Social Network

“Anche io sono su Linkedin!” Si ma… come?

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Il logo di Linkedin
Il logo di Linkedin

Torno dopo qualche tempo sull’argomento social network ed in particolare su Linkedin; lo faccio con un post semiserio di cui mi scuso in anticipo con chi non lo capirà; l’idea non è chiaramente quella di offendere nessuno ma di far riflettere gli interessati sul perchè essere presenti su questo social e su come vada utilizzato.

La cosa in effetti fa sorridere, se ci pensate non passa un giorno che non esca un post, un articolo, un servizio televisivo o un corso di formazione in cui si parli di networking ed in particolare dell’uso di Linkedin per fare networking. Eppure nonostante tutto succede ancora questo:

1) Quelli che…. “sono su Linkedin ma non do il contatto a nessuno”: tipologia che solitamente vede tra le sue fila manager “ricercati” o persone in posizioni di “presunto” spicco in aziende e/o nella società. Dico presunto perchè poi magari scopri che la realtà è ben diversa, pochi contatti perchè non è tanto lui/lei a non concederli ma perchè nessuno è interessato a chiederli.

La domanda sorge spontanea: ma cosa ci stai a fare su Linkedin? Non è una moda e non fa figo avere pochi contatti!

2) Quelli che…. “io do la connessione solo a quelli che conosco”: tipologia assai diffusa a vari livelli, che in preda ad un eccesso di privacy si fidano solo di quelli che già hanno visto “de visu”, evidentemente partecipano a così tanti eventi ed incontri da avere un network elevato.

Le domanda è: sai a cosa serve Linkedin? L’affermazione invece recita: questo non ha un c…. da fare se presenzia ad ogni incontro. Concorderete che in entrambi i casi non se ne esce bene…

3) Quelli che…. “se vuoi la mia connessione devi avere la mia mail”: tipologia rara ma neanche tanto, che pretende che tu faccia una caccia al tesoro per riuscire ad entrarci in contatto, con il risultato che se alla fine la trovi (perchè alla fina la trovi ve lo garantisco) magari neanche premiano il tuo sforzo immane.

La domanda è: ma chi ti credi di essere? E a seguire nuovamente: sai a cosa serve Linkedin?

Mi fermo qui anche se di “quelli che….” ne avrei ancora tanti, come quelli con i profili senza foto, quelli con i profili incompleti, ecc..; voglio concludere con alcuni semplicissimi e basilari consigli: Linkedin serve per fare networking, fare networking significa conoscere persone, per conoscere persone occorre essere disponibili al contatto, prima magari virtuale poi anche personale, vale anche il contrario ma concorderete con me che se le persone le conoscete già, averle come connessione su Linkedin è un qualcosa in più che non cambia e non modifica in meglio la relazione, vero invece il contrario.

Scrivete sempre due righe di presentazione quando chiedete un contatto non andate con il messaggio che Linkedin da di default (tranne che in un caso che vi svelo alla fine del post), ringraziate quando vi chiedono una connessione, completate il profilo e fate si che la linea a fianco al vostro profilo che indica l’efficacia dello stesso sia al massimo, siate comunque discreti quando contattate persone di vostro interesse.

Ci sarebbe ancora tanto ma basta dare un’occhiata sul web e troverete tanti piccoli utili suggerimenti, da parte mia vi rimando a questo qui (cliccate), l’importante è capire che Linkedin è uno strumento di lavoro e per questo va utilizzato.

Alla prossima!!

P.S: dimenticavo il piccolo suggerimento, non dovrei dirlo ma visto che ho avvisato da tempo i referenti di Linkedin Italia ed ancora non sono corsi ai ripari, posso dirlo anche a voi: come sapete via web da un normale pc se volete contattare una persona con cui non condividete nulla (gruppi, esperienze di lavoro, ecc..), dovete avere la sua email; se avete uno smartphone o un tablet, se tentate di contattare la stessa persona usando le app di Linkedin, potete farlo senza avere alcun riferimento, semplicemente cliccando su “connetti”. Buona connessione!!!

Mercato del Lavoro: un’analisi personale sullo stato attuale.

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FindJobViene facile per me parlare di lavoro, occupandomi di outplacement ovvero accompagnare le persone in uscita dalle aziende, verso la ricerca di una nuova opportunità professionale, mi trovo quotidianamente a tastare il polso del mercato del lavoro.

