaldo Danzi, hanno allietato la platea parlando di questo social media dedicato in larghissima parte al mercato del lavoro.

Inutile dire che la platea era composta in larga parte da persone che operano nel mondo HR curiosi di capire cosa Linkedin ci regalerà per il futuro anche in ambito di funzioni prettamente Corporate, ovvero dedicate esclusivamente alle aziende in chiave di recruiting.

In questa sede non mi voglio soffermare sui servizi Corporate perché chiaramente sono un ambito ristretto alle aziende, mi preme però portare alla vostra attenzione le curiosità che sono emerse nel corso della discussione, soprattutto per chi usa questo strumento, dal lato ricerca di nuove opportunità lavorative.

Sono emerse ad esempio piccole, ma a mio parere importanti, discrepanze tra le app per i dispositivi mobile e la versione su internet: su tutte il fatto che in internet se chiedi la connessione ad una persona puoi farlo direttamente solo nel caso in cui si è lavorato insieme, si è collaborato, si partecipa agli stessi gruppi, negli altri casi il software, giustamente, richiede almeno la conoscenza della email della persona che si vuole contattare, in modo da evitare richieste di connessione basate sul nulla. Al contrario nelle app per i dispositivi mobile, basta cliccare “invita a entrare in” ed il gioco è fatto senza alcuna limitazione di sorta; cosa questa che contraddice in pieno quanto portato avanti nella versione internet.

Ma la cosa più interessante che è emersa dalla discussione riguarda la domanda che da il titolo a questo post, ovvero come deve essere un profilo per risultare interessante in chiave di recruiting? Nel succedersi degli interventi di HR di importanti aziende del territorio come: Elica, Indesit, Ariston Thermo, Loccioni solo per fare qualche nome, si è capito che non esiste un “profilo perfetto”, ovvero quel profilo a cui tutti noi ambiamo e che cerchiamo con tutte le nostre forze di raggiungere, se non altro seguendo la “maledetta” barra di completamento del profilo che Linkedin ci propina in alto a destra accanto alla visualizzazione del nostro profilo.

Gli HR interpellati infatti hanno dato tutte versioni diverse, c’è chi guarda il profilo in 10 secondi perché oberato da cv e candidature e che in quel flash riesce già a farsi una idea del candidato tanto da scartarlo o meno per i livelli successivi di approfondimento, chi invece guarda solo profili junior per filosofia aziendale, altri tengono d’occhio le esperienze e le segnalazioni, altri ancora e qui si arriva alla massima accuratezza, si prendono persino la briga di andare a vedere come il candidato si muove all’interno dei gruppi a cui è iscritto, verificandone il livello di partecipazione che, in alcuni casi, può essere un segnale negativo anziché positivo. Mi spiego meglio con le parole testuali della recruiter intervistata “se un programmatore è molto attivo nei gruppi in cui è iscritto mi viene il sospetto che in realtà programmi poco…”, chiaro il messaggio no?

Di sicuro e su questo tutti concordano, sono assolutamente banditi profili senza foto, incompleti se non altro nelle esperienze di lavoro e con pochissimi contatti, segno evidente che si sta in Linkedin tanto per starci ed a quel punto tanto vale non esserci, cosa questa che vale per qualsiasi social network.

A buon intenditor poche parole!!

Alla prossima!