Spesso ho toccato questo argomento nel blog ma mai come in questo periodo, mi rendo conto che le condizioni del “paziente” (inteso come mercato del lavoro che sicuramente non possiamo definire oggi sano e vigoroso) variano di mese in mese, condizioni altalenanti dovute chiaramente a questo protrasi della crisi economica. Mi preme quindi tentare di redigere una sorta di “bollettino medico” sullo stato del malato di questo inizio 2013.

Prima di partire con il bollettino permettemi però di fare una considerazione del tutto personale su come gli italiani stiano vivendo questo momento perchè credetemi, anche se posso sembrare un pazzo (ma vi garantisco che così non è) sono ancora in tanti nel nostro Paese a non aver capito in che momento storico ci troviamo. Capite da soli quante persone mi contattano quotidianamente per cercare una spalla che le supporti nella ricollocazione, spesso maleinterpretando il mio ruolo che è quello di ricevere l’incarico direttamente dalle aziende che dichiarano gli esuberi, di supportare i loro ex dipendenti in uscita, nella via verso una nuova opportunità lavorativa. Dicevo di quante persone mi contattano, ebbene se escludiamo chi è realmente senza lavoro, ci sono anche moltissime persone che pur disponendo di un lavoro (a tempo indeterminato) si ritengono insoddisfatti del loro impiego e vorrebbero cambiare. Discorso lecito certo, anzi doveroso sotto certi aspetti perchè alzarsi la mattina con l’idea di andare in un posto che odiamo non è certo la cosa migliore da fare, soprattutto a livello di salute mentale. Oggi però il contesto è diverso, oggi chi ha un posto di lavoro è bene che se lo tenga stretto, anche se questo non è quello che sognamo, sospendendo ogni possibile velleità di ricollocazione, almeno siano a quando il mercato del lavoro non dia chiari segnali di ripresa.

Non parlerò in questo post delle soluzioni che ritengo siano necessarie per invetire la tendenza, argomento che ho già trattato un paio di settimane fa (vedi post “Idee per l’agenda politica del futuro governo in tema di occupazione“); parto invece da alcuni dati chiari ed evidenti ai più su cosa sta realmente accadendo nelle aziende, senza giudicare se la strategia adottata sia giusta o sbagliata, cosa questa che lascio dedurre a voi.

Le aziende oggi per tentare di sopravvivere al calo vertiginoso degli ordinativi e quindi dei fatturati devono, gioco forza, diminuire i costi. Questa diminuzione di costi passa attraverso diverse scelte che l’azienda mette in campo: uso degli ammortizzatori sociali, accorpamento di alcune funzioni, ottimizzazione delle spese ecc.. Per quanto riguarda le ricadute in termini occupazionali oggi abbiamo operai ed impiegati di livello medio in cassa integrazione, quadri e dirigenti che invece vengono tagliati direttamente in quelle funzioni che le aziende ritengono accorpabili o gestibili con figure junior.

Il mercato comunque si muove, le aziende sono sempre alla ricerca di personale, ciò che è cambiato è la modalità di ingresso in azienda; ecco un breve quadro suddiviso per tipologia professionale:

Dirigenti e Quadri: se sono hanno esperienza ed operano su determinati settori, sono sempre ricercati dalle aziende, le assunzioni sono però difficilmente a tempo indeterminato, si parla di contratti a termine spesso come temporary manager o con contratti di consulenza. In questo modo l’azienda porta dentro know how ma a costi decisamente inferiori rispetto ad una assunzione vera e propria, oggi impossibile da sostenere.

Impiegati e Operai: le aziende tendono ad assumere chi ha sgravi fiscali (mobilità) anche se spesso vorrebbero figure junior ma con una esperienza da senior che di per se è chiaramente inconciliabile; anche in questo caso i contratti sono rigorosamente a termine tempi determinati, somministrazione in alcuni casi (specialmente per gli operai).

Giovani: va fatto un discorso a parte, è indubbio (nonostante i dati sulla disoccupazione che tra l’altro non mi trovano concorde) oggi sono quelli che hanno maggiori possibilità di trovare una opportunità lavorativa, anche qui cambia l’inserimento in azienda che passa attraverso lo stage, l’apprendistato, lavori a progetto.. dimenticatevi quindi contratti a tempo indeterminato da subito ed abituatevi al fatto che da ora in avanti sarà così; è chiaro… questo significa fare sacrifici che molti già conoscono sulla propria pelle, l’importante però è avere un percorso di carriera ben chiaro in mente e la determinazione ferrea a volerlo intraprendere; mai perdersi d’animo.

Chiudo con piccoli consigli su cv e ricerca di nuove opportunità; per prima cosa evitate cv che definisco “enciclopedici”, mi sono imbattuto in cv a cui mancava solo di essere rilegati, non verranno mai presi in considerazione dai selezionatori che sono, di norma, abituati a giudicare un cv in meno di 5 minuti; largo quindi a cv di massimo due pagine, evitate accuratamente i cv in formato europeo sono piatti e vuoti (lo avrò ripetuto non so quante volte eppure ancora ne vedo a palate) rendono tutti uguali, il cv invece deve essere il biglietto da visita della persona, deve differenziarlo dagli altri.

Lavorate sul vostro network di conoscenze ed ampliatelo più che potete, in Italia l’85% delle posizioni viaggia sul passaparola, sulla conoscenza personale; usate i social network in modo consono: si a Linkedin come social network professionale, attenzione a Facebook e Twitter specialmente su foto che pubblicate e commenti che fate, i professionisti dell’HR vi osservano e spesso vi tagliano fuori da una selezione per quello che scrivete e pubblicate; in termini di personal branding molto bene avviare blog che trattino argomenti relativi alle vostre competenze.

A proposito di competenze, ampliatele sempre, restate sempre aggiornati sul nuovo, fate formazione continua, oggi il miglior investimento che può fare un lavoratore è investire sulle sue conoscenze, lo studio e l’approfondimento non finiscono mai. La competenza e la conoscenza sono il nostro più grande tesoro che ci rende appetibili per le aziende, il “forziere” quindi va custodito con cura.

Alla prossima!

Social Network: usare con cautela!

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Prendo spunto dall’interessante scambio di commenti al mio precedente post con Roberto Salvato, per andare a toccare le controindicazioni relative all’uso dei social network.

Sino ad oggi ho un po’ trascurato questo aspetto, privilegiando il lato personal branding; recenti sentenze dei tribunali del lavoro ci stanno dicendo che i social network sono si una fonte di promozione personale e di contatto immediato con la realtà, ma se usati in modo scorretto posso diventare un inevitabile boomerang capace di farci perdere il posto di lavoro.

Tornando allo scambio con Roberto Salvato di cui dicevo in apertura, la prima domanda che dobbiamo porci è:

perché siamo presenti sui social network?

Se la risposta a questa domanda è: per lavoro, si apre uno scenario che andrò a toccare in un secondo momento, se invece la risposta è: per puro divertimento, lo scenario che si apre è un altro che vale la pena di affrontare immediatamente.

Non ci vuole certo un genio per capire che se in orario di lavoro mi trovo su uno o più social network per divertirmi con gli amici virtuali, si è passivi di sanzione da parte del datore di lavoro, sanzione che nei casi più gravi può sfociare nel licenziamento. Eppure vi assicuro che succede, basta infatti andare su google e fare una ricerca per vedere che sono già diversi i casi di lavoratori colti nell’utilizzo dei social network per puro dileggio, durante l’orario di lavoro e che sono stati licenziati.

Vale la pena ricordare, riprendendo un articolo apparso su Diritto 24 del Sole 24 Ore redatto dall’Avv. Paola Tradati e dal Dott. Andrea Gaboardi dello Studio Toffoletto e Soci, che “i Social Network sono essenzialmente piazze virtuali, attraverso cui gli utenti possono condividere fotografie, pensieri e molto alto ancora. Sono, quindi, luoghi pubblici a cui tutti gli utenti registrati possono accedere: da ciò consegue che, in relazione ad essi, non può trovare applicazione la disciplina prevista dall’art. 4 Statuto dei Lavoratori, secondo cui – E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori – Infatti ciò che avviene nei Social Network è come se accadesse in un vero e proprio spazio pubblico e quindi non può essere soggetto alle limitazioni previste per i luoghi di lavoro”.

Questo ci fa capire che: non solo se siamo sui social network per divertimento in orario di lavoro possiamo tranquillamente essere controllati dal datore di lavoro stesso, ma ci dice anche che dobbiamo stare bene attenti a quello che scriviamo, bandite quindi lamentele di qualsiasi tipo nei confronti di azienda, colleghi o superiori con cui lavoriamo, specialmente se, in tempi non sospetti, abbiamo magari concesso l’amicizia (nel caso di Facebook), la connessione (altri Social Network) o siamo seguiti (Twitter) proprio a e da qualcuno dei soggetti sopra citati.

Se invece la risposta che avete dato alla fatidica domanda è per lavoro, lo scenario che si apre è ben diverso, almeno secondo l’opinione mia e di Roberto, vediamo perchè: per prima cosa se un dipendente usa i social network per parlare del lavoro che svolge abitualmente in azienda non fa altro che dare valore aggiunto all’azienda stessa, diventando una preziosa risorsa da non perdere; va da se che i contenuti devono esprimere competenza e professionalità.

Se poi il dipendente in questione, è così bravo da diventare una vera e propria “social star” beh, il discorso fatto diventa ancora più valido, perchè il connubio che si viene a creare tra nome del dipendente e nome dell’azienda non può far altro che incrementare la credibilità dell’azienda stessa e con esso il posizionamento sul mercato.

Qui si innesca un’ulteriore domanda: quante aziende oggi, sono in grado di percepire questi discorsi? Quante invece sono comunque portate a pensare che il dipendente perda tempo anzichè utilizzare i canonici mezzi promozionali messi a disposizione dall’azienda? Ed ancora… quante aziende penseranno che un eccessivo “personal branding” del proprio dipendente non rischi di tramutarsi in un boomerang che metta il dipendente in una posizione di forza rispetto all’azienda?

Non esistono risposte ufficiali e vere, neanche da un punto di vista legale, sempre su Diritto 24 un articolo di Francesco Rotondi partner fondatore di LabLaw, titolava Social Network: i grandi assenti della regolamentazione, proprio per dirci che la giurisprudenza da questo lato è quasi all’anno zero. Personalmente continuo a pensare che il Personal Branding è un fattore positivo sia per chi lo mette in atto sia per l’azienda di cui la persona è dipendente, vedremo come evolverà la giurisprudenza in materia, nel frattempo meglio usare cautela nell’utilizzo dei Social Network.

Alla prossima!

COSE DA EVITARE PER FARE CARRIERA E…. UNA RIFLESSIONE

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Questa volta voglio parlare di comportamenti ed atteggiamenti da evitare in azienda in modo da, non dico tanto fare carriera, quanto perlomeno mantenere il posto di lavoro ed evitare di essere additati come i prossimi candidati all’uscita.

Le aziende essendo composte da persone, tendono a comportarsi come tali quindi spesso dicono una cosa ma ne pensano un’altra per cui è bene cercare di interpretare nel miglior modo possibile le parole che escono da: titolari, dirigenti, capi ecc..

Qualche mese fa in parte ho già toccato questo argomento quando ho parlato di aziende che a parole vogliono persone propositive ma che nella pratica spesso, quando le trovano, tendono a soffocarle per non dire peggio. Stavolta voglio unire ulteriori “warnings” a quanto già trattato; capita a tutti ed in qualsiasi azienda di avere momenti di rabbia e di parlare male del proprio capo dell’azienda, può succedere ma evitate accuratamente di farla diventare una abitudine, ricordate che le macchinette del caffè “parlano” esattamente come quelle di “Camera Caffè”.

Avete molteplici riunioni, dovete presentare numeri, progetti, idee? Avete assicurato il vs. capo che per la data x tutto sarà in ordine pur sapendo che siete già in ritardo? Bene fate in modo che lo sia davvero tutto in ordine, dimostrare disorganizzazione, non avere il polso della situazione sulle proprie attività sono tutti segnali di inefficienza e di inaffidabilità, evitatelo.

Il tempo corre e ci porta continue innovazioni, pochi giorni fa parlavo con un amico e notavamo come forse negli ultimi 50 anni si siano condensate tantissime novità tecnologiche che hanno inesorabilmente cambiato il ns. modo di lavorare, sabato un articolo di Severgnini sul Corriere della Sera faceva notare come queste innovazioni hanno elevato, sicuramente in modo eccessivo, la ns. produttività portandoci a lavorare anche in ore impensabili. Non dobbiamo essere fagocitati dalla tecnologia ma dominarla, capita però che molti 50enni nei posti di lavoro siano rimasti ancorati ai vecchi metodi di lavoro oggi assolutamente anacronistici, rinunciando spesso a volersi aggiornare delegando i compiti ai colleghi più giovani… attenti a non delegare anche il vs. posto di lavoro.

Chiudo con una riflessione, non posso non toccare in questi warnings i social network; tante volte mi sono raccomandato su un uso corretto degli stessi in ottica di miglioramento del proprio “personal branding” (cercate nel blog) stavolta invece voglio farvi questa domanda: cosa succede se siete così tecnologici, così bravi nel gestire il vs. personal branding tanto da diventare delle potenziali star dei social media? Come pensate che la vs. azienda la possa prendere? Sarà per l’azienda un plus da sfruttare per migliorare o rinforzare il proprio posizionamento nel mercato o sarete visti come una potenziale minaccia da arginare e dei perditempo che preferiscono bighellonare sul web anzichè lavorare? Pensateci su….

Alla prossima!!!

LINKEDIN: esiste il profilo perfetto?

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Ieri sera ho partecipato all’incontro organizzato da Fior di Risorse (@FiordiRisorse) ospiti di D.I.MAR e dalla sua HR Manager Cristina Traini, la famosa azienda di Corridonia (MC) che si occupa della commercializzazione con il proprio brand Sapore di Mare, di pesce surgelato, in cui si è discusso di Linkedin, degli ultimi sviluppi e del suo utilizzo.

Ospiti della serata Andrea Attanà (@AndreaAttana) Account Executive di Linkedin Italia e Luca Conti (@pandemia) Blogger di fama nazionale nonché consulente per i Social Media ed autore, tra gli altri, del libro “Lavoro e Carriera con Linkedin”. Entrambi gli ospiti, sotto l’attenta regia di Osvaldo Danzi, hanno allietato la platea parlando di questo social media dedicato in larghissima parte al mercato del lavoro.

Inutile dire che la platea era composta in larga parte da persone che operano nel mondo HR curiosi di capire cosa Linkedin ci regalerà per il futuro anche in ambito di funzioni prettamente Corporate, ovvero dedicate esclusivamente alle aziende in chiave di recruiting.

In questa sede non mi voglio soffermare sui servizi Corporate perché chiaramente sono un ambito ristretto alle aziende, mi preme però portare alla vostra attenzione le curiosità che sono emerse nel corso della discussione, soprattutto per chi usa questo strumento, dal lato ricerca di nuove opportunità lavorative.

Sono emerse ad esempio piccole, ma a mio parere importanti, discrepanze tra le app per i dispositivi mobile e la versione su internet: su tutte il fatto che in internet se chiedi la connessione ad una persona puoi farlo direttamente solo nel caso in cui si è lavorato insieme, si è collaborato, si partecipa agli stessi gruppi, negli altri casi il software, giustamente, richiede almeno la conoscenza della email della persona che si vuole contattare, in modo da evitare richieste di connessione basate sul nulla. Al contrario nelle app per i dispositivi mobile, basta cliccare “invita a entrare in” ed il gioco è fatto senza alcuna limitazione di sorta; cosa questa che contraddice in pieno quanto portato avanti nella versione internet.

Ma la cosa più interessante che è emersa dalla discussione riguarda la domanda che da il titolo a questo post, ovvero come deve essere un profilo per risultare interessante in chiave di recruiting? Nel succedersi degli interventi di HR di importanti aziende del territorio come: Elica, Indesit, Ariston Thermo, Loccioni solo per fare qualche nome, si è capito che non esiste un “profilo perfetto”, ovvero quel profilo a cui tutti noi ambiamo e che cerchiamo con tutte le nostre forze di raggiungere, se non altro seguendo la “maledetta” barra di completamento del profilo che Linkedin ci propina in alto a destra accanto alla visualizzazione del nostro profilo.

Gli HR interpellati infatti hanno dato tutte versioni diverse, c’è chi guarda il profilo in 10 secondi perché oberato da cv e candidature e che in quel flash riesce già a farsi una idea del candidato tanto da scartarlo o meno per i livelli successivi di approfondimento, chi invece guarda solo profili junior per filosofia aziendale, altri tengono d’occhio le esperienze e le segnalazioni, altri ancora e qui si arriva alla massima accuratezza, si prendono persino la briga di andare a vedere come il candidato si muove all’interno dei gruppi a cui è iscritto, verificandone il livello di partecipazione che, in alcuni casi, può essere un segnale negativo anziché positivo. Mi spiego meglio con le parole testuali della recruiter intervistata “se un programmatore è molto attivo nei gruppi in cui è iscritto mi viene il sospetto che in realtà programmi poco…”, chiaro il messaggio no?

Di sicuro e su questo tutti concordano, sono assolutamente banditi profili senza foto, incompleti se non altro nelle esperienze di lavoro e con pochissimi contatti, segno evidente che si sta in Linkedin tanto per starci ed a quel punto tanto vale non esserci, cosa questa che vale per qualsiasi social network.

A buon intenditor poche parole!!

Alla prossima!

SOCIAL NETWORK: c’è il rischio di perdersi. Parte Seconda.

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Riprendo il discorso dell’ultimo post per tornare a parlare di social network e di come oggi, non si possa più fare a meno di averci a che fare.

Giornali, siti web, libri, riviste, programmi televisivi tutti parlano dei social network, ma quali usare e come per evitare di farsi prendere dalla “social media mania”?

Nell’ultimo post ho parlato di quali sono quelli che ritengo fondamentali in ottica di personal branding, gestione del tempo e massimizzazione dei risultati in termini lavorativi: Linkedin, Twitter, Facebook e WordPress, vediamo ora di approfondire il perché essere presenti e come cercare di utilizzarli al meglio.

LINKEDIN: il social network professionale per eccellenza, essere presenti qui è inevitabile per tutti coloro che cercano nuove opportunità lavorative o che vogliono creare un network con professionisti dello stesso settore, per scambiare opinioni attraverso i gruppi di discussione tematici.

Il primo passo è quello di completare il proprio profilo professionale in tutte le sue parti, evidenziando le proprie specializzazioni e conoscenze senza dimenticare di mettere la propria foto, le persone con cui entrerai in contatto vogliono vederti in faccia, in particolare se possono essere interessati al tuo profilo professionale per offrirti una nuova opportunità lavorativa.

Il secondo è quello di entrare in gruppi di discussione relativi al proprio ambito lavorativo, in modo da scambiare opinioni con colleghi e professionisti del settore, mettendo in evidenza le proprie competenze ed arricchire il proprio bagaglio di conoscenze.

In ultimo quando volete entrare in contatto con altri professionisti consiglio di evitare la modalità “amicizia” se non avete mai visto la persona, ma di richiedere il contatto scrivendo due righe di presentazione spiegando il motivo per cui avreste piacere di “linkare” la persona e non dimenticare di ringraziare una volta ottenuta la connessione.

TWITTER: come ho detto nell’ultimo post su Twitter è possibile avere in tempo reale qualsiasi tipo di notizia, rimandando attraverso link ad approfondimenti su altri siti web. Qualche piccolo consiglio: seguire solo chi ci interessa, mettere sempre una foto sul proprio profilo, non usare un nick anonimo, mettere sempre una piccola bio, rispondere e verificare chi ci menziona, non inserire solo testo ma anche video, foto o link ad altri contenuti che chiaramente prima dovete aver letto in prima persona.

FACEBOOK: personalmente, non è la prima volta che lo dico, non vedo Facebook come un social network utile in ambito professionale anzi, credo sia un potenziale pericolo per la propria reputazione digitale.

Facebook nasce e si sviluppa come social network per il divertimento, le persone lo usano come se fossero dentro le quattro pareti di casa o al bar con gli amici, inconsapevoli che il mondo intero può vedere ciò che pubblicano, ivi compresi i propri datori di lavoro o i potenziali tali. Evitate quindi: di pubblicare foto non proprio consone, di scrivere critiche verso l’attuale datore di lavoro, di evidenziare opinioni di natura politica. Rispetto agli esordi oggi Facebook permette di giostrare al meglio con le impostazioni della privacy, usatele bene per evitare di incorrere in questi errori che possono costarvi caro. Facebook può invece essere ben utilizzato dalle aziende per avere un contatto diretto con i propri clienti.

WORDPRESS: in questo caso parliamo di una piattaforma gratuita per l’apertura di un blog personale, molto utile quindi per chi ha la passione per la scrittura e vuole pubblicare contenuti inerenti la propria professione. Questo ci consente di entrare in contatto con altri professionisti e lettori appassionati ai temi che trattiamo ed allo stesso tempo fornire a potenziali nuovi datori di lavoro, informazioni aggiuntive sulla nostra professionalità. Fondamentale dare costanza alla pubblicazione dei contenuti altrimenti meglio non farlo.

Chiudo il post ribadendo che questi sono i social network per me essenziali e che, con un tempo limitato, possono essere tenuti in costante aggiornamento grazie anche ai tablet e soprattutto agli smartphone che ormai sono di dominio pubblico.

Alla prossima!

SOCIAL NETWORK: c’è il rischio di perdersi. Parte Prima

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Ormai tutti parlano di social networking, negli ultimi tempi non c’è un giornale, una rivista, un blog che non dedichi articoli o post sul tema dei social network, una vera e propria overdose di informazione.

Aziende e persone vengono richiamati quotidianamente dalle sirene del social media di turno: Facebook, Twitter, Linkedin, Google+, Youtube e via discorrendo (vedi grafico a fianco); nascono social network quasi con cadenza mensile, va da se che siamo in presenza di una offerta decisamente superiore rispetto alla domanda, il rischio? Semplice, quello di perdersi inesorabilmente nel labirinto, con il risultato di sprecare tempo, non ottenere i risultati sperati e ritrovarsi con in mano un pugno di mosche.

Con il post di oggi e con quella della settimana prossima, voglio cercare di mettere un po’ di ordine tra tutta questa offerta, direzionandovi su quei social media in cui, secondo me, è rigorosamente vietato non essere presenti, in un ottica di:

–        personal branding,

–        gestione del tempo,

–        massimizzazione dei risultati

Da operatore del mondo risorse umane, i miei consigli non sono rivolti alle aziende (sulla cui coerenza nell’uso dei social network ci si potrebbe scrivere un libro) ma a tutte quelle persone che in un momento difficile come quello attuale per il mercato del lavoro, si trovano a dover competere con altri professionisti per poter essere scelti dalle aziende.

Naturalmente per prima cosa occorre definire gli obiettivi: chi sono? Quali sono le mie competenze? Quali aziende mi interessa colpire? Sono interessato a posizioni di lavoro che siano a pochi chilometri dalla mia abitazione o sono disposto a valutare un raggio più ampio?

Una volta che abbiamo risposto a queste domande ed abbiamo chiaro il nostro ambito di azione, risulta abbastanza facile capire che il primo passo da fare per chi cerca lavoro è senza dubbio quello di iscriversi a Linkedin (www.linkedin.com), il social network professionale che ti permette di creare una sorta di cv on line visibile a tutte le persone con cui ci collegheremo, ampliando di giorno in giorno il nostro network, entrando in contatto con una rete sempre più fitta di aziende e professionisti.

Bene abbiamo messo piede nella giungla dei social network, adesso? A questo punto nei profili di Linkedin con cui entreremo in contatto scorrendoli troveremo che la stragrande maggioranza degli utenti ha un nick name vicino alla parola Twitter, ecco ci siamo imbattuti nel secondo social network a cui non è possibile non essere iscritti. Twitter (www.twitter.com) significa letteralmente cinguettare ovvero scambiare in 140 battute (come scrivere un sms) concetti o rimandi a pagine web con contenuti più ampi ed approfonditi; impossibile non esserci, autentica fonte di informazioni, tutti i maggiori organi di stampa e giornalisti sono presenti, così come esperti dei più disparati settori, fino alla gente comune. Al contrario di altri social network qui non occorre chiedere il permesso per seguire (follow) un autore presente in Twitter, basta cliccare sul tasto “segui” ed il gioco è fatto, lo stesso vale per coloro che decidono di seguire quello che noi scriveremo (follower).

In pochi minuti siamo già a quota due, a questo punto anche noi siamo a tutti gli effetti parte integrante del mondo social, possiamo dire la nostra anche quando ci troviamo con gli amici i quali però immediatamente non mancheranno di dirci “ma come non sei su Facebook??”. A questo punto con estremo imbarazzo capiamo che un altro social network ci chiama a gran voce; Facebook (www.facebook.com), il social network per eccellenza, quello a cui praticamente tutto il mondo è iscritto, al suo interno troviamo praticamente di tutto: dal professore delle medie, al medico curante, all’avvocato, dal macellaio di fiducia, a tutti i possibili parenti che non vedevamo da secoli, amici che avevamo perso di vista da tempo e chi più ne ha più ne metta. Scopriamo però quasi subito che pur essendo presenti innumerevoli aziende, forse i contenuti del social network in questione rischiano di essere troppo personali, spesso prevedono persino un coinvolgimento emotivo o fin troppo goliardico, varrà la pena esserci?

Bene facciamo un primo punto della situazione: abbiamo il curriculum on line, siamo connessi con il mondo ed abbiamo notizie ed informazioni in tempo reale e con le stesse tempistiche noi possiamo dire la nostra e far pesare la nostra esperienza in determinati settori, in tempo reale siamo in contatto con tutti gli amici e le aziende che ci interessano. In ottica di personal branding, iniziamo ad essere abbastanza attivi, cosa ci manca? Dipende da chi siamo e da cosa abbiamo risposto alle domande che ho riportato in alto, certo essere presenti su questi tre social media in modo corretto significa impegnare già abbastanza tempo ed ottenere ottimi risultati in termini di resa, ma un’ultimo sforzo possiamo dedicarlo alla redazione di un blog, ovvero una sorta di diario on line, in cui appuntiamo quello che pensiamo sia utile dire per noi stessi e soprattutto per tutti coloro che decideranno di leggerci e che ci concederanno la loro attenzione. WordPress (www.wordpress.com) è uno dei maggiori fornitori di spazi gratuiti per la redazione di un blog personale, una sorta di giornale digitale in cui siamo noi a decidere i contenuti.

Ci sarebbero tanti altri social network: Google+, Youtube, Flickr, Myspace, Scoop.it, ecc.. alcuni di essi possono essere di supporto in termini di contenuti per i blog e gli altri social network, altri sono solo agli esordi, altri ancora sono realmente inutili, perché non dimentichiamoci che se è pur vero che oggi non possiamo non essere presenti nei social e quindi avere una vita virtuale, esiste pur sempre la bellezza della vita reale.

Chiudo qui il primo post sul tema, nella seconda parte che pubblicherò la prossima settimana, andrò ad analizzare per ogni social network citato i miei personali consigli su come muoversi all’interno di ognuno di essi, cercando di evitarvi di fare errori che potrebbero distruggere in un baleno la vostra reputazione digitale.

Alla prossima!

WEB 2.0: istruzioni per l’uso

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La potenza del WEB 2.0Le festività natalizie si avvicinano, dopo aver trattato temi abbastanza complessi come le relazioni industriali su cui tornerò prossimamente, ho deciso di parlare di un tema più leggero. Spesso, nei miei post, tocco l’argomento web 2.0, mettendolo come una delle armi più importanti al fianco di chi fa personal branding o è in cerca di nuove opportunità professionali; l’uso di social network, blog e posta elettronica è uno dei suggerimenti che do sempre a chi si accinge a seguire programmi di ricollocamento.

Come in tutte le cose però, c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero non l’uso ma l’abuso di questi strumenti; diventa quindi facile passare da una estremità all’altra cadendo in errori che posso risultare solo controproducenti e dannosi non solo per la nostra reputazione digitale, ma anche per il raggiungimento dei nostri obiettivi siano essi di ricerca di nuove opportunità lavorative o di mantenimento di quelle esistenti.

Ecco quindi un breve elenco di errori da evitare:

1) Se qualcosa non vi soddisfa nel vostro attuale posto di lavoro, non andate a lamentarvi via email o via social network (Facebook e Twitter in particolare), ormai tutte le aziende monitorano questi luoghi digitali, farsi beccare è un attimo con tutto quello che ne consegue in termini di valutazione. Siate sempre positivi on line e risolvete privatamente le problematiche.

2) Se dovete mandare email siate chiari, non facciamoci prendere da inutili inglesismi; negli ultimi tempi si è sviluppata la convinzione, soprattutto tra manager, che l’utilizzo di termini inglesi li renda più appetibili e dia loro maggiore visibilità, rispetto ad altri. Il risultato è che ci ritroviamo con email scritte al 50% in italiano ed al 50% in inglese, il risultato? Fate solo indispettire l’interlocutore. Usare termini inglesi non è vietato, ma solo quando questi siano ormai di uso comune, siamo Italiani, parliamo Italiano (che non significa che non dobbiamo conoscere le lingue, sia chiaro).

3) Se vi presentate ad un colloquio di lavoro o se vi trovate in riunione mettete il silenziato sui cellulari, in un caso come nell’altro non è certo buona educazione farsi interrompere. Innumerevoli volte nei colloqui che mi è capitato di fare, non solo ho sentito moltissime volte il cellulare squillare ma spesso le suonerie scelte sono veramente al limite dell’assurdo, imbarazzanti per chi ha un’età che non è più adolescenziale.

4) Evitate di usare la posta elettronica aziendale per inviare email personali, crearsi un indirizzo di posta elettronica “online” (gmail, hotmail, email ecc. sono solo alcuni dei servizi utilizzabili) non costa nulla è gratuito e può essere letta anche dal cellulare personale. I motivi sono facilmente intuibili, credo che gli uffici IT delle aziende ne vedano di tutti i colori.

5) Chiudo con un suggerimento che esce dall’ambito web 2.0; quando prendete un appuntamento siate sempre puntuali, se non riuscite per forza maggiore, chiamate la persona che dovete vedere e dite che ritardate, vi sembra banale? Beh vi garantisco che non lo è, sapete quante volte mi è capitato di fare anticamera oltre l’orario programmato prima di essere ricevuto o viceversa ho aspettato persone che non si sono mai presentate??

Per il momento chiudo qui la lista, credetemi possono sembrare suggerimenti banali, ma a quanti di voi è capitato di trovarsi nelle situazioni descritte??

Alla prossima